• Confartigianato e CNA, confederazioni nazionali degli artigiani, hanno segnalato a tutti i sindaci della provincia di Ravenna alcune incongruenze insite nei nuovi regolamenti TARI approvati dai loro Comuni, che non tengono conto delle modifiche al Codice Ambientale in materia di gestione dei rifiuti, apportate dall’art. 183 del decreto legislativo 116 del 2020. Quella più importante, per le imprese artigianali, è l’esclusione dal calcolo della TARI di tutte le superficie in cui vi sia una produzione prevalente e continuativa di rifiuti speciali, i quali non possono essere smaltiti attraverso l’utilizzo del servizio pubblico e non possono più essere assimilati agli urbani dai regolamenti comunali. I rifiuti speciali prodotti dalle aziende artigiane (salvo la loro parte che la norma assimila agli urbani) devono essere smaltiti esclusivamente attraverso un servizio privato a spese dell’azienda, mentre rimangono soggetti al pagamento della TARI le superficie aziendali che producono rifiuti urbani, come gli uffici, le mense/refettori e i servizi igienici.
  • Nel corso dei confronti con le amministrazioni comunali, a seguito dell’approvazione dei nuovi regolamenti TARI volti a recepire tali novità, è emerso tuttavia che sono state escluse da queste previsioni normative le attività di produzione del settore artigianale, nonostante il Ministero della Transizione Ecologica abbia di fatto confermato, con una propria circolare, che, riguardo alla loro applicazione, non vi è distinzione tra i vari settori produttivi parimenti coinvolti. Applicando i regolamenti comunali in maniera restrittiva rispetto alla legge, le imprese artigianali dovranno pagare due volte lo smaltimento dei rifiuti speciali prodotti: rimunerando la ditta privata a cui sono obbligate a ricorrere e versando al Comune la tassa rifiuti, in alcuni casi anche senza usufruire di alcun tipo di agevolazione per il recupero di quelli riciclabili. L’aumento notevole dei costi e l’incremento delle problematiche legate allo smaltimento dei rifiuti che ne derivano penalizzano fortemente il mondo artigianale, generando nelle sue imprese un profondo stato di disagio.
  • In definitiva le aziende artigianali chiedono semplicemente di non dover pagare due volte lo stesso servizio e di non essere in ciò discriminate rispetto ad altre categorie produttive, diritto posto alla base della legge 147 del 2013, regolatrice della tassa rifiuti, il cui art. 1 stabilisce che: “Il presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani (comma 641); “nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente” (comma 649).
  • Va dunque trovata una soluzione, per promuovere la quale il Consiglio comunale di Ravenna rivolge al sindaco la seguente
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MOZIONE:

  1. applicare l’art. 183 decreto legislativo 116 del 2020 affinché le imprese artigianali non debbano subire, per lo smaltimento dei rifiuti speciali, sia i costi dell’affidamento del servizio a ditta privata che il pagamento della TARI;
  2. coinvolgere verso questo obiettivo tutti i Comuni dell’ambito provinciale, col coordinamento della Provincia e la partecipazione di ATERSIR, agenzia regionale che sovrintende alla gestione dei rifiuti, il Consiglio locale della quale è composto dai medesimi Comuni e Provincia;
  3. attivare e condurre parallelamente, al riguardo, un dialogo aperto e proficuo con le rappresentanze associative delle aziende artigianali.
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