Busta paga, ecco come vi fregano i soldi. “Da non credere”

La busta paga può essere considerata una forma di “conquista” per i lavoratori dipendenti, trattandosi di un documento di grande importanza anche solo concettuale: anche se ha mantenuto il nome di “busta paga”, che rimanda a quella effettiva, dove fino a non troppi anni fa venivano fisicamente inseriti i soldi spettanti come salario, in molti casi viene chiamata anche cedolino per la forma strutturale. Si tratta in genere di un foglio singolo pieno di dati di ogni tipo, che riguardano sia il lavoratore, che il datore di lavoro, e contiene anche una serie di informazioni fiscali, previdenziali ed inerenti alla prestazione lavorativa. Tuttavia proprio la difficoltà che può sorgere al momento della lettura può “favorire” degli errori, intenzionali o meno, da parte del datore di lavoro.

Busta paga, ecco come vi fregano i soldi. “Da non credere”

Quali sono gli errori più comuni da considerare, che possono essere effettivamente presenti? Diciamo che possono riguardare l’intero documento, a partire dall’intestazione, fino al fondo.

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Tra i più comuni, che possono essere anche “inconsapevoli”, ossia frutto di un errore non voluto, riguardano per forza di cose il conteggio delle ore di lavoro ordinarie e straordinarie: queste devono essere presenti nella parte centrale, che contiene anche altre sezioni che possono riportare errori, come assenze dal lavoro (retribuite e non), le ferie e i permessi ed i riposi settimanali. In questo caso è consigliabile contattare direttamente il proprio sindacato o il Ccnl per comprendere la quantità di ferie e permessi spettanti.

Nell’intestazione sono presenti i dati anagrafici del lavoratore ed anche la paga base (o minimo tabellare), che viene definita sia dalla posizione che dall’anzianità del dipendente. Se alla firma di un nuovo contratto non risultano aumenti in tal senso, è consigliabile consultare il proprio Ccnl di riferimento, in base del livello di inquadramento del dipendente, la paga minima spettante corretta.

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In basso, poco più in alto del calcolo dello stipendio sono presenti le informazioni fiscali e quelle previdenziali, ossia le cosiddette trattenute, che sono erogate in parte dal lavoratore, in parte dal datore di lavoro. Molti errori non propriamente “genuini” sono presenti in questa sezione.

Se l’errore in busta paga è “voluto”, il datore di lavoro rischia una multa tra 150 a 1.500 euro se si tratta di un singolo caso.

 

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