“Belfast Boy”: un libro racconta la vita del campione George Best

“Mi chiamavano il Quinto Beatle, mi chiedo dove siano le mie royalties” chiese il calciatore George Best a Paul McCartney. Il musicista di Liverpool rispose: “Arrivano per posta, George, c’è stato qualche ritardo per via del Natale!”. È solo una delle piccole grandi gemme celate tra le pagine di “Belfast Boy”, una solida e avvincente biografia del campione George Best, firmata da Stefano Friani per i tipi di Milieu Edizioni.

Fondatore di Racconti Edizioni e critico letterario per il Manifesto, il Foglio, l’Avanti!, Altri Animali e Minima & Moralia, Friani è alla sua opera prima, che esce a 75 anni esatti dalla nascita del fuoriclasse di Belfast, entrato nella leggenda con la maglia del Manchester United.

La copertina di BELFAST BOY – Una Storia inedita di George Best di Stefano Friani

Georgie, The Fifth Beatle, Geordie, Belfast Boy e, ovviamente, The Best (Il Migliore): decine sono i soprannomi che il ‘ragazzo terribile’ del calcio mondiale ha collezionato nel corso della sua carriera. Il più grande calciatore nordirlandese di ogni epoca, certamente, ma anche un’icona pop senza eguali, trovatosi nel momento giusto al posto giusto, in quella Londra che diventava Swinging London e faceva da culla alla minigonna di Mary Quant, al taglio di capelli di Vidal Sassoon, alla musica dei Beatles, degli Stones e degli Who, all’arte di Peter Blake e ai film con Sean Connery e Michael Caine.

“Belfast Boy: una storia inedita di George Best” accompagna il lettore alla scoperta di un universo fatto di sport e passioni, il cui epicentro è un ragazzo che a ventidue anni si era già trasformato nel peggior incubo delle difese avversarie, nel più talentuoso goleador del campionato inglese e nell’icona pop del calcio dei Favolosi Anni Sessanta.

Stefano Friani, l’autore di BELFAST BOY

Riviste musicali e calcistiche facevano a gara per contendersi il volto del campione di Belfast, la cui vita era pura adrenalina, un vortice di alcol, auto, palloni, donne, contraddizioni, sponsor e soldi. Friani non tralascia nulla e fotografa anche quel giorno del 2005, il giorno del funerale di Best, “il giorno che riunì l’Irlanda del Nord, non certo un compito da poco”. Adottando un gustoso gioco di parole, un tifoso di Belfast mostrò uno striscione: “Maradona good, Pelè better, George best”.

Michelangelo Iossa

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