Avviati i controlli sui conti correnti cointestati o intestati a terzi: cambia tutto e tremano i contribuenti

Avviati i controlli sui conti correnti cointestati o intestati a terzi: cambia tutto e tremano i contribuenti

In materia di cointestazione di conti bancari, secondo la Cassazione, è legittimo l’accertamento bancario da parte delle Entrate. Sono dunque consentite le indagini su c/c bancari e postali intestati a terzi o cointestati, ma che, sulla scorta di stretti rapporti familiari, si ha ragione di ritenere collegati al reddito del contribuente.

Una interessante sentenza della Cassazione ha fatto luce su alcuni aspetti inerenti i rapporti tra Fisco e contribuenti e, in particolare, ha preso posizione sulle indagini su conti cointestati.

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a materia è quella degli accertamenti bancari, vale a dire quegli strumenti utilizzati dall’Agenzia delle Entrate per rintracciare i redditi evasi da parte delle aziende e da parte delle persone fisiche. Si tratta di un utile strumento in uso da parte del Fisco per verificare i comportamenti dei contribuenti.

La domanda a cui vogliamo dare risposta nel corso di questo articolo è la seguente: l’attività di accertamento bancario fondato sulle movimentazioni dei conti correnti cointestati è da ritenersi sempre legittima, oppure no? Lo vedremo di seguito, tenendo conto di alcuni rilevanti provvedimenti della Cassazione, adottati negli ultimi anni. I dettagli.

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Accertamento bancario: che cos’è in breve

Ciascun contribuente, persona fisica o giuridica, deve ricordare che è iscritto presso l’Anagrafe Tributaria attraverso il proprio codice fiscale. L’Anagrafe in oggetto è stata prevista con il DPR 605/1973 e attiene a tutte le informazioni, che emergono dagli accertamenti e dalle dichiarazioni presentate alle Entrate.

Tramite il codice fiscale del contribuente l’Amministrazione finanziaria può avere informazioni utili a scopi fiscali, inclusa la registrazione dei suoi rapporti bancari. Non dimentichiamo infatti che il sistema dell’Anagrafe Tributaria è combinato con altri sistemi che permettono di incrociare dati provenienti da più soggetti, con il risultato di poter svolgere indagini approfondite su un qualsiasi contribuente. Per questa via è certamente più facile scoprire qualche evasione o irregolarità.

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Ebbene, seppur a disposizione delle Entrate vi sia un’elevata mole di dati e informazioni, è pur sempre vero che, talvolta, è necessario avviare delle indagini particolareggiate, che portano l’Agenzia delle Entrate (o anche la GdF) a chiederne ulteriori alle banche ed assicurazioni, come anche a  Poste Italiane. Si tratta appunto dell‘accertamento bancario, un procedimento che consente la ricostruzione di tutto il reddito del contribuente, che poi sarà messo a confronto con quanto da lui dichiarato.

Accertamento bancario, contribuenti e Fisco: le indicazioni della Cassazione

In particolare secondo la Corte di Cassazione, sentenza n. 29160 dello scorso 6 ottobre, gli uffici dell’Amministrazione finanziaria hanno la possibilità di dare luogo all’accertamento suddetto:

  • tramite indagini su conti correnti bancari e postali, di fatto intestati a terzi o cointestati,
  • ma che, in base ai rapporti familiari in gioco, si ha ragione di considerare collegati connessi e inerenti al reddito del contribuente, soprattutto in mancanza di idonea prova contraria delle movimentazioni contestate.

Di fatto la cointestazione di conti bancari non preclude l’accertamento bancario, che è dunque legittimo nella generalità dei casi. Mentre il provvedimento dell’Alta Corte, di fatto, non rappresenta altro che la conferma di un orientamento ormai consolidato da tempo. Perciò nessun dubbio a riguardo: il rapporto di cointestazione del conto può lasciare intendere una chiara e stretta connessione tra il contribuente accertato e il terzo.

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La linea della Cassazione è consolidata da anni

In un provvedimento di alcuni anni fa, la Corte già adottava conclusioni non dissimili. L’attività di accertamento bancario mirato sulle movimentazioni dei conti correnti cointestati è pienamente conforme alle leggi vigenti e rientra nei poteri degli uffici delle Entrate. Ciò è quanto affermato dalla Corte di Cassazione, nella pronuncia n. 1298 del 22 gennaio 2020.

Detto rilevante orientamento è ben radicato nella giurisprudenza di legittimità, se pensiamo anche che varie pronunce si sono spinte ancora più in là, indicando come pienamente legittimo lo svolgimento di indagini su iniziativa degli uffici finanziari:

  • aventi ad oggetto i conti di terzi non destinatari dell’accertamento (parenti o conviventi),
  • ma aventi uno stretto rapporto con l’indagato.

Secondo la Cassazione vale in particolare la presunzione secondo cui i movimenti bancari operati su conti correnti di terzi, legati al contribuente, possano essere associati proprio a quest’ultimo. Perciò anche questa persona può subire un accertamento bancario per maggior reddito rispetto a quello dichiarato, tranne il caso in cui questi non dia la prova contraria.

Conclusioni

Alla luce di quanto precisato dalla Suprema Corte l’Amministrazione finanziaria può perciò eseguire l’accertamento citato:

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  • anche con indagini su conti correnti bancari e postali  intestati a terzi o cointestati,
  • ma che, sulla scorta di stretti rapporti familiari, si ha ragione di considerare collegati e inerenti al reddito del contribuente, in particolare in mancanza di opportuna prova contraria delle movimentazioni contestate.

In altre parole, sono legittime le indagini finanziarie in ipotesi di conto corrente cointestato con un soggetto terzo, considerato che il rapporto di cointestazione evidenzia, per sua natura, una stretta correlazione tra il contribuente oggetto di accertamento e il terzo contitolare del c/c bancario.

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