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Bellanova: «Ferrarini, serve una svolta strategica per valorizzare il made in Italy»

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Per salvare il gruppo Ferrarini non basta un’iniezione finanziaria ma occorre soprattutto superare le ragioni che hanno provocato la crisi dello storico salumificio con una decisa svolta strategica per valorizzare il vero made in Italy con il coinvolgimento dell’intera filiera. La ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova intervenuta sul salvataggio dell’azienda nata negli anni ‘50 a Reggio Emilia, che occupa mille lavoratori, ora in concordato preventivo. Per Bellanova un obiettivo possibile grazie all’azione del ministero e del governo che ha introdotto l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine trasformate per combattere la concorrenza sleale dall’estero e garantire trasparenza ai consumatori sulla reale provenienza dei prodotti.

L’offerta migliore

L’augurio di Bellanova che ad essere individuata sia veramente l’offerta migliore sul versante della tutela e valorizzazione del 100 per cento italiano, della solidit della cordata imprenditoriale, del rispetto e mantenimento del livello occupazionale e della qualit del lavoro anche dei fornitori. Se sar necessario un intervento pubblico — ha aggiunto — non potr che avvenire in un’ottica di filiera in un settore dove operano cinquemila allevamenti in grandi difficolt e non certo iniziative che favoriscano delocalizzazione degli approvvigionamenti. Una strada coerente con l’azione del governo che con il decreto di agosto ha scelto di aiutare l’intera filiera dal campo alla ristorazione in crisi con 600 milioni di euro da destinare alle strutture che acquistano prodotti Made in Italy.

Le proposte

Sono due le proposte di salvataggio del gruppo Ferrarini, che dal 2017 in difficolt. Lo scorso maggio Ferrarini, che ha un passivo di 257 milioni di euro, aveva ritirato una prima proposta di concordato e aveva ottenuto dal Tribunale la possibilit di presentarne una nuova entro settembre. attesa per il primo del mese, dunque, la proposta della famiglia Ferrarini insieme al gruppo Pini, tra i leader della bresaola valtellinese. Mentre a met agosto Intesa Sanpaolo, in qualit di creditore legittimato, ha depositato presso il Tribunale di Reggio Emilia una propria proposta concorrente di concordato organizzata con Unicredit. Ricevuta la proposta della cordata Ferrarini-Pini sar fissata la data di adunanza dei creditori (sono in tutto 1.500) e ci saranno trenta giorni di tempo per rilanciare.

La cordata

Intesa Sanpaolo ha spiegato che la sua proposta punta a salvare e rilanciare Ferrarini e difendere l’agroalimentare made in Italy e tutta la sua filiera. Alla cordata prenderanno parte alcune delle principali imprese italiane del settore: il gruppo Bonterre – Grandi Salumifici Italiani, Opas (l’Organizzazione di produttori allevatori di suini) e Hp (societ attiva nel sostegno e nell’innovazione dell’agrifood). La cordata Bonterre-Grandi salumifici italiani, Opas e Hp ha messo sul tavolo oltre 50 milioni di euro, cifra che si andr a sommare al sostegno finanziario di Intesa Sanpaolo, che ammonta a 35 milioni per la durata del piano industriale. Questa proposta ha registrato il sostegno di Coldiretti, Cia-agricoltori italiani e dell’assessorato all’Agricoltura dell’Emilia Romagna

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