Arrivederci Draghi: la crisi (e il voto di settembre) vista dai parlamentari della Granda

Incerto e in rapida evoluzione. E’ lo scenario cui guardano i parlamentari della Granda dopo che ieri la crisi di Governo avviata dal M5S ha portato alla caduta dell’esecutivo Draghi e all’indizione delle elezioni anticipate alla ravvicinata scadenza del 25 settembre prossimo.

Un voto che, come già sottolineato anche dal nostro giornale (leggi qui), per effetto del recente taglio dei seggi porterà in Parlamento un numero ridotto di deputati (da 630 a 400) e di senatori (da 315 a 200). Invariato invece il sistema elettorale: sia per la Camera che per il Senato si tornerà alle urne col Rosatellum, che prevede l’elezione di un terzo dei parlamentari col sistema maggioritario, in collegi uninominali, e della parte restante col proporzionale tramite collegi plurinominali piccoli, con liste bloccate, decise cioè a Roma dalle segreterie di ciascun partito e con poca o nulla voce in capitolo da parte delle realtà locali.

Col taglio la rappresentanza parlamentare della nostra regione passerà da 67 a 43. Il Piemonte perderà nel complesso 16 deputati e 8 senatori, riducendosi proporzionalmente anche quelli provenienti dalla Granda. Una truppa che nel 2018 aveva visto eletti tre nostri rappresentanti a Palazzo Madama – il sindaco di Priocca Marco Perosino per Forza Italia, l’ex primo cittadino di Cervere Giorgio Maria Bergesio per la Lega Salvini Premier e Mino Taricco per il Partito Democratico – e cinque a Montecitorio: la M5S monregalese Fabiana Dadone, poi ascesa al Governo nel Conte II e confermata anche nell’esecutivo Draghi; l’ex sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa, anche lui di Mondovì, che intanto è diventato uno dei riferimenti nazionali di Azione, la formazione centrista di Carlo Calenda; la cuneese Chiara Gribaudo, vicecapogruppo Pd alla Camera uscente; il sindaco di Genola Flavio Gastaldi (Lega) e quello di Argentera Monica Ciaburro (Fratelli d’Italia).

TARICCO SI FA DA PARTE
Tra le poche certezze del momento l’intenzione del democratico Mino Taricco di non ritentare un nuovo giro di giostra: “Lo avevo deciso da tempo – conferma al nostro giornale –. Ho sempre sostenuto che quella politico deve essere sempre e solo una stagione della vita per essere credibile e per non diventare un ‘mestiere’, ho anche presentato una proposta di legge in tal senso, e quindi la applico innanzitutto al sottoscritto, ovviamente. Sono oltre 18 anni che sono in prima linea ed è giusto che lasci spazio ad altri”.

SU DADONE PESA IL LIMITE DEI DUE MANDATI
Il limite di due mandati, storico caposaldo del M5S, tuttora al centro di un vivace dibattito all’interno del movimento, potrebbe anche segnare il congedo da Roma di Fabiana Dadone, che nel pomeriggio di ieri ha rotto il silenzio osservato nei giorni caldi della crisi sposando la linea indicata dal presidente del pentastellati Giuseppe Conte. Quella si appresta a chiudersi per Dadone sarebbe infatti la seconda legislatura, essendo stata eletta per la prima volta a Montecitorio nella tornata del 2013. Ancora nei giorni scorsi il fondatore del M5S Beppe Grillo ha confermato la propria “forte indicazione” affinché il limite dei due mandati debba restare “un tema identitario imprescindibile” e “senza deroghe”.

CIABURRO (FDI): “SONO A DISPOSIZIONE DEL PARTITO”
“Complicata e complessa per la Nazione”. E’ la situazione che la deputata Monica Ciaburro vede all’indomani dello scioglimento delle Camere. Eletta alla Camera dei Deputati alle elezioni politiche del 2018 nel collegio plurinominale del “Piemonte 2” dove era candidata con Fratelli d’Italia; per il sindaco di Argentera volge al termine la prima legislatura che l’ha vista seduta ininterrottamente sui banchi dell’opposizione nonostante l’avvicendarsi di tre governi in poco più di quattro anni.

“Siamo rimasti gli unici – commenta – ad avere avuto una posizione netta e coerente sin dall’inizio, sotto la guida ferma e responsabile di Giorgia Meloni. Giocare al ribasso non è servito in termini di strategia, efficacia delle misure e tempistiche attuative. Con quest’ultimo governo abbiamo visto per 55 volte in diciassette mesi porre la fiducia sui provvedimenti del Governo. Questo nonostante l’ampissima maggioranza che sosteneva Draghi. In qualunque situazione d’aula abbiamo dimostrato un grande senso delle istituzioni, compreso l’ultimo voto al Senato, che ha garantito il numero legale.”

“La crisi – spiega ancora Ciaburro – ha due responsabili: Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Sono stati loro a indebolire un governo di unità nazionale, nato per gestire l’emergenza Covid, forzando la mano su temi divisi come cannabis e reddito di cittadinanza, temi che nulla c’entrano con le emergenze che siamo chiamati a gestire oggi: inflazione, rincaro dell’energia, cartelle esattoriali, gasolio e benzina a oltre 2 euro al litro, blocco della logistica, crisi alimentare e degli approvvigionamenti. Tengo a precisare che lo stesso Draghi ha evidenziato la necessità di mettere da parte temi di bandiera per adottare unicamente le misure più adeguate per rispondere allo stato di emergenza in cui viviamo definendo un perimetro di azione e paletti nei quali i partiti non si sono ritrovati”.

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Sulla sua prima esperienza da onorevole spiega invece di aver “vissuto questi anni con la cosciente presa d’atto della mortificazione delle istituzioni. Il ruolo dell’aula, il dibattito e il confronto, nella consapevolezza delle parti, non ha portato a obiettivi che avessero una ricaduta puntuale e precisa rispetto alle esigenze di famiglie, imprese e cittadini”. 

Infine sulla ricandidatura, sui cui nomi i partiti dovranno convergere entro Ferragosto, dichiara: “Sono, come da sempre, a disposizione di Fratelli d’Italia”.

 

MARCO PEROSINO (FORZA ITALIA):
“DRAGHI PER PRIMO HA ESCLUSO
OGNI SPAZIO DI MEDIAZIONE.
ORA CENTRODESTRA UNITO”
“Più passano le ore – esordisce il senatore di Forza Italia Marco Perosinoe più mi convinco che un simile epilogo Draghi lo abbia in qualche modo favorito. Parliamo di una personalità molto forte, abituata al successo, ma che a un certo punto ha evidentemente deciso che non ci fossero più spazi per la mediazione. Forse non ha digerito la mancata elezione al Quirinale. Ma la politica è altro. Lui non ha concesso niente a nessuno e la situazione è degenerata nel giro di poche ore. Pensavo che fosse possibile recuperarla ancora in extremis, ma davvero alla fine non ce n’erano più i margini. Quando manca la volontà di venirsi incontro diventa difficile”.
E adesso? “Adesso molti amici mi chiamano, non capiscono questa scelta, me ne chiedono conto. Io peraltro personalmente sono da sempre contrario a figure che non siano passate dal voto degli elettori. A quegli amici cerco di spiegare loro che Draghi andava anche bene, che noi l’abbiamo digerito e aiutato, ma lui davvero ha esagerato. Ha chiesto 55 volte la fiducia, fatto più debito pubblico di tutti i suoi predecessori. Chiedete alle imprese che rischiano di fallire per i blocchi al 110%, ai taxisti, ai balneari: gente che lavora, mica categorie così agiate. Fare politica vuol dire mediare”.
Quali scenari intravvede ora? “Forza Italia è in leggera ripresa e questo mi fa molto piacere. Silvio Berlusconi ha ben giocato un non semplice ruolo da garante, dimostrando ancora una volta grande ragionevolezza. Perdiamo alcuni elementi come Gelmini o Brunetta, ma erano figure con un piede già fuori, più interessate al loro ruolo di governo che non al partito”.
Centrodestra unito il 25 settembre? E lei si ricandiderà? “Uniti senz’altro, sarebbe folle fare altrimenti. Personalmente mi metterò a disposizione, ma è presto per dirlo. Se verrò ricandidato avrò forse modo di proseguire il lavoro iniziato in questi anni, altrimenti non ne farò certo un dramma”.

GASTALDI (LEGA): “ESPERIENZA CHE MI HA FATTO CRESCERE”
“Un innesco della crisi partito dai Cinque Stelle sul Dl Aiuti che ha deciso di far saltare l’esecutivo sulla questione romana del termovalorizzatore – commenta così gli ultimi episodi Flavio Gastaldi -. Una fibrillazione della maggioranza che parte, però, dall’inserimento dei provvedimenti cannabis e Ius Scholae da parte del Pd nelle ultime settimane. Temi politici, fuori dal programma e che non avrebbero trovato la convergenza di tutti gli schieramenti. Aperta la crisi, abbiamo chiesto un cambio radicale. Con Draghi, ma senza i Cinque Stelle, i colpevoli di questa crisi. Il resto è storia. Se un comico ottiene il 33% delle preferenze il suo epilogo non può che essere altrettanto comico”.

Eletto nel collegio uninominale ella circoscrizione “Piemonte 2” con la coalizione di centrodestra Flavio Gastaldi, esponente della Lega, è stato nel corso dell’ultima legislatura tra i più giovani rappresentanti del Parlamento. Il più giovane tra i parlamentari eletti in provincia di Cuneo.

“Un’esperienza importante per la mia crescita personale e politica – sostiene facendo un bilancio degli ultimi anni – Sono entrato alla Camera dei Deputati a 27 anni e l’anno successivo sono diventato sindaco a Genola. Sono stati momenti di intenso lavoro con associazionismo e rappresentanti di categoria. Sempre al lavoro per portare le istanze cuneesi a un livello superiore e che mi hanno fatto capire, ancora di più, quanto questa provincia viaggi a velocità superiori rispetto ad altri territori.”

“Sono molto contento di questa esperienza
– prosegue – anche se non dovessi essere ricandidato. Continuerò a portare avanti il mio impegno, in primis da sindaco. Per quanto riguarda una mia ri-elezione resto a disposizione del partito. Credo che, ad ogni modo, col taglio dei parlamentari, ci sarà bisogno di competenze elevate.”

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Gastaldi muove i suoi primi passi politici nei Giovani della Lega di cui diviene coordinatore regionale nel 2016: “Salvini e Molinari nel 2018 avevano dato larghissimo spazio ai giovani. Ho due colleghi di partito più piccoli di me. All’interno del nostro gruppo abbiamo molti ragazzi a cui piace fare politica. Credo che sia un nostro punto di forza e vada valorizzato. Sulle politiche che abbiamo attuato posso dire con certezza che molti ragazzi hanno potuto usufruire della flat-tax al 5% e avere il margine per avviare giovani società, che oggi possono addirittura assumere. Così si ravviva il tessuto economico di un territorio.”

BERGESIO (LEGA): “ABBIAMO BISOGNO DI AVERE UN GOVERNO FORTE”
“Draghi e l’Italia sono state vittime, da giorni, della follia dei 5 Stelle e dei giochini di potere del Pd – sostiene Giorgio Maria Bergesio, senatore della Lega – Le dimissioni nascono da un non-voto alla fiducia da parte dei grillini (61 senatori) perché nel Dl Aiuti, che valeva circa 20 miliardi, è stato inserito il termovalorizzatore dei rifiuti di Roma. Con l’apertura della crisi e il rimando del Capo dello Stato alla parlamentarizzazione abbiamo chiesto solo chiarezza. L’intero centrodestra era disponibile a proseguire senza i grillini, con Draghi a Palazzo Chigi e con un governo nuovo e più forte. Il Pd ha fatto saltare tutto. Speriamo che questo sia l’ultimo Parlamento dove centinaia di persone cambiano casacca e poltrona e non seguono ideali ma il mantenimento del posto.”

Eletto con la Lega nel collegio plurinominale di Piemonte 2, Bergesio è coordinatore provinciale della Lega.

Ora tempi stretti per chiudere le liste. Quali saranno i criteri di scelta all’interno del vostro partito? “Lo decide il segretario federale Matteo Salvini insieme al Consiglio Federale. Massima fiducia nel prezioso lavoro che stanno svolgendo per il bene dell’Italia”.

Nel 2018 il suo partito ha trionfato in questa provincia. Temete una dispersione di consensi visto l’allargamento, rispetto alle ultime elezioni, dei confini dei collegi che ora travalicano quelli provinciali? “Assolutamente no. Il centrodestra è molto attivo, dalla Regione ai Comuni. Noi cuneesi non siamo fra quelli che vivono di assistenzialismo. Siamo gente laboriosa e che vuole meno tasse e meno burocrazia. Abbiamo bisogno di avere un Governo forte sostenuto da una maggioranza parlamentare coesa e chiara nei numeri e nei valori. Sono stati posti temi che sono stati volutamente portati avanti dal Pd solo per dividere la maggioranza, come ad esempio Ddl Zan, liberalizzazione cannabis e Ius scholae per citarne alcuni. Noi cuneesi invece abbiamo bisogno che ci venga riconosciuta la nostra laboriosità, il valore della nostra terra, delle nostre imprese e famiglie. Con la Lega abbiamo sempre lavorato su questioni concrete che hanno ricadute importanti sul nostro territorio, come il tema delle infrastrutture, con la ripartenza dei lavori del Tenda, con il primo lotto dell’A33 in fase realizzativa ed il secondo in fase autorizzativa, con la tangenziale di Demonte il cui iter dovrebbe sbloccarsi a settembre, e tante altre priorità che stiamo seguendo e seguiremo in ogni caso. Ci sono poi i temi che questo Governo non ha ancora affrontato, pur essendo noi stessi intervenuti con interrogazioni e mozioni. Ad esempio, tra gli altri, il problema drammatico della siccità, per cui abbiamo chiesto fin da giugno l’adozione di un decreto ad hoc, ma su cui ad oggi nulla risulta, solo bozze. Il decreto serve per tre motivi: primo la nomina del commissario per sbloccare le procedure realizzative di invasi atti a contenere l’acqua, secondo le risorse per indennizzare chi ha subito danni dalla siccità (cosa sino ad oggi non effettuata) e terzo velocizzare procedure ed appalti per investire gli oltre 4 miliardi su idrico messi a disposizione dal PNRR. Ultimo ma non per importanza il tema che blocca migliaia di imprese, soprattutto artigiane: la cessione dei crediti derivanti dallo sconto in fattura dei bonus edilizi. Non si contano gli interventi della Lega sul tema, soprattutto per trovare una soluzione definitiva per non lasciare in mezzo al guado centinaia di cantieri che in questo momento devono affrontare, tra le altre questioni, il caro energia e il caro materie prime. Il Governo rimane in carica, il Parlamento approva i provvedimenti, poi si andrà al voto da cui scaturirà una maggioranza chiara, cosa che, ricordiamo, manca a questo paese dal 2018 perché nessuno vinse le scorse elezioni. Ad ottobre si riprende a lavorare con solerzia sulla legge di bilancio, sulla pace fiscale, taglio delle tasse  e ampliamento flat tax, la riduzione dei costi energetici, la semplificazione delle procedure autorizzative, nuovi decreti sicurezza, pensioni e con la modifica al reddito di cittadinanza con la modifica sostanziale delle politiche attive: il rdc non può essere alternativo al lavoro ma deve essere sostitutivo se questo non c’è, cosa che sicuramente non riguarda la Granda dove anzi il capitale umano manca.”

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Infine, domanda personale. Mette a disposizione la sua candidatura, vista l’esperienza maturata in questi ultimi anni per la prossima legislatura? “Sono e rimango a disposizione del movimento, come sempre.”

 

CHIARA GRIBAUDO (PD): “SGOMENTO, È QUESTA LA PAROLA CHE RACCONTA AL MEGLIO QUESTA SCELTA INCOMPRENSIBILE E IRRESPONSABILE”

“Sgomento, è questa la parola che racconta al meglio questa scelta incomprensibile e irresponsabile.- così Chiara Gribaudo, deputata e componente della segreteria nazionale Pd commenta l’attuale situazione politica – “Ma finalmente chiarezza: ora sappiamo chi bluffava sull’agenda sociale, sugli aiuti a famiglie e imprese e chi invece faceva calcoli elettorali e non ha pensato nemmeno due volte ad affossare il governo Draghi. Ripartiamo da lì e dalle nostre battaglie per l’allargamento dei diritti, a partire da quelli sociali. Con più libertà di azione, con testa e cuore.”

Quale scenario vede profilarsi, per quanto riguarda il Pd, in vista dell’appuntamento elettorale del 25 settembre? Ritiene definitivamente sfumata l’ipotesi del “campo largo”? Quale altro schema è possibile per arginare l’avanzata delle destre?

“Difficile se non impossibile imbastire un’alleanza con chi ha messo a repentaglio la tenuta del Paese facendo cadere questo Governo.” – afferma Gribaudo – “Ora, il nostro vero campo largo deve essere con gli elettori: un’alleanza con precari, giovani, donne, cittadini in difficoltà che hanno subito la crisi pandemica e quella economica più degli altri. Ci sono tanti cittadini confusi dalla situazione politica incerta, da cui il centro vero, moderato, ha già preso le distanze. Il PD può e deve fare valere il suo ruolo di traino, la sua indole maggioritaria. Bisogna fare di tutto per evitare che questo Paese cada in mano alle destre, quelle che hanno fatto opposizione solo per questioni elettorali e quelle che si nascondevano dietro le larghe intese per affossare tutte le battaglie sui diritti. Si rischia che questo Paese faccia un salto indietro nel tempo di 30 anni”.

Quali sono le sue intenzioni?  Leggendo anche da dichiarazioni ad altri giornali, si può ipotizzare che lei sia pronta a ricandidarsi, anche in ragione dell’importante ruolo ricoperto in questa legislatura.

“Ho tanti buoni motivi per pensare di ricandidarmi. Prima di tutto le battaglie che in 5 anni ho portato avanti su donne e giovani per cui c’è ancora tanto da fare. Ma anche il territorio, vivo con grande passione l’attività politica della mia provincia, e lasciare questo lavoro incompiuto mi dispiacerebbe, ma questa è una scelta che faremo collettivamente, in politica non c’è io senza noi!”.

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