Cambio di sesso dei minori. La dura reazione dei pediatri contro Biden

Si annuncia come una dura e lunga battaglia in tribunale, quella di medici e pediatri fermamente convinti che il «cambio di sesso» per i minori sia un grande rischio e l’Amministrazione Biden.

Quest’ultima, infatti, dando una nuova interpretazione della sezione 1557 del Patient Protection and Affordable Care Act, ha invece incluso nel divieto di discriminazione sulla base del sesso quella «sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere». Una novità che, per farla breve, si sostanzia nell’obbligo medico di avviare senza esitazioni al «cambio di sesso» i minori, pena appunto l’accusa di discriminare «sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere».

Migliaia di professionisti della salute non ci stanno; di sicuro non ci sta la Catholic Medical Association. «L’identità biologica deve rimanere la base per il trattamento dei pazienti», ha infatti affermato il dottor Michael Parker, che è presidente di questa associazione, una comunità nazionale guidata da medici di oltre 2.300 operatori sanitari in 114 corporazioni locali. Di qui l’idea di una causa, formalizzata in tribunale lo scorso 26 agosto e che, sempre contro l’Amministrazione Biden, vede schierati anche la dottoressa Jeanie Dassow, un medico del Tennessee specializzato nella cura degli adolescenti, e l’American College of Pediatricians, composto da oltre 600 medici e altri operatori sanitari impegnati nella cura dei bambini in 47 Stati.

Sono insomma circa 3.000 tra medici, pediatri e professionisti sanitari, quelli ricorsi agli avvocati – nello specifico ai legali dell’Alliance Defending Freedom, un’organizzazione legale no-profit – per far valere le loro ragioni. Quali ragioni? Lo lasciamo chiarire bene al già citato dottor Parker: «Le indicazioni dell’Amministrazione Biden non solo mettono a rischio la salute e la sicurezza dei nostri pazienti, ma impongono che gli operatori sanitari rinuncino al loro fondamentale diritto alla coscienza». Dunque, quelle richiamate dai medici contrari ai diktat arcobaleno sono sia ragioni di coscienza sia, in fondo, di scienza.

Del resto, il tema del «cambio di sesso» tra i giovanissimi continua in effetti ad animare e dividere la comunità scientifica, dove in tanti fanno presente come i minori affetti da disforia di genere, se da una parte risultano in crescita, dall’altra meritano di essere considerati con maggiore attenzione anziché essere avviati all’iter di transizione. Per un motivo semplice: presentano sovente condizioni problematiche sotto più profili. Illuminanti, in proposito, gli esiti di una recente indagine australiana della psichiatra infantile Kasia Kozlowska pubblicata sulla rivista Human Systems.

Con questa ricerca, infatti, si sono studiati 79 giovani di ambedue i sessi inviati ad una gender clinic, scoprendo come – oltre a provenire spesso da famiglie divise – costoro sperimentano in oltre il 62% dei casi ansia o depressione, in oltre il 40% delle situazioni alti livelli di disagi, ideazione suicidaria e autolesionismo e in oltre il 35% di casi disturbi comportamentali. È sulla base di constatazioni simili, oltre che sugli assai dubbi benefici per la salute di un «cambio di sesso» di cui potrebbero pentirsi (e di cui tanti si sono già pentiti), che verso i giovani con disforia di genere, nel Regno Unito come in Svezia, da mesi prevale la linea della prudenza.

Tanto più che – e questo è un altro dato assai rilevante – che fino al 90% dei minori «che percepiscono il loro genere, sin da quando sono bambini, diverso dal loro sesso biologico» dopo la pubertà supera naturalmente tale condizione, riconoscendosi nel proprio sesso biologico. Quindi intervenire bloccando la pubertà e avviando al «cambio di sesso» – magari dopo visite lampo – dei minori costituisce davvero una forma di violenza sia contro costoro, sia contro la professione medica. Ecco perché non si può che augurare il successo, in tribunale, a questi medici e pediatri che, dinnanzi alle imposizioni Lgbt fatte proprie dell’Amministrazione Biden, hanno deciso di far quello cui in troppi hanno da tempo rinunciato: alzare la testa.

 

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