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Black Panther, il supereroe nero che divenne l’orgoglio di una comunità

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Doveva essere l’ennesimo tentativo di rinnovare la galleria dei supereroi Marvel, puntando tutto sul personaggio all black che Stan Lee aveva creato nelle pagine dei Fantastici Quattro. Si è rivelato a sorpresa un successo planetario, che ha mobilitato il pubblico afroamericano per contagiare poi anche gli spettatori al di fuori dei confini americani. Nei soli Stati Uniti l’incasso di Black Panther ha toccato i 700 milioni di dollari, cui se ne sono aggiunti altri 647 nel resto del mondo, facendo diventare il film con lo scomparso Chadwick Boseman uno dei più redditizi cinecomic di sempre.

Chadwick Boseman, dal «re del soul» James Brown alla «Pantera Nera»: tutti i ruoli del divo afroamericano
«The Express» (2008)
Un inedito

La ragione – col senno di poi – è balzata agli occhi di tutti: per la prima volta nella storia di Hollywood, un blockbuster accendeva nel pubblico di colore l’orgoglio per un eroe con la pelle nera, capace di stare alla pari con gli antagonisti bianchi. Non solo: per una volta gli «altri» non avevano lezioni da impartire. Sotto l’ala del saggio T Challa (interpretato con grande empatia dal compianto Boseman), il regno di Wakanda non aveva niente da invidiare a nessuno, anzi il film finiva per rivendicare le qualità morali e intellettuali della razza nera. L’intelligenza progettuale della sorella Suri poteva far invidia anche a Iron Man e la generosità con cui la «pantera nera» offriva alla fine del film di dividere con tutti le conoscenze tecnologiche conquistate dal suo popolo era l’ultimo, definitivo suggello al ritrovato orgoglio razziale della comunità afroamericana.

29 agosto 2020 (modifica il 29 agosto 2020 | 18:31)

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