Calenda rompe con il Pd, in attesa che il Pd rompa con Letta

“In molti, in queste ore, mi chiedono cosa ne sarà del “campo largo” di Letta dopo il broncio di Calenda, le voraci pretese di posti sicuri di Tabacci e Di Maio, i veti incrociati e le repentine giravolte. Non spetta a me la risposta. Per parte mia posso solo dire che questo disastro politico mi sembra lontano anni luce dal progetto riformistico realizzato durante il Conte II.Sono ormai settimane che sentiamo parlare di cartelli elettorali e di ripartizioni di posti. Sentiamo invocare “un’agenda Draghi” sperando che l’interessato si degni di scriverla e di un “metodo Draghi”, confidando forse che anche in futuro ci sia un governo che decida senza confronto politico, limitando i passaggi in Parlamento.L’unico accenno a un programma di governo che il Pd ha fatto è quando ha concordato con Calenda di rivedere il Reddito di cittadinanza e il Superbonus o quando ha scelto di abbracciare personalità come la Gelmini, artefice dei tagli alla scuola. La “santa alleanza repubblicana” messa su per contrastare Meloni ora si indebolisce e perde pezzi.Qualcuno mi chiede: e se ora Letta riaprisse al Movimento? Provo a dare una mano e a evitare ulteriori imbarazzi, dopo le dannose decisioni che sono già state prese. Noi non siamo professionisti della politica. Il balletto di questi giorni, tra giochi di potere e spartizioni di seggi, ci ha lasciati stupefatti. Noi condividiamo con i comuni cittadini una visione della politica diversa.È per questo che già con Draghi e ancor più in questi giorni abbiamo parlato solo di temi: tutela dell’ambiente, salario minimo, lotta al precariato, sostegni ben più consistenti a imprese e famiglie e tante altre priorità che ci vengono suggerite dai bisogni reali dei cittadini.A questo punto a Enrico rivolgo un consiglio non richiesto: offri pure i collegi che si sono liberati a Di Maio, Tabacci e agli altri alleati. Ti saluto con cordialità e senza nessuna acrimonia”.

Così Giuseppe Conte, presidente dei 5 Stelle, ha commentato la rottura da parte di Calenda del patto siglato solo pochi giorni fa con il Partito Democratico. 

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A voler interpretare quanto è accaduto, sembra quasi che Letta, Calenda, Fratoianni, Bonelli, Di Maio e chi più ne ha più ne metta, abbiano fatto finta di mettersi d’accordo solo per far fare un figurone a Conte e al Movimento 5 Stelle.

L’allegra brigata messa insieme dal segretario dem, di cui nessuno in Italia aveva compreso il senso, sembra avere quest’unica logica spiegazione. Le parole di Conte ne sono la perfetta chiosa.

Che Calenda non aveva gradito il duplice patto elettorale di sabato siglato da Letta era ben chiaro dall’improvvisa assenza di nuovi tweet sul suo account social. Il leader di Azione aveva iniziato a meditare se a quel punto fosse utile o meno presentarsi alle urne in un’alleanza oggettivamente insensata ed elettoralmente inspiegabile.

Inoltre, deve aver visto, forse, la performance di un deputato del Pd che al Tg2 cercava di giustificare il fatto che fosse normale che i dem avessero con Azione un patto di programma, mentre con altre forze politiche un patto elettorale: ma se disgraziatamente vinci… poi come fai a governare?

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Questo è ciò che Calenda ha detto oggi dall’Annunziata… e, oggettivamente, non è possibile dargli torto.

Toltosi il peso, il leader di Azione è tornato a twittare allegramente come gli abbiamo sempre visto fare, invitando i sostenitori di Azione a non rispondere agli attacchi… perché tanto ci avrebbe pensato lui!

Così a Irene Tinagli che lo ha accusato di aver fatto un assist ai sostenitori di Orban e Putin:“Tutta la nostra vita Irene, abbiamo pensato che il populismo fosse la trappola mortale della sinistra riformista. Prima, durante e dopo l’errore del campo largo non ho sentito una parola dai riformisti del PD. Così come non l’ho sentita prima durante e dopo l’accordo con SI/EV”.

Così a Enrico Letta che lo aveva descritto in questi termini: “Ho ascoltato Carlo Calenda. Mi pare da tutto quel che ha detto sia che l’unico alleato possibile per Calenda sia Calenda. Noi andiamo avanti nell’interesse dell’Italia”:“No Enrico. In verità eri tu. Buon viaggio e grazie comunque per la disponibilità a discutere”.

Comunque, la presa di posizione ufficiale del Pd è la seguente:“Carlo Calenda parla di «onore». Onore è rispettare la parola data. Un accordo, una firma, una stretta di mano tra persone leali e serie: questo è onore. Il resto, compreso l’attacco alla destra e alla sinistra tutte uguali, è populismo. Populismo d’élite, ma pur sempre populismo”.

Dopo la certificazione della brutta figura e quella di una sconfitta elettorale già annunciata, Letta può già adesso iniziare a scrivere la lettera di dimissioni da segretario del Pd che presenterà il 25 settembre, magari spiegandoci i veri motivi della “strategia” che lo ha fatto decidere nel voler affossare una coalizione di sinistra con i 5 Stelle che avrebbe messo in reale difficoltà la destra, per scegliere di voler metter insieme chi già palesemente aveva dimostrato in tutti i modi possibili di non poter convivere.

In ogni caso, c’è qualcuno che festeggia perché pensa di aver salvato la poltrona. È Matteo Renzi che, dopo aver ingaggiato l’ex sindaco di Parma Federico Pizzarotti (ma non era di sinistra???) adesso spera di poter allearsi con Calenda per scavallare la maledetta soglia del 3% e garantirsi la cadrega anche dopo il 25 settembre:

“Tra tante difficoltà, internazionali e domestiche”, ha dichiarato, “ora è il momento della Politica con la P maiuscola. Abbiamo una opportunità straordinaria: Terzo Polo”.

Per chi ancora non lo avesse capito, la politica con la P maiuscola di Renzi significa Poltrone, Poltrone e ancora Poltrone… per garantire la sua redditizia attività di lobby a favore dei suoi sponsor. 

Ci sarebbe da riportare anche le reazioni della destra, ma i commenti sono quasi umanitari… in fondo, quando uno si fa male da solo che bisogno c’è d’infierire?

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