Calenda – Letta: cosa cambia dopo il patto? Centrosinistra 10 punti sotto la destra, terzo polo a trazione renziana. La contromossa di Conte

Coalizione unita sia.  Dopo le due ore di riunione alla Camera, il leader di Azione Carlo Calenda, il segretario di + Europa, Benedetto della Vedova e quello del Pd, Enrico Letta, hanno sancito la loro unione in vista delle prossime elezioni di settembre. Un sì che è arrivato, dopo giorni di ultimatum e paletti – soprattutto da parte dell’ex numero del Mise, ma che consentirà al centrosinistra di contare su un campo (più) largo – nonostante l’assenza del M5S.

La via del compromesso a sinistra è fatta di percentuali e bandiere “identitarie”. Le prime riguardano i collegi uninominali: il 70% andrà al Partito democratico, mentre il 30% andrà ad Azione, scomputando dal totale dal totale dei collegi quelli che verranno attribuiti alle altre liste della coalizione. Ma con l’esclusione dei nomi divisivi, come Bonelli e Fratoianni. 

Le seconde sono invece le politiche care a ciascun schieramento, e che ora andranno condivise: non solo il completamento del Pnnr, la lotta per i diritti sociali  e le politiche di bilancio improntate al rispetto del Patto di stabilità e crescita, su cui già c’era un generale accordo tra democratici e riformisti. Ma sopratutto la revisione del reddito di cittadinanza e del superbonus 110%.

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Gli equilibri elettorali 

La prima conseguenza dell’accordo sarà di natura elettorale. Come già messo in luce dall’ultimo sondaggio di Quorum/YouTrend realizzato per Sky TG24, il centrosinistra si attesterebbe al 33,2%, a più di dieci punti percentuali di distanza dalla destra al 46%. Ma comunque con una dote superiore rispetto allo scenario della corsa in solitaria di Azione -che avrebbe sancito lo stop del centrosinistra al 28,2% – e che ne avrebbe messo a rischio 16 collegi uninominali. Cresce dunque la speranza di un pareggio, da raggiungere puntando in parte sull’ampio bacino di indecisi, che si attesta intorno al 36%.

La contromossa di Conte 

Quello di oggi, è anche un accordo che ridisegna gli equilibri tra forze ma che mina future alleanze post-elettorali. In primis, tra PD e M5S, che mal digerirà ritocchi sulle sue due misure cardine, come è stato nel caso del dl Aiuti, su cui ha fatto mancare la fiducia all’Esecutivo. Lo slancio draghiano del PD, permette al leader pentastellato di schiacciare l’acceleratore sull’agenda sociale, e sulle istanze care alla sinistra radicale. E c’è già chi auspica che possa diventare il futuro Mélenchon all’Italiana.

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Il terzo polo a trazione renziana 

Ma l’alleanza tra Letta e Calenda è destinata a scuotere anche gli equilibri interni al Centro. In particolare Italia Viva che potrà attestarsi la paternità esclusiva del terzo polo. Il leader di Iv, ai microfoni di Rtl 102.5 questa mattina, ha già fatto sapere di essere disposto a correre da so solo, nonostante la mano precedentemente tesa al leader di Azione.

Il faccia a faccia con FI

I malumori non mancano nemmeno a destra e, in particolare, in Forza Italia, che sconta la fuoriscita di Mariastella Gelmini e Mara Carfagna, subentrate in Azione. Nonostante per caratteristiche demografiche e sociali, gli elettorati di Azione e quelli del PD appaiano maggiormente sovrapponibili, le istanze economiche portate avanti da Calenda si intersecano con alcune di quelle care alla destra soprattutto moderata. Il bacino di voti che il leader di Azione potebbe conquistare deriverebbe anche da qui. Soprattutto dopo l’asse di Forza Italia con Lega, che ha avuto più volte da ridire sulle misure varate dall’ex numero uno della Bce.

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Ultimo aggiornamento: Martedì 2 Agosto 2022, 21:12

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