Calenda: Dopo il voto Italia nel caos. Basta bipopulismo, solo col proporzionale si ferma la destra

di Marco Galluzzo

Il leader di Azione: «Servirà un nuovo governo Draghi. Non esiste voto utile, i collegi uninominali non sono contendibili. Bisognerà isolare FdI e 5 Stelle con una coalizione Ursula»

La sinistra?
«Ha quattro programmi diversi, quindi non ha un programma». La destra? «Ha tre programmi diversi, provate a conciliare le tasse di Salvini con le pensioni di Berlusconi e il silenzio in merito della Meloni: anche qui dunque nessun programma». Conseguenza? «Nessuna delle coalizioni è in grado di governare il Paese». Ulteriore conseguenza? «Votare per noi, bloccare la vittoria della destra al proporzionale al Senato e formare una maggioranza sul modello del governo europeo e in continuità con il governo Draghi».


Carlo Calenda, perché dice che solo il proporzionale è dirimente? Con questa legge l’uninominale può invece essere decisivo. E aver rotto l’alleanza con il Pd può aumentare le chance del centrodestra…


«Questa campagna elettorale purtroppo sta ricalcando quelle che si fecero quando c’erano solo due coalizioni e invece oggi sono quattro. È un dato incontrovertibile e da questo discendono una serie di conseguenze, la prima che non esiste voto utile, vuole dire che i collegi uninominali non sono contendibili e ciò che è realmente possibile per fermare la vittoria della destra è il proporzionale. Molto semplicemente molti collegi saranno vinti dalla destra, altri da noi o dal Pd, ma il vero terreno di confronto è sul proporzionale, in particolare al Senato».

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Perché toni così perentori contro gli avversari?
«Con certe proposte che si sono sentite in questa campagna, qualcuno si stupisce se all’estero hanno ricominciato a vendere massicciamente i nostri titoli di Stato?».

Ci sono anche ragioni esogene, dalla guerra all’instabilità dei mercati.
«Le assicuro che quello che sta succedendo nei mercati in questi giorni è molto preoccupante, i fondi internazionali stanno vendendo titoli italiani terrorizzati dagli annunci su tasse e spese che disconoscono i programmi e gli impegni del Pnrr».

E le vostre ricette?
«Il nostro programma è molto semplice, implementare i 415 obiettivi che ancora mancano del Piano di ripresa e resilienza europeo, l’85% del Pnrr. E poi portare a termine i punti del discorso di Draghi in Parlamento, in primo luogo sull’energia, la difesa del costo dell’energia, perché in autunno sarà un’emergenza nazionale. Puntiamo a costruire rigassificatori con procedure accelerate e con militarizzazione dei siti, alla ripresa della produzione nazionale di gas, a costruire in tutto undici termovalorizzatori, alla revisione del reddito di cittadinanza e alla chiusura del bonus 110%, che è costato 40 miliardi».

E in politica estera?
«Sostegno alla Nato e all’Europa sulla politica internazionale, dobbiamo ripristinare la reputazione dell’Italia, compromessa dal voto di sfiducia a Draghi da parte di Berlusconi, Salvini, Conte e Fratoianni. Per un Paese che vive di made in Italy e di sostegno europeo al debito e allo spread la reputazione è essenziale».

Dove sta facendo un’intervista, segno di attenzione agli altri poli…
«È tempo di chiudere la stagione del bipopulismo, anche perché Letta si riallerà con Conte cinque minuti dopo le elezioni e il centrodestra è già a pezzi: basta guardare le dichiarazioni di Berlusconi che chiede il ritorno di Draghi. È ora che l’Italia seria, quella che lavora e che produce e che studia si alzi in piedi e dica basta a questo scempio; basta allo spettacolo di Letta e Meloni che come Sandra o Raimondo chiedono di confrontarsi solo fra di loro, in nessuna democrazia occidentale viene consentito a due dei quattro leader politici di decidere il formato dei confronti».

Lei continua a pensare che Draghi possa di nuovo guidare il Paese, ma l’ex governatore della Bce non sembra avere intenzione di voler scendere in campo. Perché continuate a chiamarlo in causa?
«Comunque vada il voto, dopo tutte le accuse di allarmi democratici da destra e da sinistra, l’Italia precipiterà nel caos e nessuna delle attuali coalizioni rimarrà in piedi. L’unico modo per evitarlo è isolare le ali estreme, Fratelli d’Italia e 5 Stelle, e andare avanti con una coalizione Ursula e un governo Draghi sostenuto da un Terzo polo che avrà almeno il 15%. Del resto 5 Stelle e Meloni hanno molte cose in comune, guidano la protesta contro i rigassificatori, propongono di nazionalizzare tutto».

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Che ne pensa della vicenda del capo di gabinetto di Gualtieri?
«Mi candiderò a Roma insieme a Elena Bonetti per sconfiggere quella classe dirigente del Pd romano di cui abbiamo visto la qualità negli scorsi giorni».

Ha visto i sondaggi che la riguardano? Non sono così lusinghieri.
«Tutti i sondaggi ci danno in crescita, il sondaggista Noto ci dà fra il 7 e 8%, ricordo che a Roma prima delle elezioni comunali ci davano al 5,9 e abbiamo preso il 19,8 diventando il primo partito. Possiamo farlo anche in Italia».

21 agosto 2022 (modifica il 21 agosto 2022 | 07:20)

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