Calenda ha sfiorato il capolavoro ma il suo ego l’ha tradito. O era tutto calcolato?

Quando ha firmato l’accordo con il Partito democratico pochi giorni fa, Carlo Calenda aveva messo a segno un colpo da fuoriclasse. Senza mai essersi misurato con le urne a livello nazionale, era riuscito a portarsi a casa il 30% dei collegi. Senza un solo voto dimostrabile al momento, Calenda era riuscito a garantirsi una folta pattuglia di possibili parlamentari. Inoltre era riuscito in un obiettivo non secondario, in accordo con Letta: fare fuori Matteo Renzi che, senza possibili alleati, rischiava di finire fuori dal parlamento.

In più aveva posto il veto sui Cinque stelle che, correndo da soli, rischiano un ridimensionamento tale da riportarli a dieci anni fa. Poi nelle ultime ore è successo qualcosa. Le ipotesi sono due: qualcosa di imponderabile oppure qualcos’altro di molto ben ponderato. L’imponderabile è che sia entrato in gioco l’ego di Calenda. Un ego che già in passato l’aveva portato allo scontro con praticamente tutti i leader dell’arco costituzionale. Una possibilità è che quando il campo largo voluto da Letta ha cominciato a essere troppo affollato lui abbia pensato di abbandonarlo.

Troppe persone, troppi leader in un’alleanza in cui credeva di poter fare la voce grossa, forte di un’esposizione mediatica superiore perfino a quella di Letta. Era riuscito a scrivere l’accordo che il Pd aveva firmato accogliendo tutte le sue richieste e pensava di poter fare il frontman di un alleanza contro il centrodestra. Anche se sconfitti si sarebbe proposto come leader mediatico dell’opposizione. Un bel salto per uno che al momento non ha un voto. La seconda ipotesi ha, invece, a che fare con il ponderabile e con il calcolo politico. Calenda ha capito che non c’erano i margini per contendere il governo del Paese al centrodestra e ha virato al “centro”, puntando a rimanere in corsa come “moderato”.

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Calenda potrebbe accordarsi con Renzi e mettere sul piatto i loro parlamentari per il nuovo governo

E qui entrerebbe in gioco una possibile alleanza con Matteo Renzi. Un’alleanza che gli permetterebbe di ottenere un pacchetto di parlamentari da utilizzare per fare l’ago della bilancia in caso di alleanze nel prossimo parlamento. Magari alleandosi con il centrodestra su alcuni punti programmatici. L’attenzione alle aziende e l’abolizione del reddito di cittadinanza tanto cari a Confindustria non saranno mai ignorati dall’espressione politica di Montezemolo. D’altronde anche Renzi su certi argomenti ha negli anni dimostrato di essere di “destra”, prefigurando così, su certi temi un appoggio esterno al prossimo governo di centrodestra.

O chissà magari un accordo con Forza Italia su altri temi. Di spazio ce ne sarebbe anche se Renzi e Calenda si sgoleranno in campagna elettorale dicendo che non andranno mai con i sovranisti. Inoltre Calenda avrebbe bisogno di Renzi per la questione del simbolo e per non dover raccogliere le firme. Come sempre, Renzi, posizionandosi per primo e poi muovendosi per tempo, è riuscito a crearsi un campo da gioco per competere nonostante anche la sua formazione non si sia mai misurata col voto a livello nazionale.

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Un’ipotesi “laterale”: e se non volesse proprio arrivare alle elezioni?

Un’ipotesi laterale quanto clamorosa, potrebbe essere anche un’altra. Si tratta di una possibilità talmente suggestiva che non è il caso di dargli dignità di scenario al momento: e se Calenda non volesse proprio andare alle elezioni? Se si fosse reso conto di non avere i voti per competere a livello nazionale? D’altronde finora, Azione si è misurata solo su Roma spendendo il nome del proprio leader nella sua città. La città dove i palazzi della “Roma bene” tanto si sono spesi per sponsorizzarlo e nonostante questo dove comunque è finito per un pelo dinanzi alla disastrosa Raggi e comunque terzo. La “scusa” sarebbe la questione delle firme di cui al momento in Azione nessuno sembra volersi occupare.

Il delitto perfetto. “Non abbiamo fatto in tempo a raccoglierle” oppure “la solita burocrazia che taglia fuori una forza politica che poteva dire la sua” e la possibilità di non finire nel calderone di una sconfitta storica della sinistra e continuare a vendere un pacchetto di voti mai vidimato alle urne. Una possibilità remota, certo, ma pur sempre una possibilità. Nel marasma delle elezioni e con la possibilità di fare una figuraccia e mettere fine a un’ascesa politica prima che inizi, potrebbe essere valutata pur di salvarsi la pelle. Staremo a vedere.

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