Campania, l’inflazione sta bruciando (quasi) 7 miliardi

Mezzogiorno, 9 ottobre 2022 – 08:07

La Cgia: «Sempre meno potere d’acquisto, il caro vita erode i risparmi. Napoli tra le aree più penalizzate d’Italia»

di Paolo Grassi

Sempre meno potere d’acquisto. L’allarme è di quelli da far venire i brividi: «L’inflazione sta mangiando i nostri risparmi». Una «stangata» da 92 miliardi e passa in tutta Italia, di cui quasi 7 in Campania (la metà nella sola provincia di Napoli). I conti, realizzati dall’Ufficio Studi della Cgia, partono dall’ipotesi che le famiglie abbiano mantenuto nel proprio istituto di credito gli stessi soldi che avevano a inizio anno. «Pertanto — spiega sempre l’associazione di Mestre — a causa di un caro vita stimato per il 2022 all’8%, la dimensione economica reale del deposito bancario ha subito una drastica decurtazione. A pagare il conto più salato sono le famiglie residenti nelle grandi città, dove l’inflazione si fa sentire maggiormente». Certo, «una piccolissima parte di questa perdita di potere di acquisto sicuramente verrà compensata dall’aumento degli interessi sui depositi. A seguito dell’incremento dei tassi decisi in questi ultimi mesi dalla Bce, infatti, gli istituti di credito, nella seconda parte dell’anno, stanno riconoscendo ai propri correntisti degli interessi positivi». Tuttavia, «il conto da “pagare” è pesantissimo e colpisce maggiormente le famiglie meno abbienti».

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La mappa

A Roma, Milano, Torino e Napoli «le famiglie più penalizzate». Nella provincia capitolina, secondo la Cgia, l’inflazione «erode» 7,42 miliardi di euro di risparmi; in quella meneghina 7,39; a Torino 3,85, a Napoli 3,33 (su una consistenza di depositi pari a oltre 41,6 miliardi); a Brescia 2,24 e a Bologna 1,97. Tra le meno esposte, infine, scorgiamo la provincia di Enna con 156 milioni di euro, Isernia con 153 e Crotone con 123. Detto dell’area partenopea, nella classifica del potere d’acquisto bruciato dall’inflazione Salerno fa segnare quota 1,38 miliardi (su un monte risparmi di 17,3 miliardi di euro); Caserta 1,01 miliardi (su 12,6); Avellino 707 milioni (su depositi censiti per oltre 8,8 miliardi); Benevento 383 milioni (su 4,7 miliardi).

Lo Stato «sorride»

«Certo, a causa dell’aumento dell’inflazione, anche lo Stato centrale e le sue articolazioni periferiche subiranno una impennata sul fronte delle uscite. Nel frattempo, però, l’incremento del gettito riscosso è stato molto importante. Nei primi 8 mesi del 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, le entrate tributarie erariali sono aumentate di 40,69 miliardi di euro». Questo score così positivo, spiega l’associazione veneta, «è riconducibile a tre fattori: gli effetti del “decreto Rilancio” e del “decreto Agosto” (che tra il 2020 e il 2021 avevano disposto proroghe, sospensioni, etc.) e, in particolar modo, gli incrementi dei prezzi al consumo che hanno spinto all’insù il gettito dell’Iva».

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Nuovo incubo

Il pericolo «che la nostra economia stia scivolando verso la stagflazione è molto elevato. È un quadro economico che in tempi relativamente brevi potrebbe verificarsi anche in Italia. Con le difficoltà legate alla pandemia, agli effetti della guerra in Ucraina, all’aumento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici rischiamo, nel medio periodo, di veder scivolare la crescita economica verso lo zero, con una inflazione che, invece, potrebbe superare tranquillamente le due cifre». Contrastare la stagflazione, segnala l’Ufficio Studi della Cgia, è un’operazione molto complessa. Per attenuare la spinta inflazionistica, gli esperti sostengono che le banche centrali dovrebbero contenere le misure espansive e aumentare i tassi di interesse, operazione che consentirebbe di diminuire la massa monetaria in circolazione». E ancora: «È evidente che avendo un rapporto debito/Pil tra i più elevati al mondo, con l’aumento dei tassi di interesse l’Italia registrerebbe un deciso incremento del costo del debito pubblico. Un problema che potrebbe minare la nostra stabilità finanziaria. Bisognerebbe, infine, intervenire simultaneamente almeno su altri tre versanti: in primo luogo, attraverso la drastica riduzione della spesa corrente e, in secondo luogo, con il taglio della pressione fiscale, unici strumenti efficaci in grado di stimolare i consumi e per questa via alimentare anche la domanda aggregata di beni e servizi. Operazioni, queste ultime, non facili da applicare in misura importante, almeno fino a quando non verrà “rivisto” il Patto di Stabilità a livello europeo». Infine, «ma non certo per ultimo, dovremo assolutamente sterilizzare i rincari delle bollette di energia elettrica e del gas che sono la causa di questo forte aumento dell’inflazione registrato in quest’ultimo anno».

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