ALDO GRASSO CONTRO BARBERO: L’OLIO DI RICINO DELLA CRITICA MEDICALMENTE CORRETTA (di Franco Marino)

Non tutti siamo all’altezza di formarci un parere su qualcosa. Io lo sono su alcune cose e non lo sono su altre. Mentre credo di essere un ottimo intenditore di musica, avendola studiata per tanti anni, mentre credo di avere quantomeno le basi del diritto, avendo studiato anche quello, sono completamente negato per tutto ciò che sia l’arte raffigurativa, su cui ho un buco enorme. Non smetterò mai di vergognarmene ma ho scoperto che esistesse il Cristo Velato e che soprattutto si trovasse nella mia città ben oltre la fine della scuola. E io a scuola andavo tra il benino e il bene. Come parziale attenuante potrei dire che nella mia città si passa il tempo a salmodiare Maradona concedendogli la cittadinanza onoraria mentre non la si concede, per dire, a tantissimi non napoletani che pure, nel silenzio, illustrano la città. O anche che a scuola si passa il tempo a fare politica.
Ma non sapere cosa fosse il Cristo Velato è una mia gravissima colpa a cui avrei dovuto rimediare da solo. Anche se va detto che quando vado nei musei mi annoio in maniera mortale perchè, essendo oltretutto negato nel disegno, non riesco a trovare niente che mi emozioni. Di base io non sono appassionato di pittura e di scultura. Mentre potrei commuovermi quasi fino alle lacrime ascoltando il Trovatore di Verdi, la Boheme, Improptu op. 66 di Chopin, Das Lied der Deutschen (l’inno tedesco per capirci) di Haydn e via dicendo. Ad ognuno i suoi punti di forza e i suoi difetti.
A queste lacune si colma con la figura del critico. Che in un mondo ideale serve proprio ad orientarci su cosa acquistare, su cosa vedere, su dove andare e agisce sulla base dei propri gusti e disgusti. Nel mondo reale, il critico – che è ben consapevole della sua superiorità nei confronti del lettore – abusa della soggezione indotta nei suoi confronti e usa la propria posizione per promuovere battaglie politiche oppure legate al proprio cono di luce. Fare nomi non sarebbe il caso per evitare querele. Ma nel momento in cui scrivo ciò, sicuramente in ognuno di voi si starà delineando una rosa di personalità che appartengono a questa lista.

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La figura di Aldo Grasso non mi ha mai particolarmente interessato. Sia perchè non sono appassionato di televisione che da diversi anni non guardo praticamente più, sia perchè quelle rare volte che l’ho letto, non ho imparato nulla. Grasso – in questo tremendamente simile alla quasi totalità dei critici italiani ma anche occidentali – mi dice che una cosa è buona o cattiva ma non mi spiega perchè. Conosco la sua (passata) passione per Luttazzi ma non ho mai letto nulla che mi spiegasse perchè Luttazzi – cosa su cui sono d’accordo con lui ma lui non ci ha mai detto perchè – è un grande comico. E al riguardo do io la risposta che avrebbe dovuto dare un critico ben pagato: Luttazzi è un grande comico perchè conosce a menadito tutte le tecniche e gli strumenti che inducono la risata nel pubblico. Si capisce benissimo che è imbevuto di una solida cultura classica e moderna, che va da Plauto e Menandro a Lenny Bruce. Ha la mimica e la gestualità del comico, il piglio del grande autore. E’ di sinistra ma non avendo l’ansia tipicamente italiana di odiare un guelfo essendo ghibellino, so apprezzare anche chi appartiene ad un giardino ideologico diverso dal mio.
Ma naturalmente Grasso, quando Luttazzi è stato ingiustamente accusato di plagio (e poi assolto), si è unito alla pletora dei bastonatori mediatici – nel cui mirino era finito perchè aveva osato esprimere dubbi sul grillismo ascendente – deformando le tesi difensive del comico, ignorando gli elementi a suo favore, primo tra tutti quello che Luttazzi ha sempre ammesso in tutto l’arco della sua carriera di aver preso spunto da altri autori.

Amputato dalle spiegazioni tecniche, di Grasso rimangono i giudizi: sarcastici (ma vorrebbero essere ironici) e spocchiosi (ma vorrebbero essere cortesi e moderati). Zero argomenti. E dunque l’impressione che la critica sia essenzialmente questa: sporcare chi fa senza insegnare al lettore come fare meglio. L’oggetto della polemica del nostro stavolta è lo storico Barbero, reo di non allinearsi alla dittatura del medicalmente corretto. Quello storico esprime dubbi sul greenpass? E Aldo Grasso si sente in dovere non di esprimere una critica su quell’opinione ma di stroncare tutta la sua produzione professionale, chiosando “Mi è crollato un mito”.
E perchè mai? Barbero ha espresso un suo parere da intellettuale e da cittadino, peraltro associandosi ad un nutrito gruppo di intellettuali che si sono schierati contro lo scempio che sta avvenendo in questi mesi.
Non sono un fan di Barbero e non mi è piaciuto ciò che quello storico ha scritto sulle Foibe. Ma a che serve mettere in discussione il suo profilo professionale? A che serve farlo se non inquinarne l’immagine proprio ora che Barbero si rifiuta di pagare l’obolo alla dittatura sanitaria?
Basta questo per perdere la voglia di leggere il resto e avere dunque contezza di quello che è diventata la critica: puro e semplice squadrismo, dove al manganello si sostituisce la penna o la tastiera. Nonchè la triste sensazione che in questo paese si possa produrre la più grande opera artistica e intellettuale del proprio tempo ma se non si appartiene alla parrocchia giusta si viene stroncati, ostracizzati e perseguitati. Se un tempo si era riusciti a penetrare nel pantheon dei riveriti, tutto viene ridiscusso in nome del sacro dogma del vaccino e si viene buttati giù a calci dall’Olimpo di quelli che benpensano. Mentre se si produce merda, è sufficiente stare simpatici ai gerarchi della dittatura sanitaria per meritare gli onori delle prime pagine e della prima serata.

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Grasso esemplifica la tirannia in Italia. Un luogo dove si dà così poca importanza al contenuto e preponderante dominanza all’immagine e all’appartenenza conventicolare che, una volta sporcata la maschera catodica, un individuo viene ridotto al nulla. Una dittatura dove il dissidente viene soavemente spento senza che se ne renda conto e indotto a credere che ciò che fa non sia di buon valore, che il successo non gli arrivi perchè non sia in grado di produrre cose interessanti, non perchè segretamente qualcuno ha deciso che gli vada spento il volume, che gli vada ritoccato al ribasso l’algoritmo.
Non è un meccanismo inventato da Aldo Grasso, certo. Altri comandano e Grasso, senza neanche rendersene conto, esegue. Non nel senso che qualcuno telefona al popolare critico e gli dice di pensarla in un certo modo. E’ semplicemente la tirannia occidentale di oggi. Non si sa mai chi comanda ma chi vuole sopravvivere è perfettamente in grado di capire l’onda da assecondare per poterla cavalcare e rimanere a galla. E diventa un fedele esecutore di ordini non scritti e non detti. La punizione non è più l’olio di ricino ma è la macchina del fango e la dimenticanza.
Il critico è lo squadrista di oggi.

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