5G, il futuro della rete mette a rischio la nostra salute?

L’accelerazione del governo Draghi sul 5G e gli importanti investimenti previsti utilizzando una quota del Recovery Fund, lanciano l’Italia a grande velocità verso questa tecnologia. Il nuovo esecutivo ha deciso di ritoccare al rialzo l’investimento già promosso dal precedente governo Conte. Si parla di un aumento di 2,5 miliardi di euro rispetto ai 4,2 previsti nel primo piano su cui è di fatto caduto il l’esecutivo precedente. Una scelta politica precisa che segue la linea della digitalizzazione di tutto il Paese per competere con le altre grandi potenze europee.

Ma a quale costo per la salute dei cittadini? Sono diverse le posizioni a riguardo ed è in atto un vero e proprio scontro tra poteri dello Stato. Secondo l’Istituto superiore di sanità il rischio legato al 5G è il cosiddetto “beamforming”, il processo di surriscaldamento della parte del corpo dove si trova il dispositivo “colpito” dalla rete. Il 5G ha la caratteristica di funzionare a “fasci” non entrando in azione nelle zone dove non è attivo un dispositivo connesso alla rete. A questo aspetto positivo si contrappone quello negativo di colpire con potenza attraverso i “fasci” l’area dove c’è il dispositivo connesso così da aumentare le prestazioni della rete.

Il fenomeno del surriscaldamento agisce proprio nell’area del corpo umano dove si trova il dispositivo e poi deve essere il corpo umano a “compensare”. L’aumento della temperatura corporea è stato uno degli effetti a breve termine riconosciuti dall’Istituto superiore di sanità. Secondo l’Iss questo sarebbe l’unico elemento osservabile al momento. Dal punto di vista del possibile impatto cancerogeno i dati non suggeriscono il livello più alto di pericolosità ma al momento le evidenze scientifiche sono di per sé parziali.

All’accelerazione governativa si è contrapposta quella di molti sindaci che, rifacendosi all’articolo 38 della Costituzione, hanno fatto valere il proprio diritto di stoppare una tecnologia potenzialmente dannosa per la salute. Il governo precedente è intervenuto con la legge di conversione 120 dell’11 settembre 2020 con la quale ha ribadito la preminenza dello Stato sulla materia ma il contenzioso è ancora aperto tanto che diversi consigli comunali hanno deciso per la sospensione cautelativa dell’installazione delle antenne.

Di fronte a questa disputa come dovrebbero porsi i cittadini? Se da una parte si cerca di collegare il più possibile il Paese alla rete, dall’altra vale la pena rischiare sulla salute dei cittadini? Affidarsi alla scienza in questi casi è fondamentale però è pur vero che, in mancanza di dati, i tecnici non possono dotarsi della sfera di cristallo per valutare gli effetti a lungo termine. Vale la pena rischiare per capire che effetto faranno queste tecnologie?

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