Assegno unico figli a carico, il governo taglia le risorse: cosa può succedere adesso

Attesa in queste ore l’approvazione del Decreto Aiuti Bis. L’ultima bozza del testo parla di una riduzione di 630 milioni per l’assegno unico, la misura a supporto delle famiglie con figli a carico.

La sforbiciata verrebbe motivata dagli esiti del «monitoraggio al 30 giugno» che l’Inps effettua ogni mese sulla spesa complessiva. La presentazione del report segue le norme disposte per l’istituzione dell’assegno stesso e tiene traccia, «anche in via prospettica», «delle domande pervenute e accolte».

Da quei dati emergono di fatto importanti scostamenti rispetto alle previsioni, scostamenti che verrebbero tradotti, nel dettaglio, in un basso afflusso di richieste rispetto ai valori preventivati. Rivedendo quindi le stime al ribasso il governo punterebbe al risparmio e alla redistribuzione delle somme.

Trattandosi di una forma non definitiva del documento è doveroso tener presente che lo stesso potrebbe essere ancora soggetto a modifiche. Nell’eventualità piuttosto concreta che questa nuova modifica al budget stanziato dal governo passi è però necessario comprenderne effetti e conseguenze sulle tasche dei cittadini.

L’Inps ha fatto i suoi conti

L’Inps ha fatto il punto della situazione sull’assegno unico per monitorare l’andamento di questa forma di sostegno alla cittadinanza. Dai numeri resi noti a seguito dell’indagine possiamo evincere che, tra marzo e giugno, sono stati pagati 4,8 miliardi di euro a 5,3 milioni di famiglie per 8,5 milioni di figli.

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L’importo medio mensile per richiedente è pari a 232 euro ed è stato pagato in media per 1,6 figli per ciascun richiedente. L’importo per ciascun figlio invece è risultato, in media, di 145 euro.

Sul totale il 46% degli assegni pagati per figlio è andato a famiglie con Isee inferiore ai 15.000 euro che hanno quindi ricevuto il massimo dell’assegno. Più del 20% invece è andato a figli appartiene a nuclei familiari che non hanno presentato Isee e che hanno quindi ricevuto l’importo minimo pari a 50 euro al mese a figlio.

I calcoli sui pagamenti effettuati dall’Osservatorio dell’Inps non comprendono però i dati relativi all’assegno unico e universale erogato ai nuclei beneficiari di Reddito di Cittadinanza. L’istituto in merito specifica che questi «saranno ricompresi nell’Osservatorio Statistico una volta completata l’integrazione statistica delle fonti».

Pochi richiedenti, budget sovrastimato

Il ridimensionamento delle risorse che verrebbe applicato alla dote per il 2022 è stato proposto sulla base degli esiti del report sulle attività dell’istituto di previdenza sociale. Questa indagine rivela così il reale andamento delle prestazioni all’attivo.

Secondo le stime, l’assegno unico è stato erogato a quasi sei milioni di italiani. Dalle proiezioni dell’Osservatorio del periodo gennaio-maggio 2022 si evince che la distribuzione delle richieste si concentra al Sud con gli importi più elevati per la Calabria e la Sicilia che per l’appunto raggiungono l’89% delle richieste. Una famiglia su 4 tra gli aventi diritto però non ha ancora fatto domanda e, proprio per questo motivo, non si vedrà calcolati gli arretrati.

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Ricordiamo infatti che fino al 30 giugno scorso era possibile richiedere all’Inps gli arretrati dei mesi precedenti mentre dal primo luglio si potrà fare domanda solo per i mesi a seguire. Questa «clausola» permette oggi di fare delle stime piuttosto accurate sul margine da coprire da qui alla fine dell’anno.

La spesa che l’Inps sta sostenendo per garantire il sostegno economico ai richiedenti è quindi minore rispetto a quanto era stato preventivato tant’è che le proiezioni giustificano il desiderio di destinare ad altro i soldi precedentemente stanziati.

Taglio ai fondi: scelta oculata o danno ai beneficiari?

Gli esiti del «monitoraggio al 30 giugno» della spesa dell’Inps danno ragione al governo in questo taglio alle spese, ma cosa cambierà per le famiglie beneficiarie? Niente.

Chi ha già attivato e ultimato l’iter procedurale non assisterà ad alcuno scostamento negli importi né sono a rischio i fondi per gli anni a venire. La misura dell’assegno unico verrà infatti con estrema probabilità mantenuta e questo taglio non inciderà sulle liquidità future essendo stato calcolato strettamente per l’anno corrente.

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Certo, non è stato ancora affrontato il tema della ricollocazione delle somme visto che sappiamo soltanto che i fondi disponibili verrebbero dirottati su altri canali e diventa difficile valutare fino in fondo il beneficio di questa manovra ma, proseguendo lungo questo solco, appare evidente che il risparmio ci sarà e sarà sostanziale.

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