A chi al reddito di cittadinanza preferisce i ristori rispondo con una proposta inversa

Una parte della politica italiana instilla, da tempo e in modo martellante, la credenza che la povertà sia una condizione provocata dall’ozio dei nostri giovani e dalla italica furbizia e pretende di limitare il Reddito di Cittadinanza (Rdc) a chi non è occupabile anziché agli indigenti tutti. E di tagliare il Rdc per alimentare i ristori al lavoro autonomo. Sa di che parla?

L’Unione europea è giunta alla terza tornata decennale anti-povertà avendo messo in campo la “strategia di Lisbona” (anno 2000) per sradicare la povertà entro il 2010; la strategia “Europa 2020” (nel 2010), nell’intento di ridurre i poveri di 20 milioni entro il 2020 e, da ultimo, si accontenta di ridurne lo stock di 15 milioni entro il 2030. Perché gli insuccessi delle prime due tornate? Perché la povertà è figlia di una crescita economica inadeguata dell’Eurozona ma, in particolare, della decrescita infelice del reddito sperimentata dall’Italia (e dalla Grecia) non mitigata da un intervento ordinario di fronteggiamento della povertà.

Questi due aspetti spiegano, dunque, perché Italia e Grecia siano in coda alla classifica del reddito ed in testa a quella della povertà. E fanno capire perché la Ue ha richiesto all’Italia una misura anti-povertà sfociata, ad aprile 2019, nell’adozione del Rdc. Cioè una misura che offra un sostegno economico ai magri (inferiori a6mila euro) o nulli redditi del nucleo familiare e, per un sottoinsieme di beneficiari, un percorso di reinserimento lavorativo o sociale. A questi ultimi è fatto obbligo accettare una offerta di lavoro congrua, che è tale se rientra entro 100 km di distanza dalla loro residenza (prima offerta), 250 km. (seconda) ed in tutta Italia (terza ed ultima). Sono richiesti, altresì, requisiti aggiuntivi di tipo reddituale, patrimoniale e di residenza (almeno 10 anni), che se venuti meno in sede di rinnovo mensile portano alla revoca della domanda e al recupero delle somme indebitamente percepite.

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Gli eventuali furbetti, insomma, non lo restano a lungo. E giustamente perché frodano lo Stato ed i veri poveri! Quanti sono questi ultimi? Nel 2007 l’Istat ne ha censiti quasi 1,8 milioni; oltre 5 milioni nel 2018; 4,5 milioni nel 2019 (calati grazie al RdC); 5,6 milioni nel 2020 (colpa del Covid) e, nel 2021, solo 30mila di meno. La “grande crisi” 2008-2013, la debole ripresina 2014-2019, lo shock pandemico del 2020, insomma, hanno triplicato gli indigenti italiani e quadruplicato quelli presenti nel più ricco Nord. Motivo? Crisi economica più virulenta, non maggiore furbizia!

Chi sono i beneficiari del Rdc? Uno studio dell’Inps dimostra che: 1) nel 41,8% del totale di essi la ricerca di una posizione lavorativa non ha senso in quanto minorenni, anziani, disabili e pensionati; 2) all’interno dei soggetti “teoricamente occupabili” vi è un 14,6% di disoccupati in quanto la ricerca ha dato un esito nullo; 3) un ulteriore 24,9% sono inattivi o disoccupati di lunga durata, non a caso residenti nel Mezzogiorno); 4) il restante 18,7% racchiude i cosiddetti lavoratori poveri in Naspi o impegnati in “lavoretti”.

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Quali di questi gruppi si vuole escludere dal Rdc? Risponda chi vuole sparare sulla croce rossa! Nei 33 mesi che partono da aprile 2019 ed arrivano a dicembre 2021, il Rdc è costato 19,8 miliardi di euro con una erogazione media mensile di 560 euro a nucleo familiare beneficiario; ha ridotto gli indigenti nel 2019 e limitato il loro boom nel 2020 e 2021, ha permesso di individuare 5mila “furbetti” (su oltre 4 milioni di persone beneficiarie) grazie ai severi vincoli documentali posti ed ai controlli conseguenti.

Il capitolo ristori? Nel 2020, sono stati stanziati ben 24 miliardi di ristori a favore di lavoratori autonomi e di piccole imprese italiane. Ristori che, non avendo alcuna finalità economica o aziendale specifica, si sono trasformati in depositi bancari. Che pensare, dunque, dell’invito a tagliare il Rdc per aumentare i ristori?

Da economista, faccio senz’altro la proposta inversa. Il Rdc, infatti, alimenta i consumi producendo maggior lavoro e reddito per l’economia: si tratta, insomma, di un classico intervento di sostegno della domanda! I suddetti ristori, invece, sono un mero intervento assistenziale (a chi non ne ha bisogno, pare) che sottrae denari e lavoro al circuito economico e amplia quello speculativo. L’essenza dei ristori, dunque? Un esempio eclatante di “bla bla economy” che mistifica la realtà, produce sprechi e mina la coesione sociale.

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Una mia proposta che inoltro a Draghi – che ha difeso, a fatica ma con successo, il Rdc da attacchi ideologici – e a Mattarella che della coesione nazionale è simbolo e tenace promotore. Da cittadino, infatti, ritengo la coesione un valore prezioso.

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