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Away, recensione in anteprima | Cultura Pop

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Abbiamo avuto il piacere di visionare in anteprima una nuova serie tv originale Netflix: Away, creata da Andrew Hinderaker con Hilary Swank, Ato Essandoh, Mark Ivanir, Ray Panthaki, Vivian Wu, Talitha Bateman e Josh Charles. La serie debutterà venerdì 4 settembre in tutti i paesi in cui il servizio è disponibile. Lo show originale Netflix è liberamente tratto da un articolo scritto su Esquire da Chris Jones nel dicembre del 2014 che racconta l’avventura nello spazio dell’astronauta Scott Kelly, durata ben undici mesi.

La trama di Away

Away racconta la storia di una famiglia non convenzionale, quella del team di astronauti, e di alcune storie d’amore che si intrecciano con essa. La vicenda segue la storia di una squadra, la prima, che compie una missione spaziale per la NASA sul pianeta Marte. Già da principio veniamo catapultati, come spettatori, in dinamiche del tutto sconosciute che piano piano riescono a realizzarsi grazie a una narrazione, condotta attraverso flashback, che ci rende sempre più familiari i protagonisti sul piccolo schermo.

L’ambientazione è contemporanea, o in un futuro non troppo lontano, dove la colonizzazione di Marte non è più un sogno utopico ma una realtà. La missione della NASA unisce esperti astronauti diretti sul Pianeta Rosso che provengono da Stati Uniti, Russia, Cina, India e Gran Bretagna. Gli uomini chiamati ad affrontare questa missione sanno bene che non sarà semplice essere “fuori dal mondo” per ben tre anni, senza calcolare i due anni di preparazione al viaggio. Tanti saranno i problemi che dovranno affrontare, sia tecnici, sia umani.

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La protagonista della storia è Hillary Swank, che interpreta Emma Green, un’astronauta americana ed ex pilota della Marina. Insieme alla sua famiglia, rimasta sulla terra, dovrà affrontare non pochi problemi, legati alla salute del marito e alla naturale evoluzione della vita della figlia adolescente.

Oltre a questo, nello show televisivo si affrontano problemi controversi, come l’identità, la convivenza di persone in uno spazio ristretto e, soprattutto, il concetto di famiglia che viene totalmente rivoluzionato. Nella serie tv originale Netflix la famiglia non è più solo quella convenzionale, ma ad essa vengono affiancati i rapporti che si creano tra i partecipanti alla missione spaziale.

I protagonisti della serie divengono veri e propri emblemi di sacrificio, esempi di come si possa combattere per un bene di gran lunga più importante della semplice contingenza, spesso dettata da rapporti umani stipulati per convenienza.

Una famiglia non convenzionale

Quello che emerge dalla visione di Away è il concetto rivoluzionario di famiglia. Vediamo i vari protagonisti confrontarsi quotidianamente con le difficoltà della gestione a distanza di un nucleo famigliare e, al contempo, gestire le dinamiche interne al team di viaggio che, volente o nolente, per tre anni sarà la famiglia di ognuno dei viaggiatori. Questo spiazza e destabilizza i protagonisti dello show che, con le unghie e con i denti, cercheranno di affermare la loro indipendenza e non soggezione a un bene più grande. 

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La stabilità della narrazione di Away, seppur lenta e spesso noiosa, si basa proprio sulle dinamiche famigliari che tanto hanno reso grandi i drammi contemporanei. Qui i protagonisti cercano di affermare i propri diritti a diversi anni luce dalla terra. Emblematico è, a tal proposito, il personaggio di Lu Wang, una taikonauta (astronauta n.d.r.) cinese, geologa e chimica dell’equipaggio. È intelligente e pragmatica ma, sotto il suo aspetto concentrato, nasconde una vita personale complessa. È sposata con un figlio piccolo, ma rivelerà la sua vera identità con il passare degli episodi.

Molto delicata, a nostro avviso, è la gestione della “crisi” diplomatica internazionale legata, appunto, alle scelte di vita di Lu Wang che potrebbero destabilizzare gli equilibri tra USA e Cina in questa missione verso il pianeta rosso. Nel complesso, la trama, così com’è progettata, è ben costruita e realizzata, lasciando allo spettatore quell’interesse per proseguire la visione, puntata dopo puntata, in un turbinio di emozioni che si rivela sempre più intenso.

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Per questo motivo, il vero fulcro narrativo di Away sono i rapporti tra le persone. Anche se all’inizio non ci si accorge dell’importanza della collaborazione, questa diventerà fondamentale per la gestione delle crisi che si susseguiranno sullo schermo.

Il sacrificio

Away parla anche di sacrificio e di come esso possa condizionare le vite delle persone che più ci stanno a cuore. Durante la visione dello show assistiamo a una continua rinuncia, da parte del team della missione verso Marte, di pezzi di loro stessi. Il capitano Emma Green rinuncerà a stare accanto al marito nel momento di maggiore bisogno, subito dopo la partenza per il Pianeta Rosso dalla Luna. Misha Popov, un veterano cosmonauta russo e ingegnere navale in missione su Marte insieme a Emma Green, è il membro più esperto dell’equipaggio. Egli lotta segretamente contro i sacrifici personali che ha fatto per raggiungere lo spazio, rinunciando anche alla sua famiglia.

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Tutti in qualche modo hanno rinunciato a qualcosa per un bene più grande, per permettere all’umanità di avere una seconda opportunità, se tutto dovesse andar male tra questa e la prossima generazione. Insomma, un dramma attuale che mescola volontà e problematiche proprie della contingenza quotidiana di ognuno.

Conclusioni

Away è sicuramente un buon prodotto originale Netflix che mantiene vivo l’interesse dello spettatore nella linea narrativa principale, ma che fa perdere interesse nelle trame secondarie che vengono sviluppate. Visto il cast e il potenziale della storia, a livello di scrittura si sarebbe potuto realizzare qualcosa di più ambizioso rispetto a un semplice dramma famigliare.

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L’ambientazione spaziale rende il dramma molto più enigmatico e, contemporaneamente, pragmatico. Vediamo i drammi della vita nello spazio che non lasciano margine d’errore, dove un semplice sbaglio può mettere a repentaglio la vita di tutti, anche quando si vuole porre rimedio a un malfunzionamento.

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Per questo motivo, Away è una serie da non perdere, anche se a tratti potrebbe risultare lenta. Bisogna arrivare fino in fondo per scoprire le sorprese che una trama ben costruita può riservarci, senza troppi giochi di parole, ma facendo arrivare allo spettatore le emozioni in maniera diretta, senza filtri di sorta.

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