Camorra, il pizzo pagato anche con il Reddito di cittadinanza

Mezzogiorno, 16 agosto 2022 – 07:49

I verbali di Pasquale Cristiano, il boss pentito: «Alcuni commercianti pagavano utilizzando i sussidi delle mogli». E per comunicare con i capiclan in carcere anche pizzini nascosti nelle merendine

di Gennaro Scala



Durante il lockdown il «pizzo» veniva pagato anche con il Reddito di Cittadinanza. Nei suoi verbali, Pasquale Cristiano è un fiume in piena. È un boss, non una semplice voce di dentro della camorra di Arzano e spiega come funzionava il clan dall’origine, fino alla guerra con i Monfregolo che avevano preso il sopravvento dopo il suo arresto. Era in carcere, ma il 7 aprile 2020 fu posto ai domiciliari. Una circostanza del tutto inaspettata per i rivali che pensavano di poter sfruttare il momento. «Sono uscito nel lockdown, in un periodo critico per Arzano – racconta Cristiano ai magistrati – Avevo lasciato un fondo cassa di 30mila euro al momento del mio arresto e circa 40mila euro di droga. Io pensavo che potesse essere addirittura cresciuto il fondo cassa, invece non trovai più niente, addirittura debiti per forniture di droga, per il noleggio delle autovetture e addirittura con i negozi di abbigliamento o alimentari».

La lista del racket

Era tempo di incontri, bisognava pianificare. «Con Monfregolo ci appartammo e mi illustrò la situazione dicendomi che praticamente non era rimasto nulla e avevano solo debiti e problemi. Mi disse però di aver creato una piazza di spaccio e anche di aver fatto una nuova lista delle estorsioni». Mostrò a Cristiano «una lista di 2035 nomi ma con quote di 100, massimo 200 euro. Il totale non arrivava neppure a 3000 euro. Gli dissi – riferisce il boss – che non era proprio nulla e avrebbe solo attirato l’ostilità del paese. In quel momento stracciai la lista, chiamai un mio uomo e gli dissi di dire a quei commercianti che non dovevano più pagare». Tra questi c’era anche il titolare di una pizzeria. «Venne da me piangendo e dicendo che doveva utilizzare il Reddito di Cittadinanza della moglie per pagare la quota che consegnava al clan».

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La «talpa» e il telefono criptato

Radicato sul territorio, Cristiano riferisce di essere venuto a conoscenza di un blitz imminente «un giorno prima del mio arresto». Ci furono delle contromosse. «Facemmo una riunione nella quale dicemmo chi sarebbe dovuto rimanere su Arzano, in caso di arresto mio e di mio cognato». Un affiliato, il cui nome non figura nei verbali, «aveva storicamente una talpa della quale non ci ha mai detto niente e con la quale comunicava con un telefono criptato che ha ancora oggi».

Ordini al telefono

«Anche durante la detenzione ho mantenuto contatti con l’esterno e continuavano a pagarmi la mesata che era di circa 3-4 mila euro e nelle festività si arrivava ai 12-13 mila euro al mese. I contatti li tenevo sia con i colloqui, sia attraverso un telefonino che ci passavamo tra noi detenuti. Era un iPhone 5 con il quale effettuavo anche videochiamate». Poi aggiunge: «Sono a conoscenza dell’organizzazione con la quale i telefonini entrano in carcere»

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L’arsenale

Un clan non ha ragione di definirsi tale, senza un arsenale. Cristiano svela i nascondigli. «Posso riferire che all’interno della 167 di Arzano ci sono dei “sistemi” predisposti da un parente di Giuseppe Manfregolo. Due sistemi sono nel Rione 167 scala B, uno si trova vicino all’ascensore. Una volta Monfreogolo me lo mostrò compiaciuto perché non si vedeva proprio. Precisamente si trova vicino all’ascensore al piano terra, proprio a fianco di una porta blindata, con a terra una lastra di ferro che si apre con un telecomando elettrico». Attivandolo il sistema si solleva. «Personalmente ho visto quattro pistole». L’altro “sistema”, secondo Cristiano «si trova nella stessa scala al sesto piano, vicino ad un finestrone basso al termine della rampa di scala che conduce al lastrico solare. Anche in questo caso si apre con un telecomando. Poi ho fatto fare anche io un “sistema” a casa di mia madre e a casa di mia moglie. Un altro a casa di Mariano (in un condizionatore modificato) e di Raffaele Manfregolo (all’interno di un armadio)».

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Le comunicazioni

A Cristiano vengono sottoposte numerose foto segnaletiche, tra cui quella della moglie di Giuseppe Monfregolo. «Fino a quando ci sono stato io non aveva ruoli nel clan, si può essere occupata della latitanza del marito e dei contatti con l’esterno, ma per quanto ne so non ha fatto altro, Mi hanno detto però che aveva cercato di far passare un bigliettino per il marito nascosto in un Kinder Bueno ad un colloquio».

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16 agosto 2022 | 07:49

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