Bombole friulane ai russi: Draghi ferma la vendita di Faber. Stop all’operazione milionaria del gioiello di gas e idrogeno

CIVIDALE – La guerra entra prepotentemente anche nell’economia del Nordest. Faber Industrie: bloccata la vendita del 99,41% a una sussidiaria del gruppo di stato russo Rosatom per quasi 150 milioni. L’operazione, definita da circa sei mesi, è stata fermata dalla presidenza del Consiglio utilizzando i poteri speciali da Golden Power. È quanto spiega l’estratto del Dpcm del 1° giugno 2022 inviato da Palazzo Chigi alle Camere nei giorni scorsi. È la prima volta che il governo blocca una vendita a una società russa, prima d’ora erano state fermate solo acquisizioni cinesi.
L’operazione era stata notificata dalla società Fafin Srl, la finanziaria che controlla la Faber Industrie di Cividale del Friuli (Udine, in totale circa 350 addetti, ha una fabbrica anche a Castelfranco Veneto), e dalla Rusatom GasTech Llc, società fondata nel 2020 e guidata da Nikita Davydov, manager anche di Umatex, divisione materiali compositi di Rosatom State Corporation.
I soci di maggioranza di Faber, in primis il figlio del fondatore Giovanni Toffolutti, attuale Ad, non avrebbero problemi a trovare un altro acquirente. Nei mesi scorsi infatti erano arrivate altre offerte o manifestazioni d’interesse da parte di fondi italiani e internazionali per l’azienda, leader nella progettazione e produzione di bombole e sistemi per lo stoccaggio di gas ad alta pressione e attiva anche nel settore dell’energia pulita (biometano e idrogeno), oltre 92 milioni di ricavi e 3,5 milioni di utili l’anno scorso. In particolare si sarebbero fatti vivi il fondo francese Tikehau, 35,5 miliardi di asset gestiti. E anche l’italiano Clessidra della famiglia Pesenti sarebbe stato in pista con offerte milionarie.
Il 31 maggio scorso, il presidente Draghi aveva firmato il decreto con cui ha esercitato i poteri speciali su un’operazione di trasferimento di tecnologia da Robox, società italiana con sede nel Novarese, verso la cinese Efort Intelligent Equipment, leader nella robotica e legata al governo di Pechino. Si era trattato del quinto veto posto in 17 mesi dal governo Draghi, tutti riguardanti la Cina. La decisione sull’operazione di Rosatom in Friuli è una prima volta anche per il settore dell’idrogeno.

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TRANSIZIONE
In risposta all’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione europea ha approvato un piano per eliminare tutti i combustibili fossili russi entro pochi anni. Gli Stati Uniti, invece, hanno annunciato il divieto di importazione di petrolio, gas naturale e carbone dalla Russia. Per ora non è stato preso di mira il nucleare russo. L’amministrazione Biden aveva preso in considerazione l’ipotesi di sanzionare Rosatom ma ha fatto immediatamente marcia indietro dopo le pressioni dell’industria nucleare e alla luce della volontà di utilizzare l’energia nucleare nella transizione verso l’energia pulita.
Il 15 e il 16 giugno una gran parte degli oltre 300 dipendenti di Faber Industrie ha aderito a uno sciopero per il premio di produzione e di risultato. Venerdì è arrivata l’intesa. «Siano riusciti a convincere l’azienda di mantenere per almeno due anni il premio attuale con un incremento economico di 240 euro sull’indice di redditività, alzando così il premio complessivo a oltre 3mila euro – afferma Pasquale Stasio, segretario della Fim del Friuli Venezia Giulia – ora la parola passa ai lavoratori. L’azienda ci ha comunicato che sta scontando grossi problemi a causa dei rincari dei costi dell’energia. Abbiamo chiesto all’amministratore delegato Giovanni Toffolutti di questa notizia dello stop alla vendita, voce che circolava già da mesi ma sempre smentita dalla società: lui si è limitato a confermare solo che c’erano dei contatti in corso con un’azienda dell’Est».
Interpellati, sia l’Ad Toffolutti che il presidente Giorgio Visentini, non hanno rilasciato dichiarazioni. Secondo alcuni osservatori la vendita alla Rosatom sarebbe stata in ogni caso fermata: l’embargo già in vigore dal 2014 (annessione Crimea) era già vincolante.

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