Caduta del governo, Base Riformista: “Da tutto il Pd lealtà verso Draghi”

“Nell’incontro regionale di Base Riformista Liguria del 18 luglio scorso era partito l’appello perché proseguisse l’esperienza del Governo Draghi, nella speranza che tutte le forze politiche comprendessero tale necessita’. Le scadenze del PNRR, l’inflazione, la crisi energetica,le enormi difficoltà economiche delle famiglie e delle imprese, la guerra in Ucraina, imponevano, per la credibilità e le capacità di Draghi, di confermare il governo di emergenza nazionale”. Lo scrive in una nota Base Riformista, commentando la caduta del governo Draghi.

“Alla luce del dibattito al Senato di martedì 20 e la caduta del governo, evidenziamo con favore che tutto il Pd ha tenuto la barra dritta sostenendo lealmente il presidente Draghi e mettendo l’interesse del paese davanti a tutto. Il dibattito è il voto hanno reso evidente dove risiedono la serietà e il senso di responsabilità. E dove il populismo.

Base Riformista ligure ha aperto il 18 luglio una stagione di confronto, dentro e fuori il partito, perché sui contenuti e sui metodi si sviluppino idee serie, proposte chiare, riformiste e concrete per dare risposte, e non  solo ‘rappresentare’ le  istanze dei Liguri.

Ormai è evidente che le divisioni delle regionali del 2015 e le successive e conseguenti scelte politiche hanno portato a sconfitte mai subite dal Centro Sinistra, con l’eccezione di Savona la cui vittoria si è basata su criteri di scelta del candidato e su uno schieramento che sono essi stessi eccezioni rispetto alle scelte del Pd degli altri capoluoghi e delle regionali del 2020.

Il Pd è tale, come ha anche ricordato il segretario di Genova Simone D’Angelo se è plurale, aperto al confronto interno e se intercetta sensibilità e culture diverse. Per Base Riformista l” auspicata unità si basa sulla reciprocità e sul rispetto delle diverse posizioni in quanto il partito è uno strumento per fare buona politica e buona amministrazione, non è obiettivo e scopo del nostro impegno.

Alcuni temi sono per noi fondamentali e su cui il Pd deve prendere posizioni nette e definitive. Non possiamo più essere il partito “del si, ma anche no!”. Il Pd si candida a governare e non solo a rappresentare i diritti e le minoranze.

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I contenuti primari.

La realizzazione delle infrastrutture (raddoppio ferrovia a Ponente, gronda, tunnel Val Fontanabuona, waterfront a La Spezia, diga di Genova).

La questione sociale che determina gravissime e sempre più marcate disuguaglianze a partire dallo sviluppo del lavoro e dell’economia, senza garantire l’equo salario a chi lavora. Vorremmo uscire da una mera visione assistenzialistica che caratterizza, con gravi distorsioni, l’attuale reddito di cittadinanza. Consapevoli che l’uguaglianza è possibile solo quando alle persone si da un concreta possibilità di lavoro e di autonomia.

Puntare sul sistema scolastico duale, cogliere il rilancio della recentissima riforma degli ITS. Abbiamo bisogno di rilanciare scuole tecniche e professionali e un orientamento che consenta un aumento delle scelte delle stem.

Sanità, Respingiamo l’attuale strisciante privatizzazione, ma ci sentiamo di rilanciare iniziative di collaborazione pubblico privato, uscendo da immotivati imbarazzi su sperimentazioni che il centro sinistra aveva intrapreso per risolvere i problemi dei pazienti senza disperdere competenze e funzioni pubbliche. prima fra tutte l’ Ortopedia di Albenga.

Le infrastrutture ospedaliere richiedono scelte non più rinviabile che interpretano le carenze drammatiche del sistema pubblico nazionale e regionale. Cogliamo ad esempio l’ospedale di Erzelli in collaborazione con IIT e Unige come un’opportunità di ricerca e rilancio di un polo nazionale.

L’attuale Giunta Regionale non programma nulla, fa amministrazione e consenso. Alle prossime regionali il PD deve proporre idee chiare e credibili senza condizionamenti degli alleati privilegiati rispetto ad altri.

La responsabilità dello sviluppo economico e della crescita occupazionale – condizioni essenziali per evitare la fuga dei giovani e per il contrasto alla denatalità – nella nostra regione richiede uno sforzo straordinario per la nascita di startup, per superare lo strutturale isolamento con numerose nuove infrastrutture da rendere compatibili con i  processi logistici e turistici che ci caratterizzano.

L’agenda 2030 pone la necessità di uno sviluppo armonico dell’ambiente da valorizzare, e non sfruttare, con la crescita economica e lo sviluppo del benessere e della qualità della vita delle persone. Ambiente da valorizzare piuttosto che da conservare. Troppe volte il Pd in Liguria è parso come il partito dell’ambiente che media tra crescita e decrescita felice. Noi siamo solo per la prima. Così come senza tentennamenti avvertiamo come necessaria una transizione che sia guidata dai vincoli della realtà e non da visioni futuristiche.

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Il Pd ligure.

La segretaria Valentina Ghio, che non ha potuto portare i suoi saluti perché convocata alla stessa ora dal partito nazionale, ha chiesto di fare l’analisi delle sconfitte liguri con coraggio e chiarezza. È imperativo categorico chiedersi come sia possibile rilanciare il Pd e il Centro Sinistra sul nostro territorio. La scelta del civismo populista delle regionali ha creato una scissione tra noi e le forze politiche, con molti ambienti del terzo settore e della cultura, con i settori dell’economia e di molto pezzi del mondo del lavoro e delle professioni. L’astensionismo non puo’ essere letto come la mancanta  conferma del consenso di “nostri” elettori – del nostro popolo –  perché questo richiama a una lettura  ideologica del mondo e  parole d’ordine del passato che sono ormai estranei alla stragrande maggioranza dei cittadini.

Eppure confrontando il periodo i cui vincevamo con l’attuale , appare evidente come via via dopo il 2015 pur predicando la necessità del campo largo, la linea politica perseguita ha portato invece  privilegiare i rapporti con alcune forze politiche e a perdere l’alleanza con un’area che esiste, è consistente e ha votato prima la lista Toti e poi le liste Bucci.

Alcuni definiscono questo mondo come centro, altri come moderati. La lettura post  ideologica della società ce lo fa definire come il civismo delle risposte concrete ai bisogni, dell’affidabilità e della responsabilità rispetto al populismo, al no strisciante su ogni opportunità e all’ambientalismo frenante. Questo mondo civico non chiede di essere rappresentato, ma vuole la garanzia della responsabilità di governo. Il civismo dei contenuti e delle risposte concrete e che non si identifica con i populismi di destra e dei movimenti. È un mondo liquido, che cambia facilmente l’orientamento del voto, che diffida delle logiche dei partiti e che sta lontano dall’ ‘organizzazione” che avverte o teme che sia lo scopo e non lo strumento per creare sviluppo e benessere. Quel mondo che ci chiede di non essere il partito dei diritti, ma del fare,  dell’affidabilità economica e del lavoro, della politica internazionale che sostiene Draghi, che crede nell’Europa e nell’occidente.

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Il mondo che ha sostenuto Marco Russo a Savona e a cui non interessa stare in relazione con noi nel resto della Liguria.

Base Riformista oggi inizia una riflessione anche al modo in cui, sui diversi territori si sta vivendo nel Pd. L’unità auspicata richiede rispetto delle diverse  posizioni interne, agibilità politica per tutti e confronto, mentre lo slogan “il partito più forte’ ci sembra nasconda un approccio da centralismo democratico del ‘900 che consideriamo sbagliato. Declinare la territorialità come mantra salvifico ha portato a micro poteri locali  autoreferenziali, la cui sterilità si è manifestata nella scelta delle candidature e nei risultati elettorali.

Il Pd per tornare ad essere al centro delle dinamiche politiche ed economiche ha bisogno di cambiare molto e noi pensiamo di dover svolgere con serietà la nostra parte”.

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