Breve tipologia dei tossici della mascherina

Hanno vinto. Hanno vinto e lo sanno. Per questo hanno lasciato una libertà di carta velina, sapendo che ormai per la gente sarebbe stata più dura, più invalicabile della muraglia cinese. Dopo mesi, dopo più di un anno si può fare a meno della mascherina, che umilia, che simboleggia la sottomissione, che all’aperto serve quanto spruzzare l’antizanzare in un parco, che al chiuso non si sa, la mascherina resta. Però esci e non è cambiato niente, un plebiscito di paranoici velati, sotto i 35 gradi. Rantolando, arrancando, mancano ma non cedono. “Mi sento più sicuro così”. Sicuro di restarci secco. È il trionfo della dittatura paranoica trasmessa da un governo all’altro, è il tripudio del ministro disagiato Speranza che al ministero chiamano “il vedovo inconsolabile dell’emergenza”. La mascherina ormai è scritta nell’anima, tatuata nella psiche, una copertina di Linus che non se ne andrà più. Ma non tutti la subiscono allo stesso modo: breve tipologia dei tossici del verde lacerto (o bianco, o nero, o arcobaleno, a piazèr).
1 L’ideologizzato – La porta per marcare l’appartenenza. È di sinistra, si ritiene colto e informato a prescindere anche se ha la preparazione di un bue e si è formato su Zoro e i fumetti di Zero (calcare), la mascherina è la sua personalissima bandiera ad asta lunga, alla cinese e chi non la porta è: sovranista, razzista, fascista, sessista, non capisce la meraviglia del ddl Zan e non s’inginocchia.
2 Il fobico – Nato dalla paura, vive nel terrore. Il Covid gli ha liberato le ali della psicosi, è uno che muore da sanissimo dopo aver vissuto tutta la vita da malato. Una non gli basta, ne porta almeno tre e, sopra, la visiera di plastica. Non se ne stacca neanche al mare, neanche nell’acqua del mare, e in più porta i guanti di lattice, da serial killer; se proprio deve sfilarseli, si affoga in bagni di unguento disinfettante. Costringe tutti alla tortura, se uno non si regola come lui/lei, è un potenziale untore e non merita pietà.
3 La spia – Non gliene frega niente né del Covid né della mascherina, è semplicemente una carogna e tutto quello che vuole è regolare i suoi conti col mondo. È la merda umana che scrive lettere anonime al principale, che mette in cattiva luce i colleghi, che sparla degli amici a cui sostiene di voler molto bene, e ora si costringe al supplizio pur di mantenere l’attitudine: ha il dito consumato dalle chiamate a polizia, guardie municipali, servizi sociali, presìdi sanitari; su Twitter cinguetta ferocemente contro i reprobi, di cui fornisce a getto continuo foto in funzione di gogna e, chissà, di bersaglio mobile.
4 Il suddito – Non sa niente, e niente gli interessa, di nessuna cosa, salvo una: quello che decide chi comanda, per lui va bene e va fatto. Non si fida di nessuno, è un qualunquista efferato, i preti rubano, i politici rubano, la gente è infame, però si adegua; la sua vocazione a ubbidire si esalta, e disprezza profondamente chi lotta per una libertà possibile.
5 Il fariseo – E’ sfuggente come un virus, viscido come un’anguilla, furbastro come una faina, appena può schinchiglia, evade il fisco, i dipendenti, se ne ha, li paga poco e per giunta in nero, fiuta sempre l’affaruccio, la miseria dei due soldi lucrati, si mette a contrattare col mendicante, cerca di fregare il povero bancarellaro, insomma uno schifo ontologico. Però sulla mascherina non transige: è la sua foglia di fico, il vessillo moralista, anche la medicina contro i sensi di colpa: di essere una merda lo sa, però almeno non fa del male a nessuno, tutela e si tutela, guardate come sono probo io, come rispetto le regole. Finché non costa niente, finchè fa comodo.
6 – Il patriottico (variante del Fariseo). Nutre un senso di colpa nazionalistico, patisce la nomea degli italiani ladri, mafiosi, “tu sempre canta e mancia spaghetti” e allora vuol dimostrare, nel suo piccolo, che no, gli italiani sanno essere disciplinati e degni più degli altri. “L’Italia è un grande Paese!”. Colla mascherina.
7 – Il pedante. E’ Furio di Verdone, è il rompicoglioni zelante, è quello che, sotto la mascherina, bofonchia verso gli scriteriati che non la portano più: “Che ve devo dì? In bocca al vibrione. Fate un po’ come ve pare, poi però non venite a lamentavve”. La mascherina sì ma non quella comune, da supermercato, e neanche quella approvata dal ministero della paranoia, no, ci vuole quella personalizzata, testata, in fibra di carbonio, irrorata periodicamente col disinfettante, sottoposta a revisione continua come le caldaie. Fortemente critico verso la politica lassista di Speranza, di Ricciardi, di Crisanti, vorrebbe maggiore prudenza, una sicurezza più organizzata, ah se solo lasciassero fare a lui. Telefona alla Asl: “Buongiorno, sono il cittadino utente tessera sanitaria numero…, senta, carissimo, io ho un problema: avendo appena fatto sostituire la parte subinferiore sinistra della mia mascherina certificata, e dopo essermi sottoposto a tutti i vaccini, al tampone quotidiano e tenendo costantemente monitorato il mio livello immunologico, con la seguente conta degli anticorpi…”. A quel punto, il “vacaghèr” di risposta è scontato, ma lui finge di non aver sentito: “E’ caduta la linea, in Italia non funziona mai niente”. La moglie nel frattempo è scappata via con un novax già infettato dal Covid che non ha mai infilato una mascherina del cazzo in vita sua.

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