Bonus 200 euro pagato anche senza requisiti: così l’Inps valuta chi deve restituirlo

Per avere diritto al bonus 200 euro introdotto dal decreto n. 50/2022 bisogna soddisfare una serie di requisiti. Tuttavia, per alcune delle categorie che hanno diritto al contributo, descritte dagli articoli 31 e 32 del suddetto provvedimento, il controllo non avviene ex ante, bensì ex post: ciò significa che nella maggior parte dei casi i 200 euro vengono comunque pagati, salvo poi essere restituiti da coloro che non ne soddisfano i requisiti, o comunque da chi ha provato a fare il furbetto.

A tal proposito, ci sono diverse situazioni in cui si rischia di dover restituire il bonus 200 euro indebitamente percepito, e l’Inps ha già fatto chiarezza – specialmente con la circolare n. 73/2022 – su come saranno individuati i suddetti beneficiari.

A rischiare sono perlopiù coloro ai quali il bonus 200 euro viene pagato d’ufficio: è per questi, infatti, che l’Inps si riserva di effettuare controlli ex post, verificando se effettivamente i requisiti richiesti dalla normativa risultano soddisfatti. Vale, ad esempio, per i lavoratori subordinati e per i pensionati, come pure per chi percepisce il reddito di cittadinanza. Invece, alle categorie per le quali è obbligatoria la domanda all’Inps, i controlli verranno effettuati già in fase di valutazione dell’istanza.

Ecco dunque un riepilogo su chi rischia di dover restituire il bonus 200 euro e su come fa l’Inps a individuare tali beneficiari.

Chi deve restituirlo tra i lavoratori subordinati

Ai lavoratori dipendenti il bonus 200 euro viene anticipato dal datore di lavoro, previa la presentazione di un’autocertificazione con cui il dipendente dichiara di soddisfare i requisiti richiesti dalla normativa.

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In particolare, il dipendente dichiara di aver avuto, nel periodo che va dall’1 gennaio al 23 giugno 2022, almeno una busta paga con importo inferiore a 2.692 euro, così da aver beneficiato dello sgravio contributivo dello 0,8% indicato tra i requisiti del bonus 200 euro.

Inoltre, dichiara di non aver richiesto il bonus ad altri datori di lavoro (in presenza di due o più rapporti contemporaneamente), né di averne diritto per altre situazioni (ad esempio perché nel contempo percepisce la Naspi).

Tuttavia, salvo la possibilità di un controllo preliminare da parte dell’azienda, specialmente per quanto riguarda il requisito economico, l’Inps non verifica che effettivamente quanto dichiarato corrisponda al vero. Potrebbe succedere, dunque, che il bonus 200 euro venga pagato a chi non ne soddisfa i requisiti, oppure che venga corrisposto più volte alla stessa persona.

A tal proposito, l’Inps utilizzerà i flussi Uniemens, da cui il datore di lavoro recupererà i 200 euro anticipati ai dipendenti, per valutare se effettivamente tutti i requisiti sono stati soddisfatti.

E qualora, come si legge nella circolare Inps n. 73 del 2022, ne dovesse risultare, per il medesimo lavoratore dipendente, “che più datori di lavoro abbiano compensato su UniEmens la predetta indennità di 200 euro, l’Istituto comunicherà a ciascun datore di lavoro interessato la quota parte dell’indebita compensazione effettuata”. Sarà poi il datore di lavoro a rifarsi sul dipendente, trattenendo la somma indebitamente anticipata dalla prima busta paga utile.

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A tal proposito, nel caso del bonus 200 euro pagato da più datori di lavoro, la somma da restituire sarà suddivisa in parti uguali tra i diversi datori di lavoro che avranno conguagliato la predetta indennità. Ad esempio, Tizio riceve 200 euro dall’azienda Alpha e altrettanti dall’azienda Beta: in una fase successiva, probabilmente tra settembre e ottobre, gli verrà chiesto di restituire i 200 indebitamente percepiti, dei quali ne saranno trattenuti, dalla prima busta paga utile, 100 euro dall’azienda Alpha e altrettanti 100 dall’azienda Beta.

Lo stesso vale per quei lavoratori che lo hanno percepito pur non soddisfandone i requisiti, ad esempio coloro che sono stati assunti dopo il 23 giugno: anche in questo caso l’Inps recupera la parte dell’indebita compensazione effettuata dal datore di lavoro, il quale a sua volta dovrà rifarsi sul dipendente trattenendone l’importo dalla busta paga.

Chi deve restituirlo tra i pensionati

Il bonus 200 euro spetta anche ai pensionati, come pure ai titolari di assegno sociale di pensione per invalidità civile. A questi, indicati nell’articolo 32, viene richiesto di avere un reddito inferiore a 35 mila euro nel 2021. Nei confronti di questi beneficiari il bonus 200 è già arrivato, in quanto caricato nel cedolino di luglio.

Tuttavia, il pagamento avviene in via provvisoria, visto che l’Inps si riserva – in un secondo momento – di valutare, in base a tutti i dati a disposizione, se il requisito reddituale viene soddisfatto oppure no.

A tal proposito, il comma 5 dell’articolo 32 stabilisce che:

L’Ente erogatore procede alla verifica della situazione reddituale e, in caso di somme corrisposte in eccedenza, provvede alla notifica dell’indebito entro l’anno successivo a quello di acquisizione delle informazioni reddituali.

E nella circolare n. 73/2022 l’Inps spiega che l’eventuale restituzione del bonus indebitamente percepito “può riguardare non soltanto il caso in cui, dopo la prevista verifica, il soggetto risulti avere percepito nel 2021 un reddito superiore a 35.000 euro, ma anche l’ipotesi in cui il trattamento pensionistico che ha dato titolo al riconoscimento dell’indennità una tantum sia revocato o, comunque, tutte le circostanze in cui si accerti successivamente la non sussistenza del diritto a prescindere dal requisito reddituale”.

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