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Apple il nemico: Facebook, Spotify, Epic Games contro di lui, ecco perché

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Non arrivi a duemila miliardi di dollari di capitalizzazione senza farti qualche nemico. Nonostante stia litigando (anche) con Facebook, se dovesse diventare protagonista di un nuovo film Apple potrebbe prendere in prestito la frase di presentazione di The Social Network, la pellicola del 2010 che racconta la nascita del colosso di Mark Zuckerberg. Nei due anni in cui passata da mille a duemila miliardi — per raggiungere il primo traguardo ce ne erano voluti 42 — la casa della Mela stata ripetutamente accusata dai concorrenti di sfruttare l’ecosistema che ha costruito per accrescere il suo potere.

Un rapido passo indietro per capire come siamo arrivati a questo punto, attingendo a un saggio dell’analista Benedict Evans: Apple ha cercato di risolvere tre problemi: ha creato un contesto – l’App Store – dove le applicazioni devono sottostare alle sue regole, in modo tale che agli utenti non vengano fatte richieste pericolose. Ha permesso agli utenti di scaricare le app senza doversi cimentare in complicate installazioni. E ha introdotto il suo sistema di pagamento che semplifica e rende pi sicure le transazioni. Nel 2011 la Mela ha reso il sistema di pagamento obbligatorio per gli acquisti digitali. Gli sviluppatori le devono riconoscere una commissione del 30% (Apple dice che dopo il primo anno scende al 15%). Come sottolinea Evans, all’epoca, negli Usa gli iPhone avevano circa il 10% del mercato, ora pi del 50%. La variazione della percentuale proporzionale al peso che Apple ha sul mercato. Anche perch nel frattempo la cosiddetta App economy ha visto crescere aziende delle dimensioni di Spotify, che nel marzo del 2019 ha denunciato la Mela alla Commissione europea.

Spotify lamenta di dover decidere se riconoscere ad Apple una fetta degli abbonamenti alla sua piattaforma o rinunciare a far pagare o rinnovare le sottoscrizioni all’interno dell’app, rendendo l’operazione meno immediata. Ha scelto la seconda opzione, come Netflix, ma in entrambi i casi diventa o meno conveniente o meno comodo di Apple Music di Apple. Con l’aggressivo ingresso in campo di Epic Games, lo sviluppatore del videogioco Fortnite spalleggiato da Microsoft, se ne sta occupando anche un tribunale federale della California. Il problema lo stesso, ma l’iter diverso: Epic Games ha provato ad aggirare le regole di Apple (e anche di Android di Google) offrendo un sistema di pagamento diretto all’interno della sua app. La Mela ha reagito sbattendolo fuori e minacciando di inibirgli l’accesso agli strumenti di sviluppo. Epic Games ha fatto causa e la prima salomonica sentenza del tribunale californiano – l’app per ora non torna sullo store, ma Apple non pu inibire l’accesso allo sviluppo – dimostra due cose: la complessit del problema e le ricadute del duello fra le aziende sull’esperienza degli utenti, che la scorsa settimana non hanno potuto accedere da iOs al nuovo capitolo del gioco da 133 milioni di download.

Il braccio di ferro con Facebook riguarda invece la pubblicit digitale, che al momento si basa sulla mole di dati raccolti e gestiti soprattutto da due colossi, Facebook — appunto — e Google. La nuova versione di iOs, la 14, imporr alle app di chiedere agli utenti il consenso al tracciamento. Apple conferma cos di voler prendere le distanze dal modello di business di chi offre servizi gratis in cambio di dati. Per Facebook la mossa dimezzer le entrate degli editori di siti e app e impatter sui suoi conti. Ancora una volta, l’accusa di attuare politiche aggressive. Commenta Carlo Noseda, presidente di Iab Italia: La scelta di Apple pu penalizzare gli operatori ma va a toccare un tema, quello dell’utilizzo dei dati personali, che non pu essere eluso. Iab Europe ha in tal senso indirizzato una lettera a Tim Cook per evidenziare i punti di forza ma anche le criticit della decisione, con l’obiettivo di costruire un percorso per creare un mercato attento alla qualit e trasparenza, ma che al contempo crei valore economico e collettivo nel tempo. In sostanza: la profilazione (selvaggia) un tema delicato, ma Apple deve aprirsi al dialogo.

Pi duro, soprattutto sulla concorrenza nell’App Store, l’analista Ben Thompson nella newsletter Stratechery: L’approccio di Apple un male per gli sviluppatori, per l’innovazione e per Apple stessa. Evans sintetizza: Non pi un fornitore di nicchia e deve comportarsi come tale. Resta solo da capire se decider di farlo in autonomia o aspetter il probabile intervento dei legislatori.

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