Biocarburanti, alleanza tra Eni e Bonifiche ferraresi- Corriere.it

È nata Agri Energy la nuova società partecipata fifty fifty da Bonifiche Ferraresi ed Eni. Amministratore delegato è Luigi Scordamaglia (già consigliere delegato di Filiera Italia e consigliere d’amministrazione di Inalca). La missione di Agri Energy è doppia. Da una parte fare ricerca per individuare le colture più adatte per produrre biocarburanti, dall’altra passare all’azione con la sperimentazione in Sardegna e poi fornire beni e servizi per supportare Eni nello sviluppo e produzione di oli vegetali soprattutto in Africa e Asia. Progetti sono stati avviati in questa direzione in Paesi come Angola, Mozambico, Ruanda, Kazakistan.

Bonifiche Ferraresi dispone di 9.000 ettari di terreno, si tratta della più grande azienda agricola italiana. Ad Arborea, in provincia di Oristano, si trova uno dei suoi siti. Qui si sperimentano colture come il ricino, la brastica e la carmelina. Oltre 30 le varietà sotto la lente, tutte produttrici di semi che, una volta spremuti, danno origine a oli perfetti per produrre biocarburanti. Ma anche a sottoprodotti utili alle filiere dei mangimi per la zootecnia e bio-fertilizzanti per la salute dei suoli.

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C’è il rischio che queste produzioni «rubino» terreno a coltivazioni adatte all’alimentazione dell’uomo? «Il rischio non esiste — taglia corto Scordamaglia —. Saranno terreni degradati o desertificati che non potrebbero essere utilizzati in altro modo. Parliamo di colture particolarmente resistenti, compatibili con terreni aridi. . In Kenya e Congo i primi progetti dove Eni ha stretto accordi con i produttori locali a cui garantiamo formazione per l’utilizzo di tecniche di agricoltura conservativa, a basso impatto ambientale, di cui Bonifiche Ferraresi è modello di rifermento a livello internazionale. Non si tratta di generiche rassicurazioni, i progetti di Eni e della nostra joint venture adottano una certificazione con standard internazionali per garantire la tracciabilità dei prodotti e il fatto che non ci siano conflitti con la produzione alimentare destinata all’uomo».

Un ruolo importante in tutta l’operazione ha il centro di Arborea, in Sardegna. «Si tratta di un laboratorio a cielo aperto dove Bonifiche ferraresi possiede oltre 1.100 ettari, di cui 19 gestiti in comune con Eni, insieme con un grande centro per attività di formazione condiviso, che ha aperto le porte anche alle delegazioni che vengono dai Paesi in cui si realizzeranno campi pilota. Lo scorso 28 settembre per esempio abbiamo incontrato qui le delegazioni dal Kenia e dal Ruanda nell’ambito di un percorso di formazione in collaborazione con l’agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena)».

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In Africa Eni non compra terreni ma stipula accordi con produttori locali. Questi ricevono assistenza, formazione e hanno la sicurezza che il loro raccolto sarà acquistato a un prezzo concordato per produrre biocarburanti. Ma a oggi a quale stadio siamo di sviluppo di questo progetto? «Eni ha già avviato la prima produzione in Kenya e sta avviando l’attività sul campo in Congo. Stiamo svolgendo attività di sperimentazione e test per selezionare le migliori varietà nei campi pilota in Sardegna — risponde Scordamaglia —. Eni al 2030 punta a produrre più di 800 mila tonnellate di olio vegetale sostenibile all’anno e dare lavoro a un milione di famiglie, soprattutto in Africa».

La domanda di biocarburanti è prevista in crescita nei prossimi anni per sostenere il processo di decarbonizzazione nei trasporti, a partire da aerei e navi. Eni intende aumentare la produzione delle sue bioraffinerie (oggi sono due, si trovano a Gela e a Venezia) a 2 milioni di tonnellate entro il 2025 e 6 milioni nel prossimo decennio. A breve il cane a sei zampe intende rendere «bio» una terza raffineria.

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