Bob Dylan e Red Ronnie: il governatore Bonaccini è diventato esperto di musica?

In occasione dell’80esimo compleanno di Bob Dylan si è verificato uno strano caso tutto italiano. È successo che un noto critico musicale Red Ronnie, con esperienza quarantennale, abbia criticato il cantautore americano. Si è beccato qualche insulto dei suoi fan, fino a qui quasi tutto normale, ma poi ha ricevuto la risposta di un politico. Non di un musicista o di un altro esperto di musica ma di un presidente di Regione. Il caso tutto italiano ha come protagonista Red Ronnie alle prese con la surreale risposta di Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna.

Ma ricostruiamo i fatti: il “Barone Rosso”, fondatore dello storico programma “Roxy Bar” e giornalista di OM-Optimagazine, pochi giorni fa ha parlato di Bob Dylan. Era stato invitato alle celebrazioni per il compleanno del premio Nobel per la Letteratura ma lui ha declinato l’invito spiegando di non apprezzare molto il cantautore. La sua dichiarazione è stata motivata da alcuni appunti tecnici. Primo su tutti il fatto che le canzoni di Dylan, a suo avviso, siano diventate famose grazie all’interpretazione di altri grandi artisti come Jimi Hendrix, i Byrds e altri. Il suo timbro nasale non è mai andato a genio a Red Ronnie che inoltre gli imputa anche un episodio storico. Il fatto di non aver voluto partecipare a Woodstock, il più grande concerto della storia della musica, perché non c’erano abbastanza soldi.

Conosciuto in tutto il mondo per il suo impegno civile, Dylan disse di no a quella che fu un’occasione rivoluzionaria per la musica che incise sulla guerra in Vietnam. Inoltre Red Ronnie smentisce la circostanza secondo cui sia di Dylan il merito di aver introdotto la chitarra elettrica nella musica folk. Secondo i suoi approfondimenti il merito sarebbe da attribuire a Mike Bloomfield, chitarrista blues che ne aveva abbastanza di suonare la chitarra acustica. Bloomfield suonava all’epoca con Dylan nei Paul Butterfield Blues Band. Inoltre i testi di Dylan, secondo il critico musicale, non erano così apprezzati dai contemporanei americani. Ha ricordato il caso di Allen Ginsberg che dichiarò che i testi di Dylan erano inferiori a quelli dei poeti della Beat Generation ma più popolari grazie all’uso della musica.

Di tutti i pezzi di Dylan il pezzo preferito di Red Ronnie resta “Hurricane”, canzone dedicata a Rubin “Hurricane” Carter, pugile incarcerato ingiustamente con l’accusa di omicidio. Red Ronnie poi non ha negato l’influenza di Bob Dylan ma, a suo giudizio, non merita l’apprezzamento unanime che gli riserva la critica italiana. Una dichiarazione forte ma argomentata da cui sarebbe potuto nascere un dibattito acceso confrontandosi punto su punto con altri esperti di musica. Le reazioni, però, sono arrivate dai fan italiani di Dylan che hanno cominciato a prendersela con Red Ronnie, molto spesso con toni da stadio.

Una reazione tutto sommato accettabile, se contenuta in toni civili. Ma all’esperto di musica è poi arrivato l’“autorevole” parere di un politico. Il governatore dell’Emilia Romagna, Bonaccini ha lanciato una profonda e seria invettiva che ha smentito punto per punto le parole del critico. Sul suo profilo Twitter ha infatti scritto: “A breve Red Ronnie affermerà che Pelé non era poi quel grande calciatore”. Riuscendo a tenersi sotto i 140 caratteri consentiti dal mezzo, è riuscito in un colpo solo a far capire che l’unica cosa che lo lega alla cultura musicale sono gli occhiali simili a quelli di Antonello Venditti.

Un’uscita inutile e tipica di certa politica che la mattina si sveglia e controlla gli hashtag di tendenza sui social per poi commentare la qualunque pur di esprimere un pensiero di cui si farebbe facilmente a meno. Il problema è che i politici, nel dibattito malato italiano, dispongono anche di nutrite tifoserie che hanno avvelenato il dibattito pubblico. Queste tifoserie, come i loro fomentatori, non hanno alcun riguardo nel parlare di cose di cui non capiscono minimamente. Quindi se un giorno il proprio riferimento parla di Covid, si improvvisano virologi, se parla di Recovery Fund si improvvisano economisti, e se parla di musica, si improvvisano musicisti. E lo fanno nella maniera più violenta possibile.

Prendono di mira il malcapitato “avversario” del giorno e danno vita alla cosiddetta “shit storm”, la cui traduzione letterale spiega perfettamente il tipo di fenomeno che si verifica online. Centinaia di commenti invadono la bacheca dei social del malcapitato che non può nemmeno difendersi e discutere nel merito di ciò di cui si dibatte. È questo il nuovo modo di fare comunicazione politica.

La cosa più divertente è che Bonaccini sia stato eletto sfruttando l’onda delle proteste delle “sardine” che denunciavano proprio questo modo di far comunicazione politica. Il loro esempio negativo era Matteo Salvini, abituato proprio a parlare seguendo i trend e anche di cose di cui non ha alcuna competenza. Bonaccini di questa protesta sensata se n’è avvantaggiato vincendo le elezioni e mostrandosi come alternativa a un certo modo di fare politica. Dopo questo episodio viene spontanea una domanda: caro Bonaccini è davvero convinto di essere così tanto diverso da Salvini?

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