Chi si arrichisce alle nostre spalle

Con due iniziative in Consiglio regionale, nei giorni scorsi, il consigliere Pierluigi Marquis ha risollevato l’annoso problema degli impianti idroelettrici che non rispettano il D.M.V. e che prelevano dai torrenti una quantità di acqua superiore a quella che è stata loro assegnata. L’iniziativa di Marquis prende spunto da alcune recenti sentenze che dichiarano non sanzionabili gli esuberi delle portate medie annue concessionate.

Ma Legambiente VdA si dissocia dalle preoccupazione del consgliere azzurro nei confronti “dei “poveri imprenditori dell’idroelettrico che, vessati, potrebbero lasciare la Regione”. L’associazione ambientalista ricorda, infatti, che questi imprenditori (talvolta  “prenditori” di tutta l’acqua presente nei torrenti) hanno sviluppato il loro business grazie agli incentivi pubblici e utilizzando le acque pubbliche, secondo un modello di imprenditoria super assistito”.

Di più, l’Associazione sottolinea poi che “Coloro che prelevano più acqua del dovuto, e quelli che lasciano i torrenti in secca, potremmo definirli “approfittatori del bene pubblico”. Soprattutto non ci piacciono quelli che sentono l’esigenza di installare delle videocamere, non per trasmettere i dati delle portate e del DMV agli uffici competenti, ma per ‘incastrare’ gli operatori della Forestale che eseguono i controlli”.

Nel manifestare al “Corpo Forestale apprezzamento e ringraziamento per l’opera che svolge al servizio degli interessi della Regione e di noi tutti”. rimarca che “eseguire  controlli è uno dei compiti per cui il Corpo è operativo, nell’interesse del nostro ambiente,  della legalità e della nostra economia”.

E sarcasticamente spiega: “Su una cosa sola concordiamo con Marquis e con l’assessore Marzi: è ora di mettere mano al Regio Decreto del 1933 per attualizzarlo. Le esigenze e le dinamiche della produzione da idroelettrico sono un po’ cambiate da allora. Quello che resta valido, e che va rispettato, sono le indicazioni di base: le prescrizioni sui prelievi fornite con il disciplinare di concessione e la tutela dei corsi d’acqua e della vita che in essi si trova”.

DOSSIER CHE IL CIRCOLO HA CURATO SUL TEMA DEL DEFLUSSO MINIMO VITALE

Mancato rilascio del Deflusso Minimo Vitale nei fiumi e torrenti. Difficoltà di controllo e di sanzionamento degli illeciti. Necessità di introdurre una normativa adeguata.

Il DMV/DE è la vita dei corsi d’acqua.

Un corso d’acqua, a cui venga sottratta una buona parte del suo flusso in modo costante, è soggetto a modifiche idromorfologiche e dell’ecosistema fluviale, a partire dalla vegetazione delle sponde fino alla biodiversità della composizione macrobentonica e faunistica. Si modifica di conseguenza la funzione ecologica (il mantenimento degli habitat e delle specie autoctone) e si perde l’interesse paesaggistico che il corso d’acqua riveste.

Un corso d’acqua naturale, a differenza di un canale artificiale, è un microcosmo vitale.

Un torrente che rimanga artificialmente e prolungatamente in asciutta perde le sue funzioni vitali, mentre si deteriora la qualità dell’intero ecosistema. La sua ricchezza in biodiversità potrebbe essere persa per sempre.

Il Deflusso Minimo Vitale ora Deflusso Ecologico.

Per ogni prelievo di portata d’acqua dai fiumi e dai torrenti, il concessionario deve lasciare un Deflusso Minimo Vitale, ora Deflusso Ecologico, nel corso d’acqua interessato.

Il rilascio di un deflusso minimo è previsto per legge, dall’art.12 bis del RD n.1775/1933. Su tali basi, tutte le concessioni di acqua pubblica che vengono rilasciate, perlomeno quelle di tipo idroelettrico, prevedono che debba essere rilasciato nel corso d’acqua un DMV o DE.

Le norme attuali non dispongono che i dati relativi alle misurazioni del DMV/DE debbano essere comunicati alle autorità concedenti; nella maggior parte dei casi tali dati non vengono neppure registrati. Così come non vengono misurate e/o comunicate le portate naturali transitanti nei corpi idrici alla sezione di derivazione. Le uniche misurazioni che devono essere registrate e quindi trasmesse all’Autorità concedente riguardano la sola quantità di acqua prelevata per essere turbinata.

Il controllo del rispetto del DMV è di conseguenza possibile solo effettuando un apposito sopralluogo, da parte degli enti preposti, durante il quale venga verificato il rilascio e/o misurato il DMV o con le astine metriche poste agli stramazzi o con strumentazione apposita.

Il mancato rilascio del DMV/DE, purtroppo, si determina soprattutto quando il concessionario, deliberatamente, agisce sugli organi di regolazione ostruendo gli stramazzi o variando le luci sottobattente.

Il danno di tale pratica deve essere valutato in rapporto alla funzione già definita minima del DMV/DE per la salvaguardia ecologica del sistema fluviale e alla sua elevata frequenza.

Unica modalità valida di controllo sarebbe l’imposizione di un monitoraggio in continuo da potersi effettuare in remoto, con dati resi pubblici in tempo reale.

Le azioni di controllo e di contrasto al non rispetto e/o non rilascio del DMV.

Il mancato rilascio del DMV/DE, in alcuni casi, può avere rilevanza penale in quanto può determinare “distruzione/deturpamento delle bellezze naturali” (art. 734, da art.9 della Costituzione) o apportare danni irreversibili alla fauna ittica.

Purtroppo gli enti deputati al controllo non sono sempre in grado di accertare puntualmente la fraudolenta inadempienza del disciplinare di concessione, e non dispongono di direttive che permettano di sanzionare adeguatamente e quindi promuovere una salutare deterrenza a tali pratiche; meno che mai si avventurano nell’accertamento dei danni ambientali la cui determinazione potrebbe richiedere molto più impegno e dare luogo a contenziosi molto ardui e complicati. Quand’anche il reato di deturpamento delle bellezze naturali venga portato nelle sedi penali, difficilmente un giudice ne riconosce la valenza, come risulta dall’analisi dei casi che segue.

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Sul piano amministrativo è possibile comminare una sanzione per il mancato rispetto delle condizioni fissate dal disciplinare di concessione (ai sensi dell’art.17 c.1 e 3 del T.U. 11/12/1933 n.1775) e nel caso di ripetute violazioni anche disporre la sospensione temporanea della derivazione.

Purtroppo i guadagni aggiuntivi perseguiti dal concessionario con il mancato rispetto del DMV/DE e il conseguente aumento produttivo compensano abbondantemente le eventuali perdite causate dalle sanzioni amministrative e sono tali da  permettere agli inadempienti di pagare fior fiore di avvocati per ricorrere contro le sanzioni (e addirittura denunciare i controllori).

Gli accertamenti, peraltro, sono puntuali e non registrano la durata della inadempienza e la sua magnitudo.

Abbiamo verificato che le attuali sanzioni e le modalità di conduzione dei controlli non servono da deterrente anche perché le sanzioni sono di valore minimo rispetto ai guadagni conseguiti. Per i concessionari è più conveniente  decidere di pagare l’ammenda e continuare a sforare nei prelievi o, in alternativa, ricorrere agli organi giurisdizionali con il primo evidente vantaggio di rinviare le cause ai tempi biblici.

Dimostrare quanto questa prassi possa essere generalizzata e quali conseguenze comporti sul piano ambientale ed economico-sociale è lo scopo della seguente analisi di casi che riguardano sia l’aspetto penale che quello amministrativo.

Il caso dei processi penali in Valle d’Aosta.

  1. Il processo del 2006. Una prima denuncia penale, che ha dato luogo ad  un processo, è stata presentata nei confronti della società Valdena, per non aver rilasciato il DMV nel torrente Ruitor dove era stata autorizzata una centralina in loc. Promise di La Thuile. L’accusa rilevava il fatto che l’impianto avesse prodotto 1 milione e 100.000 kWh al posto dei 110.000 Kwh autorizzati dalla concessione. Il processo si conclude con una assoluzione, in quanto il giudice non riconosce il fatto che il torrente sia stato lasciato in secca e sentenzia che “un torrente non è un corso d’acqua perenne e può avere delle secche improvvise”, dimostrando in tal modo di non essere molto informato sul regime idrologico dei torrenti alpini, dato che non si sta parlando di una fiumara calabra ma bensì del torrente Ruitor che è alimentato dal ghiacciaio omologo, uno dei più grandi della Valle d’Aosta (ved. cascate Ruitor).  
  1. Il processo del 2016: il rilievo sul mancato rilascio del DMV riguarda sempre la stessa centralina ma nel frattempo la concessione è stata intestata a nome della società Idrora s.r.l. Anche in questo caso l’assoluzione recita “il fatto non costituisce reato”. La Forestale, che ha effettuato il controllo, ha sì constatato che il DMV rilasciato nel torrente era di soli 8 l/s invece dei 300 l/s previsti riferendo che il fatto era stato accertato in 3 diverse occasioni nello stesso anno, ma non ha potuto dimostrare che sia avvenuta la distruzione della fauna ittica, che sarebbe l’unico fatto di rilevanza penale.
  1. Il processo del 2019.  Ad agosto 2019, in val d’Ayas, nel torrente Messuère  viene fatto un controllo in quanto il torrente risulta in secca. Questa volta i pesci morti ci sono: sono state fotografate una sessantina di trote morte. Il processo si svolge nei confronti della società Messuère Energie s.r.l. e del presidente del Consorzio di Miglioramento Fondiario di Brusson, titolare di un diritto irriguo sullo stesso torrente. Quest’ultimo, facendo una oblazione, esce dal processo. Per evitare di pagare l’oblazione di 6.000 euro (che rappresentano le briciole delle somme accumulate con le eccedenze nei prelievi) la società preferisce fare opposizione ed andare a processo. Per l’accusa di distruzione o deturpamento di bellezze naturali non viene individuato il colpevole, mentre, come nelle precedenti occasioni, il mancato rilascio del DMV non viene considerato reato: in conclusione l’imputato viene assolto (marzo 2021). Non sufficientemente soddisfatto dell’esito e a deterrenza di futuri controlli, il trasgressore denuncia il personale regionale che ha eseguito il controllo, contestando le modalità e gli strumenti utilizzati per la rilevazione dei dati sulle portate rilasciate a titolo di DMV. 

Il caso dei procedimenti sanzionatori.

Dai processi esaminati emerge che un rilascio del DMV non corretto viene considerato una violazione di tipo amministrativo che andrebbe correttamente sanzionata. Andiamo quindi ad esaminare la situazione in Valle d’Aosta, relativamente alle sanzioni.

Fin dal 2015 è emersa l‘entità del fenomeno dei prelievi eccedenti e il danno economico che questo comporta per le casse regionali.

Analizziamo l’elenco dei procedimenti sanzionatori emessi dalla Regione VdA dal 2014 al 2019, in relazione ai prelievi eccedenti e al mancato rilascio del DMV/DE, e scopriamo che sono 163 i casi di sanzioni (rivolte ad altrettanti casi) rimaste in sospeso, a causa di una serie di ricorsi promossi da alcune società  concessionarie presso il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, confidando anche, sostanzialmente, nei tempi infiniti della giustizia amministrativa e nella prescrizione.

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Con tali ricorsi i concessionari intendono contestare il fatto che un prelievo eccedente la quantità di acqua concessionata possa costituire un illecito e possa essere sanzionato.

L’elemento che deve garantire che il corso d’acqua non resti mai a secco è il rispetto del valore del DMV, anch’esso variabile a seconda del mese. Però nessun impianto, a nostra conoscenza, ha introdotto dei sistemi di misurazione del DMV che, in remoto, forniscano alla Regione una registrazione del dato..

Invece, come dimostra la vicenda riassunta in premessa, l’unico modo con cui gli addetti al controllo (la Forestale) possono verificare il rispetto del rilascio del DMV è di effettuare un sopralluogo, che evidentemente può essere eseguito solo occasionalmente e che può verificare solo dei dati temporanei e molto parziali.

Alcuni dei ricorsi intentati presso il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche:

–  ricorso al Tribunale di Aosta e, successivamente al TSAP, da parte dell’impresa Berger in relazione al superamento della portata media e della portata massima nell’utilizzo della concessione idroelettrica con derivazione dal torrente Chalamy (2018);  

–  ricorso della società Quinson al TSAP contro la Regione che ha contestato il “superamento del limite della portata media annua” (2018);

–  ricorso della LPN, concessionaria del torrente Dialley, al TSAP contro la Regione per una sanzione comminata per avere prelevato al di fuori del periodo concesso e in misura maggiore rispetto alla portata media annua assentita (2018);

–  ricorso della società Idrora al TSAP, in relazione alla concessione sul torrente Ruitor, contro la Regione che gli ha contestato il “superamento della portata media annua” (2017);

–  ricorso presso la Corte di Cassazione da parte di Idrora contro una sentenza del TSAP che non ha accolto la sua tesi che intende dimostrare che la portata media annua può legalmente essere superata, perché il valore della portata media non sancisce un limite ma serve a calcolare il canone; inoltre sostiene che non è giusto che la Regione richieda il pagamento della differenza sul canone tra la quantità di acqua concessionata e quella effettivamente prelevata (2021); la causa è tuttora in corso;

–  ricorso al TSAP da parte della società Messuere Energie (poi Valdena)  contro il Provvedimento Dirigenziale 22/2/2021 di sospensione della produzione per 15 gg. nel mese di febbraio avendo verificato innumerevoli accertamenti di mancato rilascio del DMV.

Le motivazioni dei ricorsi presentati al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.

I ricorsi presentati al TSAP in buona sostanza contestano il fatto che la Regione abbia diritto di “sanzionare il superamento dei limiti previsti dalla concessione”.

In particolare i ricorrenti deducono l’illegittimità del provvedimento introducendo un distinguo tra la portata massima e la portata media annua, sostenendo che solo l’esubero della portata massima può essere sanzionato.

Nel disciplinare di rilascio della concessione sono sempre indicati entrambe i valori: la portata massima e la portata media annua che contraddistinguono la concessione e che devono essere rispettati.

A nostro parere in entrambe i casi gli esuberi devono essere sanzionati.

In particolare l’esubero della portata media annua assume importanza, in quanto costituisce il dato che, da una parte, permette al concessionario di aumentare il proprio profitto, dall’altra sottrae al corso d’acqua una portata maggiore di quella che era stata concessionata e che era stata quindi ritenuta compatibile con gli altri utilizzi plurimi e con un regime sostenibile per l’ecosistema idrico.

E’ dalla portata media annua che si desumono i dati sia della produzione annua (e quindi dei profitti che ne conseguono)  sia del rispetto del Deflusso Minimo Vitale, cioè della tutela dell’ecosistema fluviale.

Invece l’esubero dei prelievi rispetto alla portata massima ha un valore molto relativo.

Infatti la portata massima si riferisce ad un valore istantaneo, che può essere registrato a condizione che venga introdotta idonea strumentazione per la rilevazione in continuo. La portata massima prelevabile viene fissata nel disciplinare in una quantità leggermente inferiore alla portata massima naturale che può presentarsi all’interno del corso d’acqua nell’intero anno. La portata massima naturale è però presente nel corso d’acqua per un periodo molto limitato dell’anno, generalmente solo nel mese di giugno.

Infatti le portate naturali nei nostri corsi d’acqua sono molto variabili dall’estate all’inverno, se d’estate è di 1500 l/s d’inverno potrebbe essere di 300 o 400 l/s.  

Ad esempio se la portata disponibile nel mese di giugno è di 1300 l/s e se  la portata massima concessionata viene fissata a 1000 l/s, la prescrizione che impone di non superare il tetto massimo di 1000 l/s ha senso solo per il mese di giugno, in quanto in tutti gli altri mesi la quantità di acqua disponibile non raggiunge mai il valore di 1000 l/s e quindi è materialmente impossibile che il concessionario possa sforare rispetto a tale quantità. 

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La portata media annua concessa è proporzionale alla media delle portate naturali presenti nel corso dell’anno, che, come abbiamo detto, sono sempre molto variabili e molto differenziate tra un mese e l’altro.

Poiché la portata naturale varia in continuazione nel corso delle stagioni anche i prelievi vengono modulati in valori mensili, che devono essere sempre inferiori alla quantità di acqua naturalmente presente, al fine di garantire che una certa quantità di acqua resti  sempre nell’alveo.

Sulla portata media annua si basa il canone, in quanto è questo il valore che indica la quantità di acqua complessiva che il concessionario è autorizzato a prelevare e turbinare nel corso dell’anno.

Il canone però è previsto che venga pagato in anticipo, in modo indipendente rispetto alla produzione. Non è cioè proporzionato agli introiti.

Il canone ha un valore molto basso, rappresenta una infima percentuale di quelli che sono i profitti che il concessionario può realizzare, sia nel momento in cui rispetti le portate concessionate, sia proporzionalmente in modo sempre maggiore in base a quanta più acqua preleva.   

Il dato della portata media annua prelevata si desume dal dato della produzione che il concessionario è tenuto a trasmettere (di solito mensilmente) sia alla Regione, sia al GSE ai fini dell’ottenimento degli incentivi.

Vista la situazione, il concessionario ha tutto l’interesse a far sì che le sanzioni non riguardino gli esuberi della portata media annua che è un dato certo e misurabile,  che rende conto della quantità di acqua prelevata e, per differenza, della quantità di acqua che è rimasta nell’alveo durante il corso dell’anno.

Valle d’Aosta: tanti controlli e nessuna sanzione pagata.  

Da quanto sopra esposto risulta che la Regione negli anni ha effettuato sovente dei controlli sul rispetto del DMV, così come dimostra l’elenco delle sanzioni rimaste in sospeso.  I tanti controlli sono resi possibili grazie al lavoro della Forestale che svolge regolarmente il suo compito di controllo sulle irregolarità ambientali, comprese quelle sul mancato rilascio del DMV. Tuttavia i numerosi ricorsi non hanno permesso alla Regione di recuperare le somme corrispondenti alle sanzioni rilevate, con grave danno per la finanze pubbliche e per le risorse ambientali della Regione. 

La responsabilità della situazione è ovviamente da attribuirsi ai concessionari che, non  rispettando i disciplinari, pretendono di derivare più di quanto è stato loro concesso.  

Ma notiamo anche una certa insensibilità da parte degli organi della Magistratura nei confronti del problema ambientale, nonché una propensione ad accogliere in primo luogo le ragioni della produzione anche a scapito dell’interesse pubblico.

Alla luce di quanto sopra esposto, dobbiamo constatare che:

–      i prelievi eccedenti rispetto alle portate definite sembrano diventare la normalità e il rispetto del DMV/DE una prassi quanto mai aleatoria;

–      gli organi e le amministrazioni deputati al controllo pare che non abbiano i mezzi per arginare un fenomeno di illegalità diffusa;

Se ne deduce che la Regione debba darsi un regolamento e una prassi che permettano di far rispettare la tutela delle acque e garantiscano il legittimo interesse della Regione ad introitare dei canoni adeguati alla quantità di acqua sottratta alla naturalità dei corsi d’acqua.

L’elenco delle sanzioni della Regione VdA rimaste in sospeso testimoniano della quantità di denaro sottratto alla collettività. 

Considerato anche l’alto numero di derivazioni  idroelettriche installate nell’ultimo decennio  che interessano l’intero reticolo idrografico,  si rende necessario un intervento normativo da parte della Regione, pena il prosciugamento legalizzato di tutti i torrenti valdostani.

La situazione illustrata, infatti, oltre a comportare dei danni ambientali ed economici per la Regione, crea delle distorsioni nel mercato dell’energia, premiando le condotte scorrette, e induce una sfiducia dei cittadini nei confronti delle Amministrazioni e della Giustizia che non riescono a tutelare i loro diritti.

Un paese in cui non vi è certezza del diritto per le amministrazioni, per le imprese, per i cittadini, non può svilupparsi e competere con gli altri paesi all’interno dell’Europa.

Aosta il 6 giugno 2022 

 A cura di Legambiente della Valle d’Aosta

 

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