Carla Fracci, la grande ètoile della danza è volata via in punta di piedi, leggiadra ed eterea come solo lei sapeva fare

Carla Fracci, la grande icona ed ètoile della danza è volata via in punta di piedi, leggiadra ed eterea come solo lei sapeva fare. Ha calcato i più importanti palcoscenici internazionali ma è rimasta l’antidiva per eccellenza con la sua speciale eleganza ed armonia. Così il poeta Eugenio Montale la definì”Eterna fanciulla danzante“. 

 “Dietro le quinte una piccola ed esile donna, con una giacca con cappuccio, scaldamuscoli rosa, le sue scarpette, un triangolo di lana al collo, in estenuante allenamento in prova. Viso pulito senza un’ombra di trucco”. È l’immagine che usa la costumista napoletana Annamaria Morelli che l’ha vestita per oltre 30 anni, realizzando costumi per importanti spettacoli in scena al Teatro di San Carlo di Napoli, al Teatro la Scala di Milano, al Teatro Massimo di Palermo

E’ difficile esprimere il dolore che provo – commenta – da quel lontano 1989 non ci siamo mai lasciate. Immensa professionista e anche amica. La piccola donna con aspetto da ragazzina non c’è più – si emoziona Annamaria Morelli – riempiva il palcoscenico con la sua magia. E ogni volta riusciva a farci emozionare, noi che la seguivamo dietro le quinte pronti ad esserle vicino per qualsiasi cosa. Abito di scena, trucco sapientemente deciso da lei. Straordinaria e grande, così magica sempre”.

L’ incontro di Annamaria con Carla Fracci e il marito, il regista Beppe Menegatti, avvenne per caso nel 1989 al San Carlo di Napoli. Era in preparazione “Nijginski memorie di giovinezza”, oltre 300 costumi firmati da Luisa Spinatelli, troppi da gestire in due sartorie: Milano e Napoli. Fu chiamata e fu felice di accettare.

Ironica e simpatica anche alle prove costumi che faceva sempre di corsa – ricorda Annamaria Morelli – per lei era importante e prioritario il suo allenamento. Ha sempre accettato le mie proposte senza mai interferire sul progetto di un costume, purché fosse funzionale e non intralciasse la leggerezza dei suoi passi e I movimenti di danza. Per questa ragione –  aggiunge- il costume per la danza è il più complesso e difficile da progettare e realizzare. Ha bisogno di accorgimenti e tecniche sartoriali complesse, per far si che il danzatore possa muoversi in tutta libertà senza che il costume venga compromesso nell’estetica, e soprattutto che metta in risalto il corpo e la grazia della danzatrice”. 

Fracci ha danzato in tutto il mondo, la stampa internazionale l’ha sempre osannata riconoscendone lo stile e la grande preparazione tecnica. “La cosa importante per Carla è stata danzare – continua la costumista – e spesso ho rinunciato a qualche cosa che nel costume le poteva creare disagio e insicurezza nei volteggi”.

Il rapporto tra Carla Fracci e Annamaria Morelli non si è mai interrotto: “Ci mandavano spesso messaggi e foto di vecchi spettacoli – ricorda – che lei amava ricordare e nel farlo si divertiva molto. Nel 1995, nella stessa sera abbiamo ricevuto il Premio Positano di Danza, lei alla carriera ed anche io alla carriera per i costumi. Per me fu un grande onore riceverlo con lei accanto”

“L’ho vestita da Charlie Chaplin, con baffetti , bombetta , scarpe enormi e storte, da uomo in “Amleto principe del sogno,” con jeans neri , maglione a collo alto e berrettino, da aviatore in “Cocteau”. La sua grazia inconfondibile la rendevano sempre “ la grande Carla”, mai una contestazione, ha sempre affrontato i ruoli, di qualsiasi genere con classe e professionalità. Ha sempre dato vita al personaggio che interpretava, cappelli enormi , abiti storici, maschere che per un po’ le coprivano il volto. Sempre intenta al suo grande lavoro”. 

Annamaria Morelli ha voluto in particolare ricordare un costume specifico realizzato per Carla Fracci: la famosa tunica indossata per lo spettacolo “Eleonora duse –Isadora Duncan” nel 1990 al Teatro la Scala di Milano. “Poter lavorare per Carla è stata un ‘esperienza che non mi sarei perduta per nessuna cosa al mondo”.

Una tunica che ha fatto il giro del mondo con lei, progettata da me per interpretare Isadora Duncan. Un costume fortunato ma con varie vicissitudini mentre era in lavorazione.  La sera della prima il tessuto pregiatissimo chiffon venne inondato inavvertitamente dai caffè poggiati sui tavoli delle sarte durante le pause. Allora il direttore della sartoria, Giorgio Metelli, agitatissimo, non avendo altra scelta, immerse il tessuto nell’acqua, i negozi erano chiusi non avevamo più il tessuto. E andò tutto bene. Ma non finisce qui. Carla non aveva avuto il tempo di provare il costume, impegnata con le prove, e decise di provarlo un’ora prima di andare in scena. Riscontrò un difetto nelle pieghe. Sconforto mio e dei sarti… Ma allora, come adesso, i grandi sarti del teatro erano strepitosi, mi rassicurarono che avrebbero smontato il costume rimettendolo a posto. Tutto questo tra un pezzo e l’altro: mentre Carla danzava i sarti nel camerino smontavano e rifacevano il costume. Il mio cuore andava a mille“. 

Ma la magia del teatro è anche questa. Costume pronto in tempo perfetto. Risultò bellissima e magica come sempre. E poi questo costume è stato fortunato, ha girato il mondo. Sono convinta che lo farà ancora con lei.  Continuerà anche altrove a farci emozionare sempre”.

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