Affitti, così la cedolare secca al 10% o al 21% abbatte l’evasione (ma avvantaggia i ricchi)- Corriere.it

La relazione sull’evasione pubblicata il 5 novembre dal Mef in allegato alla Nadef aggiornata ha messo nero su bianco pregi e difetti della cedolare secca sugli affitti, l’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali relative ai canoni. Partiamo allora con i pregi. La tassa piatta ha contribuito a far diminuire l’evasione relativa ai canoni di locazione. Infatti, dal 2015 (quando la cedolare secca nata nel 2011 stata rafforzata con l’aliquota al 10% per i canoni concordati) l’evasionata scesa del 62%, si passati cio da 1,275 miliardi a 487 milioni di euro.

Con la cedolare secca lo Stato perde 1,4 miliardi

Ora i difetti. Scendendo nel dettaglio, la relazione svela una contraddizione. Se la cedolare secca permette di recuperare all’anno 788 milioni di euro, senza la tassa piatta le entrate per lo Stato sarebbero molto di pi: superiori cio di 1,4 miliardi di euro. Insomma, per aumentare il gettito in un momento in cui lo Stato ha bisogno anche dell’ultimo centesimo, si dovrebbe tornare alla tassazione ordinaria con l’aliquota marginale Irpef e cona una inevitabile conseguente impennata dell’evasione.

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Il paradosso

Questo paradosso da cosa deriva? In genere chi affitta case appartiene alla fascia di contribuenti medio-alti, ovvero si tratta di persone che dovrebbero pagare l’aliquota marginale Irpef pi alta, quella al 43%. Con la cedolare secca al 21% per le locazioni annue stabilite tra le parti e quella al 10% introdotta nel 2015 per i canoni concordati (nei comuni ad alta tensione abitativa e in quelli con carenza di disponibilit abitativa) il risparmio fiscale per i locatori notevole. Inoltre, il reddito assoggettato a cedolare escluso dal reddito complessivo. Per questo lo Stato incassa meno di quanto potrebbe.

la cedolare secca avvantaggia i redditi medio-alti

Ma la relazione del Mef ha messo in evidenza anche un altro aspetto: i benefici della tassa piatta per gli affitti derivanti dalla variazione fiscale (circa il 20%) sono andati soprattutto all’1% dei contribuenti pi ricchi, mentre della riduzione del 60% delle tasse ne ha goduto il 10% dei contribuenti con redditi pi elevati. Dunque, come nel caso delle critiche mosse alla Flat tax per gli autonomi, che il governo Meloni ora vuole estendere ai redditi fino a 85-90 mila euro, anche con la cedolare secca sono i contribuenti pi benestanti a trarre giovamento dallo sconto offerto dallo Stato.

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