Assegno unico, aumento e rinnovo automatico dal 2023: le novità

Due importanti novità sono in arrivo sull’assegno unico destinato alle famiglie con figli. A partire dal 2023 non ci sarà più bisogno di inviare la domanda: l’Inps, che erogherà automaticamente ogni anno il sussidio agli aventi diritto di cui conosce la situazione reddituale. L’importo sarà inoltre sarà rivalutato sulla base del caro vita e dai 175 euro mensili attuali potrebbe arrivare fino a 190 euro.

Assegno unico, rinnovo automatico dal 2023

A renderlo noto è il direttore generale dell’Inps, Vincenzo Caridi, che ha annunciato l’automatismo sull’erogazione spiegando che “si tratta di un altro passo nell’implementazione dei servizi per i cittadini, che, con la pandemia, ha visto dilatarsi i compiti dell’istituto” (qui per sapere le prossime date comunicate dall’Inps per il pagamento dell’assegno unico).

Il rinnovo scatterà senza richiesta in assenza di cambiamenti sulle condizioni possedute dai beneficiari: saranno loro a dovere però comunicare eventuali variazioni dei requisiti di accesso all’assegno, come, ad esempio, nuove nascite o il compimento del 22esimo anno di età da parte di figli che dunque non rientrano più nel perimetro di erogazione del sussidio, in caso di modifica dell’Isee e quindi variazioni di reddito o del patrimonio del nucleo (qui la guida su come modificare la domanda per l’assegno unico).

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Assegno unico, l’indicizzazione dell’importo

L’altra novità sull’assegno unico è rappresentata da un incremento dell’importo, atteso dai 175 euro attuali a 190 euro, come effetto dell’indicizzazione all’aumento del costo della vita, prevista dalla legge che ha istituito il sussidio alle famiglie.

Se da un parte la relazione tecnica al decreto Aiuti bis appena inviato al Senato taglia 630 milioni per il 2022 ai fondi previsti per finanziare l’indennità, dall’altra parte lascia invariati gli stanziamenti iniziali giustificando questa scelta con la “significativa maggiore indicizzazione ai prezzi degli importi individuali e delle soglie di accesso rispetto al contesto macroeconomico sottostante le valutazioni a base del decreto legislativo 230/2021”.

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Il taglio alle risorse comunicato una settimana fa è stato giustificato dal numero di richieste inferiori a quanto previsto dal governo: “Lo stanziamento definito prima si è rivelato un po’ ridondante e se non le avessimo utilizzate qui, le risorse sarebbero andate perse” ha spiegato il ministro dell’Economia, Daniele Franco, assicurando che “senza togliere niente” a chi beneficia dell’assegno, “le abbiamo utilizzate per altre finalità sociali”.

In Consiglio dei ministri, la ministra della Famiglia, Elena Bonetti, aveva in realtà chiesto che le risorse fossero usate “per rafforzare l’assegno per le famiglie a reddito basso”, “senza però – ha spiegato – che la richiesta venisse accolta da nessuno dei partiti al tavolo”.

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Dai dati riportati nella relazione tecnica, tra marzo e giugno sono state quasi 5,3 milioni le famiglie italiane che hanno ricevuto almeno una mensilità di assegno unico, con una spesa complessiva per l’Inps di quasi 4,8 miliardi e un beneficio medio per figlio di 145 euro. Numeri che lascerebbero avanzi nelle risorse stanziate e che hanno portato alla riduzione dei fondi per il sussidio: si tratterebbe di una stima di 13,59 miliardi di euro a fronte dei 14,22 previsti in partenza.

Secondo l’Osservatorio sulla misura per le famiglie scattata a marzo, che non rileva ancora i dati sui figli dei nuclei destinatari di reddito di cittadinanza, i figli interessati dall’assegno sono stati 8,5 milioni, con un beneficio medio per nucleo richiedente a giugno (5,15 milioni nel complesso) di 232 euro.

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