Allarme siccità, senza la politica arrivano i razionamenti – Politica – quotidiano.net

Razionamento dell’acqua, razionamento del gas, razionamento dell’energia elettrica. Il dibattito pubblico ci sta regalando termini e ipotesi che ci riportano indietro di settanta anni, quando in tempo di guerra servivano le tessere alimentari per fare la spesa. Termini che credevamo espunti dal linguaggio comune e dalle possibilità di vita di tutti i giorni. Almeno nella nostra progredita società occidentale. Eppure la realtà è questa, e almeno a quanto è dato vedere non si tratta delle solite minacce buttate là tanto per vedere l’effetto che fa. Un razionamento di fatto d’altra parte esiste già, perché quando i costi salgono così tanto una certa selezione il mercato la fa già da sé e non tutti possono più permettersi quello che compravano prima (senza lo del governo che scade a luglio e che non potrà durare all’infinito la benzina costerebbe intorno ai 2,3/2,4 al litro). È finito dunque il modello di società consumistico come lo abbiamo conosciuto? Un modello basato sempre sulla crescita dei consumi, per cui se nel 2022 vendi quanto hai venduto nel 2021 sei prossimo al default?

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 E, all’opposto, aveva ragione Beppe Grillo quando partendo dall’assunto che la crescita a un certo punto deve finire, proponeva la exit strategy della “decrescita felice”? La risposta non è semplice, ma per brevità di analisi conviene partire dall’assunto che la decrescita felice non è quella giusta. I razionamenti sono la malattia, non la cura. Ma come spesso gli è capitato, il comico-politico genovese aveva prospettato soluzioni sbagliate a domande giuste. Il punto è che la politica, specie in Italia, non ha offerto risposte adeguate alla rapidità con la quale il mondo, inteso nella sua accezione geopolitica ma anche come universo fisico-ambientale, è cambiato e sta cambiando. Il problema della siccità è noto da almeno 10/15 anni, ed è chiaro che senza la costruzione massiccia di invasi e opere idrauliche di recupero la situazione si fa drammatica ogni anno che passa; la necessità di diversificare i fornitori e le fonti energetiche, di compiere un passo deciso verso il nucleare pulito (come fa la Francia), di estrarre quel gas naturale che in Adriatico pescano i croati ma non noi, di innestare la quarta nel campo dell’eolico e del fotovoltaico sono scenari chiari anche in questo caso da almeno dieci anni. In ambedue i casi, niente. La politica italiana si è baloccata sul nulla, sul reddito di cittadinanza o sui bonus, alla perenne rincorsa dell’emergenza del momento. Senza programmare, senza decidere, senza rischiare. In una parola senza governare. Ma se non si governa alla fine arrivano i razionamenti. È la decrescita, che però potrà essere solo infelice.  

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