Borse troppo sensibili alle mosse di Fed e Bce- Corriere.it

Spiegano gli economisti che i mercati sono diventati troppo reattivi ai dati macroeconomici, quasi fossero colti da incontrollata isteria. Se n’ avuta prova nelle ultime settimane poich, dopo il minimo di fine settembre, Wall Street rimbalzata di quasi il 6% in sole due sedute e dopo il 5 ottobre ricaduta di altrettanta ampiezza. A provocare il rialzo pare sia stata la lettura dell’indice manifatturiero americano (Ism) sceso pi del previsto e pressoch sulla soglia della recessione. Mentre il successivo ribasso sembra potersi additare a dichiarazioni aggressive di alcuni membri della Fed sui tassi e soprattutto al dato dei nuovi assunti superiore alle stime. L’aspetto curioso, per chi ancora credesse che le borse siano correlate all’economia, che Wall Street e, di conseguenza, gli altri mercati reagiscono positivamente alle cattive notizie economiche e negativamente a quelle buone. Con l’ossessione dei tassi d’interesse, conta solo la politica monetaria al punto che l’andamento dell’economia reale rappresenta una variabile marginale.

Il peso delle banche centrali sull’andamento dei mercati

Tredici anni di quantitative easing e tassi a zero hanno modellato la psicologia degli investitori rendendola sensibile solo alle decisioni della Fed (o della Bce). Fino al ridicolo, si direbbe, visto che la flessione di Wall Street nell’ultima settimana sarebbe stata provocata da 8 mila nuovi assunti pi del previsto, tali, nella mente degli operatori, da rendere ancor pi determinata la Fed a rialzare i tassi. Qualche giorno prima, quegli stessi operatori vagheggiavano, invece, l’idea di un ripensamento di Jerome Powell e per questo avevano scatenato quel forsennato, breve rialzo. Con questi rapidi mutamenti d’umore, la volatilit dei mercati massima. Se l’unica variabile rappresentata dai tassi d’interesse, ne consegue che ogni movimento di Wall Street sia dettato dall’andamento dei Treasury. La curva del rendimento del titolo a 10 anni pressoch speculare rispetto a quella dell’indice S&P 500 e, ad ogni movimento della prima, corrisponde una variazione opposta della seconda. Tuttavia c’ la sensazione che il Treasury decennale, sulla soglia del 4%, sia prossimo a fine corsa. Bank of America, pur pronosticando un tasso Fed in rialzo al 4,75-5% (oggi al 3-3,25%) nel primo trimestre 2023, almeno 25 punti pi del consenso, stima un rendimento massimo del Treasury al 3,65% per fine anno, poich opinione diffusa che i Fed Fund cominceranno a calare fra 12 mesi. E la ragione per cui dovranno scendere sta nell’immarcescibile convincimento di un’inflazione in netta discesa e nella previsione di un’economia in forte rallentamento a causa della sconsiderata politica della Fed.

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Scenari da recessione?

Campione di questa tesi Marko Kolanovic di Jpm il quale, osservando come il suo obiettivo di 4.800 punti per l’indice S&P disti un buon 35% dalla meta, e come tutti i suoi consigli di comprare sui ribassi si siano tradotti in pesanti perdite, addita ora nell’errore della Fed il suo mancato pronostico. La prospettiva di una recessione in America trapela marginalmente nelle ipotesi della gran parte degli investitori e, se recessione dovesse capitare, naturalmente per colpa della Fed, sar breve e poco profonda, come esemplifica il capo economista (Emea) di Columbia Threadneedle: di conseguenza si profila una grande opportunit per comprare azioni. Di parere opposto sono gli economisti di Bofa che prevedono nuovi minimi per l’S&P e poi un brusco atterraggio dell’economia. Persino Jamie Dimon, numero uno di JPM (dunque capo di Kolanovic) vede probabilit molto, molto serie di recessione, con conseguente crollo della borsa di un ulteriore 20%, almeno. Nouriel Roubini, l’economista che aveva predetto le ultime recessioni, ribadisce la tesi di una prossima seria contrazione economica aggravata, come nel 2008, da una dolorosa crisi finanziaria. Con la recessione, le borse crollano di oltre il 40%: Ma ora i mercati azionari non stanno nemmeno scontando una recessione lieve e breve, sostiene. Se non detto che la profezia di chi, in passato, aveva previsto il peggio, possa nuovamente avverarsi, lascia perplessi il comportamento degli investitori inclini a ritenere buone per la borsa tutte le cattive notizie economiche.

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Le differenze tra Usa e Ue

A un certo punto le cattive notizie torneranno a essere tali anche per i mercati azionari, osserva Jon Sindreu, editorialista del WSJ, dopo aver calcolato come nelle precedenti recessioni gli utili societari siano crollati almeno del 18%. Nel presente caso, ammesso che l’America sia sull’orlo di una recessione, i profitti sono ancora visti in crescita del 5,2% nel quarto trimestre dell’anno e del 7,7% per il 2023. L’ipotesi di una recessione, seppur lieve e breve, non nel radar di Wall Street e sar interessante vedere quali indicazioni di utili daranno gli amministratori delle grandi societ nella campagna di trimestrali da poco iniziata: non sugli utili del terzo trimestre, che quasi sicuramente si riveleranno superiori al consenso (+4,1%), ma su quelli del prossimo anno. La recessione invece gi contemplata dalle borse europee poich, a parere di molti, il pil potrebbe diventare negativo nel trimestre in corso.Cos stima anche il Fmi che prevede stagnazione in Eurozona, una contrazione dello 0,3% per l’economia tedesca e dello 0,2% per quella italiana nel prossimo anno. L’apparente pessimismo del Fmi poca cosa rispetto allo scenario dipinto da S&P Global: Eurozona in recessione nel 2023 (pil a -1,3%), con Germania (e potremmo aggiungere Italia) a soffrire maggiormente. E recessione sar anche in America (pil a -0,3%). Preoccupante che le negative previsioni di S&P, come delle altre agenzie di rating, hanno di solito peccato per difetto

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