Chi potrebbe dover restituire il bonus 200 euro

A partire da luglio 2022 comincerà a essere erogato il bonus 200 euro, il contributo una tantum introdotto dal governo di Mario Draghi nel decreto Aiuti di maggio pensato per aiutare gli oltre 31 milioni di beneficiari a contrastare l’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia. Secondo quanto si legge in una circolare diffusa dall’Inps lo scorso 24 giugno, esiste tuttavia la possibilità che, in caso di erogazione provvisoria in assenza di alcuni dei requisiti stabiliti dalla normativa, alcune persone debbano dover restituire il bonus

Bonus 200 euro

Quello che c’è da sapere sull’aiuto di luglio per lavoratori e pensionati contro l’inflazione

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A luglio riceveranno il bonus i pensionati, i percettori del reddito di cittadinanza e i lavoratori dipendenti. Per altre categorie, come le persone titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (i cosiddetti co.co.co.), i lavoratori stagionali a tempo determinato e intermittenti, i lavoratori domestici assicurati presso la gestione Inps e i lavoratori autonomi occasionali privi di partite Iva, il bonus arriverà più avanti, presumibilmente a ottobre. Ciò che accomuna tutti i beneficiari è tuttavia il tetto massimo di 35 mila euro lordi: chiunque ha un reddito annuale che oltrepassa questa soglia nel 2021 non è eleggibile a ricevere il bonus. 

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Tuttavia, l’ente erogatore effettuerà la verifica della situazione di reddito dopo l’erogazione del bonus. Di conseguenza, come specifica il comma 5 dell’articolo 32 del decreto legge 50 del 2022 che regola la misura, “in caso di somme corrisposte in eccedenza, [l’ente erogatore, ndr] provvede alla notifica dell’indebito entro l’anno successivo a quello di acquisizione delle informazioni reddituali”. 

Gli altri casi previsti dall’Inps in cui potrebbe essere necessario procedere alla restituzione dei 200 euro sono l’eventuale ricezione dell’aiuto una tantum da due diversi datori di lavoro nel caso dei lavoratori dipendenti e la revoca del trattamento pensionistico che ha dato titolo al riconoscimento dell’indennità. Quella della potenziale ricezione del contributo da due diversi datori di lavoro è una questione che nelle ultime settimane ha provocato non poche discussioni per via di un poco chiaro riferimento nel decreto a un’autocertificazione necessaria i lavoratori dipendenti per ricevere il sussidio, che è stata in seguito chiarita dall’ente erogatore. 

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Nonostante queste siano le questioni citate esplicitamente nella circolare o nel decreto, l’Inps specifica che la restituzione del bonus è prevista in “tutte le circostanze in cui si accerti successivamente la non sussistenza del diritto a prescindere dal requisito reddituale”.

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