Calenda – Letta, alleanza in bilico: cosa vogliono e perché

È il giorno dell’incontro, probabilmente decisivo, per la trattativa aperta nel centrosinistra al fine di creare una coalizione tra l’area moderata guidata dal leader di Azione, Carlo Calenda, e il Pd di Enrico Letta. Ma l’ottimismo per un accordo si assottiglia di ora in ora e le posizioni tra i due leader sembrano allontanarsi: da un lato il segretario dem che mira a un patto tra i progressisti il più ampio possibile, per contrastare Meloni; dall’altro il numero uno di Azione che, sondaggi alla mano, rimane convinto su un punto: il successo di Giorgia Meloni potrà comunque essere assottigliato grazie alla forte affermazione di un fronte centrista autonomo.

Le condizioni di Calenda

Sono elencati in una lettera che il leader di Azione ha inviato, insieme al segretario di +Europa Benedetto Della Vedova, al segretario Pd i punti per porre condizioni su candidature e temi e sui quali attende una risposta prima di decidere se correre in solitaria o allearsi ai dem.

No a candidati che creano imbarazzo. Nessun voto di Azione e +Europa “può andare a persone che non hanno votato la fiducia a Draghi, che sostengono la necessità di abbandonare quella agenda o che hanno inventato partiti all’ultimo secondo”, si legge nel primo punto della lettera, dove viene anche specificato che, se c’è da parte del Pd la volontà di candidare comunque questi nomi, lo faccia “non negli uninominali, ma nel proporzionale”. Calenda su questo punto è chiaro: “Mai e poi mai posso chiedere ai miei elettori di votare per Di Maio, Fratoianni o Bonelli, questo Letta non può chiedermelo, sarebbe un suicidio per me e anche un danno per la coalizione, perché i voti che perderei finirebbero tutti dall’altra parte”. Una condizione che Calenda si impegna da parte sua a rispettare: “Ho già detto a Carfagna e Gelmini che, in caso di accordo con il Pd, non potrebbero essere candidate in un collegio, perché vent’anni di scontri non si cancellano in una settimana e non sarebbe serio chiedere a un elettore del Pd di votare per loro”.

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Quindi niente convergenze di voti su candidati che potrebbero creare imbarazzo negli elettori: ognuna delle forze in campo elegge i suoi.

Omogeneità di programma. Un’altra condizione su cui Calenda ritiene indispensabile trovare la quadra riguarda i programmi. “Una cosa è avere programmi diversi, altra è non avere alcuna omogeneità” scrive il leader di Azione che chiede a Letta una risposta chiara su “infrastrutture energetiche, revisione (non abolizione) del reddito di cittadinanza, politiche fiscali e di bilancio”. Su questi punti occorre trovare punti di compatibilità.

In attesa di risposte a queste domande, Calenda continua a valutare l’ipotesi di correre in proprio, convinto di poter raggiungere il 10 per cento dei consensi, che sarebbero sottratti a Forza Italia.

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Le convinzioni di Letta

È un ‘appello accorato’ quello che il leader Pd ha lanciato nelle ultime ore a Calenda, cercando di scongiurare l’ipotesi della formazione di un terzo polo che, dice Letta, favorirebbe solo la destra. Il segretario Dem punta a una coalizione il più ampia possibile, per raccogliere anche i voti dei moderati di Fi.  “Il pareggio non è contemplato. O vince l’Europa del Next generation Eu, della speranza e del coraggio o vince l’Europa dei nazionalismi, di Orbán, di Marine Le Pen. Non ci sono terze vie. Per questo dico che la scelta è tra noi e Meloni”, ha detto più volte.

Quindi torna a mettere in campo tutta la “generosità” e la volontà di “unire, le porte sono aperte”, continua a ripetere. Sulle alleanze “noi non mettiamo veti, chiediamo a tutti di avere questo spirito. Il nostro sforzo non è quello di spingere per prendere l’1% in più ma quello di vincere le elezioni e dare agli italiani un governo di progresso che sia in grado di continuare lo sforzo importante che Draghi ha fatto” ha ribadito Letta. “Mi sento di fare un appello veramente accorato: in questo momento stiamo mettendo tutto il nostro impegno per convincere tutti quelli che vogliono e possono far parte della nostra alleanza di esserci, non mettiamo veti, abbiamo un atteggiamento costruttivo.Faccio un appello accorato che rivolgo in modo convinto e senza secondi fini e sperando venga ascoltato: siamo disponibili con la generosità tipica del Pd”. E per fugare dubbi di candidature indesiderate, ha smentito che Di Maio sarà candidato a Modena, così come ha fugato ogni dubbio sul fatto che ci siano stati contatti con i fuoriusciti dal Movimento 5 stelle o con Roberto Fico.

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