«Chiudere ora è premessa per ripartire»


Coronavirus, boom di casi e decessi in tutto il mondo. L’allarme dei medici in Campania: «Già costretti a scegliere chi curare». Giuseppe Conte parla alla Fipe: «L’Italia deve fare squadra e il governo deve fare di più, quanto fatto finora non basta». Tutte le notizie dall’Italia e dal mondo in diretta.

 

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LE NOTIZIE DI OGGI

 

Ore 22.03 Contratto Ue-Moderna per vaccini Il contratto tra l’UE e la società americana di biotecnologie Moderna per un vaccino anti-Covid è «quasi pronto» e si concluderà «nei prossimi giorni»: lo ha affermato il segretario di Stato francese agli Affari europei. «È questione di giorni, ci ha assicurato Bruxelles», ha detto Clément Beaune al canale di informazione francese LCI. Il boss di Moderna aveva ventilato che le sue consegne avrebbero potuto avvenire a rilento, visto che altri Paesi ne avevano già prenotato scorte da mesi. «Stiamo discutendo, ma non abbiamo alcun contratto», ha detto Stéphane Bancel all’AFP da Cambridge, in Massachusetts. Il segretario di Stato francese ha osservato che un «pre-accordo» era già sul tavolo dal 24 agosto e che ci sarebbero solo «alcuni dettagli da definire». 

 

Ore 21.35 «Da fine gennaio 3,4 milioni di dosi». Saranno 3,4 milioni le dosi che complessivamente verranno somministrate ai primi 1,7 milioni di italiani a fine gennaio per il vaccino anti-Covid della Pfizer. È quanto prevede il Piano per i vaccini anti-Covid che il Commissario per l’Emergenza, Domenico Arcuri, ha inviato ai presidenti delle Reigioni e per conoscenza ai ministri della Salute e degli Affari Regionali.

 

Ore 21.15 Piano vaccini: «Prima a ospedali e rsa». «Appare prioritario salvaguardare quei luoghi che nel corso della pandemia hanno rappresentato il principale canale di contagio e diffusione del virus, quali a titolo esemplificativo gli ospedali e i presidi residenziali per anziani. A tal fine si potrebbe prevedere in questa prima fase di somministrare il vaccino direttamente nelle strutture ospedaliere e, tramite unità mobili, nei presidi residenziali per anziani». È quanto si legge nel Piano per i vaccini anti-Covid che il Commissario per l’Emergenza, Domenico Arcuri, ha inviato ai presidenti delle Reigioni e per conoscenza ai ministri della Salute e degli Affari Regionali. (

 

Ore 20.20 New York chiude le scuole. New York chiuderà le scuole a partire da domani in seguito all’aumento dei casi di Covid-19. Lo ha annunciato il sindaco Bill de Blasio. Per la Grande Mela, nel cui territorio si trova il distretto scolastico pubblico più grande degli Stati Uniti, si tratta di un duro colpo nell’ambito della riapertura decisa nei mesi scorsi.

 

Ore 19.45 Puglia, Emiliano: province Foggia e Bat in zona rossa Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha inviato una lettera al Ministro della Salute Roberto Speranza in cui chiede «l’adozione di un provvedimento che inserisca esclusivamente i territori delle province di Foggia e di Bat nella zona rossa, in quanto caratterizzati da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto». La richiesta è stata avanzata alla luce delle relazioni tecniche approntate dalla Struttura di coordinamento e monitoraggio dell’emergenza epidemiologica, e dalle direzioni generali delle Aassll di Foggia e Bat, che risultano fortemente sotto pressione, con un prevedibile sovraccarico del sistema nell’arco delle prossime settimane.

 

«Dall’analisi dei 21 indicatori – si legge nella lettera di Emiliano- distinti a livello provinciale per le due aree, emerge un contesto preoccupante in cui i valori di Rt, combinati con l’incidenza numerica dei nuovi casi riscontrati giornalmente, si caratterizzano per un progressivo ed inarrestabile incremento. Tale progressione del livello epidemico induce a ritenere che nelle suddette aree, anche in virtù della programmata espansione della rete di assistenza Covid 19, si produrrà una riduzione di offerta dei livelli di assistenza in favore dei pazienti non Covid».

 

«Premesso ciò – prosegue il presidente della Regione Puglia – l’art.3 comma 2 del Dpcm del 3 novembre attribuisce al Ministro della Salute il potere di adottare un’ordinanza, d’intesa con il Presidente della Regione interessata, in relazione a specifiche parti del territorio, in ragione dell’andamento epidemiologico, che deroghi alle misure di contenimento previste dal successivo comma 4. Nella giornata di oggi ho coordinato una riunione cui hanno partecipato i Presidenti e i Sindaci dei Comuni capoluogo delle province oggetto della presente lettera, i quali, alla luce dei dati illustrati dai Dg delle Asl competenti per territorio, hanno condiviso la suddetta richiesta». 

 

Ore 19.30 Speranza: sacrifici duri ma necessari «Quando si chiudono attività economiche e commerciali si chiedono dei sacrifici e noi siamo molto consapevoli dei sacrifici che stiamo chiedendo. Ma sono indispensabili perché senza di questi la curva non è piegabile. Farli serve a salvare la vita delle persone e a rendere meno pesante il carico su medici, professionisti sanitari e strutture». Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenendo durante l’assemblea Anci, in merito alle ordinanze che hanno determinato le aree rosse o arancioni. 

 

«Di fronte a un contagio che corre nel nostro Paese e che stiamo provando con ogni mezzo a contenere, serve un relazione positiva, continua e costante tra i diversi livelli istituzionali». Così Speranza, sottolineando come, «secondo la Costituzione, la Repubblica tutela la salute, e ciò significa che tutte le istituzioni nel complesso sono tenute a farlo: il governo centrale, le regioni e i comuni». «Per vincere la sfida – ha aggiunto – dobbiamo costruire il massimo di sinergia istituzionale, come abbiamo fatto nei giorni drammatici di marzo e aprile. Dobbiamo recuperare quello spirito e la capacità di mandare un messaggio univoco ai cittadini». 

 

«Mettere regole e fare chiusure è la premessa per creare le condizioni per una ripartenza, perché la salute e l’economia non sono due cose contrapposte ma vanno insieme. Un paese può ricominciare a correre se ha la capacità di difendere la salute dei propri cittadini». «Non bisogna mettere in contraddizione la tutela della salute e lo sviluppo economico. Vincere la battaglia sanitaria è la premessa vera per la ripartenza economica del Paese. Solo quando avremo vinto contro il virus il Paese potrà ripartire davvero». Da questo punto di vista, un patto per il Paese deve prevedere «la salute come prima mattonella per il rilancio dell’Italia».

 

Ore 19.16 «Terapie intensive sature in 17 regioni». Cresce il numero di regioni che riempiono le terapie intensive di malati Covid oltre la soglia critica: sono ormai 17, ben 7 in più rispetto a una settimana fa. E siamo vicini ai 4.000 pazienti Covid ricoverati in rianimazione, ovvero il dato massimo raggiunto nella prima ondata, che all’epoca però erano concentrati nel nord del Paese. Mentre gli anestesisti precisano: molte delle terapie intensive annunciate sono solo su carta ma preoccupa soprattutto la carenza di rianimatori. A mostrare una criticità diffusa da nord a sud della penisola è il monitoraggio dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas), aggiornato con dati del 17 novembre. Mostrano infatti come sia occupato da pazienti Covid il 42% dei posti in terapia intensiva in Italia, ovvero il 12% oltre la soglia critica del 30%. Un dato che ormai riguarda ben 17 regioni e province autonome su 21: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta. I posti nei reparti di medicina occupati da pazienti Covid, invece, sono il 51% a livello nazionale, rispetto a una soglia critica del 40% superata, in questo caso, da 15 regioni, a fronte delle 12 di 7 giorni prima: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta.

 

Ore 18.35 Oltre 3,5 milioni di persone negli Stati Uniti sono infettate dal Covid e sono potenzialmente contagiose, secondo una nuova stima di esperti in epidemiologia, interpellati dal Washington Post. L’epidemiologo della Columbia University, Jeffrey Shaman, dice che il modello del suo team ha stimato che oltre 3,6 milioni di persone sono infettate, con un aumento del 34% nell’ultima settimana e del 36% in quella precedente. Si tratta di numeri significativamente più grandi del conteggio ufficiale dei casi, basato sui test risultati positivi, e che corrisponde a quasi l’1% della popolazione americana. «È una situazione brutta, molto brutta – afferma Shaman – stiamo andando incontro al Ringraziamento e questo solo peggiorerà le cose. Avremo molte persone che saranno infettate da adesso fino alla fine dell’anno, purtroppo».

 

Ore 18.10 Anestesisti: solo 8mila terapie intensive realmente attive «La difficoltà delle terapie intensive è ormai trasversale a molte regioni, ed è in generale maggiore nei centri urbani più grandi. Ma c’è anche un divario tra posti in rianimazione annunciati e quelli reali. Rispetto ai 5.000 pre Covid ne contiamo ora non più di 8.000, quindi lontani dai 10.000 annunciati dal Commissario Arcuri. Inoltre, i dati sono particolarmente sovrastimati in alcune regioni, come la Calabria, dove molti dei posti annunciati sono poco più di un cantiere e dove preoccupa la carenza di specialisti». A spiegarlo all’ANSA è Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani – Emergenza area critica (Aaroi-Emac). Gli anestesisti hanno iniziato a lanciare l’allarme saturazione delle terapie intensive ben prima dell’applicazione dei provvedimenti restrittivi. «Assistiamo oggi a quanto prevedevamo dai primi di ottobre, quando abbiamo iniziato a dire che la curva dei contagi iniziava crescere in modo esponenziale. Fino a prima delle misure assistevamo a un raddoppio dei casi circa ogni 10 giorni, oggi l’accelerazione della crescita è diminuita e assistiamo a un lieve rallentamento dell’aumento giornaliero. Gli effetti però sono ancora poco apprezzabili sulle terapie intensive, dato il ritardo di circa 20 giorni dei ricoveri rispetto ai contagi». In Italia ci sono, tra pubblico e privato, 18.000 anestesisti rianimatori, di questi circa 14.500 sono quelli che lavorano in ospedali pubblici. «Ma il virus non è né morto né si è indebolito e per combatterlo stiamo saltando riposi, facendo turni più lunghi, ottimizzando al massimo il tempo che dedichiamo ai nostri pazienti. Limitarsi a moltiplicare i posti in terapia intensiva – conclude – non è la soluzione alla seconda ondata, anche perché siamo troppo pochi». (ANSA). YQX-GU 18-NOV-20 17:28 NNNN

 

Ore 17.40 I controlli delle norme anti Covid Sono stati 82.200 i controlli effettuati martedì per verificare il rispetto delle normative anti-covid. Lo rende noto il Viminale. In totale sono state elevate 1.127 sanzioni e denunciate 30 persone. I locali controllati sono stati 16.189, con 89 sanzioni e 15 chiusure.

 

Ore 16.48 Cecconi (Humanitas): tanti giovani in terapia intensiva In questo momento «ci sono anche molti giovani nelle terapie intensive» a causa del Covid. Lo ha detto a Sky TG24 Maurizio Cecconi, direttore del Dipartimento Anestesia e Terapie Intensive dell’ospedale Humanitas di Milano e presidente della Società europea delle Terapie Intensive, commentando i dati secondo cui l’Italia sarebbe il terzo Paese al mondo per mortalità da Covid e il primo in Europa. «Dobbiamo prendere atto di una seconda ondata che ha contagiato molte persone, quindi probabilmente non siamo stati in grado di proteggere dal contagio le fasce più vulnerabili come gli anziani – ha sottolineato -. La mortalità è concentrata sulle fasce più deboli, anziani e pazienti con più malattie». Tuttavia i dati vanno presi «con le pinze, perché con molti più contagi il sistema di tracciamento non ha retto, quindi potrebbero esserci molti più asintomatici che non stiamo conteggiando e la mortalità potrebbe variare anche per quello». Inoltre, ha concluso Cecconi, quando «arrivano così tanti malati insieme, anche i giovani in una piccola percentuale, ma con un numero che diventa grande in una pandemia, possono finire in terapia intensiva. Infatti abbiamo molti giovani in questo momento nelle terapie intensive».

 

Ore 16.40 Domani incontro Governo-Regioni sui parametri Il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, ha convocato in videoconferenza una riunione nella giornata di domani alle 16 dopo la richiesta avanzata ieri dalla Conferenza delle Regioni, le quali chiedevano un incontro urgente con il governo riguardo ai 21 parametri previsti per stabilire le ‘zonè. All’incontro parteciperanno anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il presidente dell’Iss, Silvio Brusaferro.

 

Ore 16.30 Bollettino Abruzzo Nel primo giorno in cui l’Abruzzo entra in zona rossa, sono 641 i nuovi casi di coronavirus accertati con i test delle ultime ore. Sono emersi dall’analisi di 4.600 tamponi: è risultato positivo il 13,93% dei campioni analizzati. Nove i decessi recenti: il bilancio delle vittime sale a 712. Aumentano i ricoveri, che sono 30 più di ieri, per un totale di 686 unità. Il totale regionale dei casi di Covid-19 dall’inizio dell’emergenza ad oggi sale a 21.193. I nuovi positivi hanno età compresa tra uno e 98 anni. Quelli con meno di 19 anni sono 93: 17 in provincia dell’Aquila, 11 in provincia di Pescara, 22 in provincia di Chieti, 43 in provincia di Teramo. I nove decessi recenti riguardano persone di età compresa tra 70 e 90 anni: sei in provincia dell’Aquila, uno in provincia di Pescara e due in provincia di Chieti. Tra le località con più nuovi casi vi sono L’Aquila (81), Teramo (47), Pescara (35), Avezzano (31) e Montesilvano (28). Gli attualmente positivi, 382 in più rispetto a ieri, sono 14.390: 621 pazienti (+31 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva e 65 (-1) in terapia intensiva, mentre gli altri 13.704 (+352) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl. I guariti sono 6.091 (+250). Del totale dei casi positivi, 6.714 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+260 rispetto a ieri), 4.092 in provincia di Chieti (+104), 4.324 in provincia di Pescara (+124), 5.634 in provincia di Teramo (+123), 207 fuori regione (-1) e 222 (+31) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza. (

 

Ore 16.24 Arcuri: noi efficaci ed efficienti «Noi siamo stati efficaci ed efficienti nel contrasto alla pandemia malgrado le caratteristiche del nostro sistema, la lungaggine delle nostre procedure decisionali, il barocchismo dei nostri sistemi. Tutto questo non basta ma ci permette di affrontare con coscienza e con qualche maggiore sicurezza questa imprevista impetuosa recrudescenza dell’epidemia». Lo ha detto il commissario Domenico Arcuri, intervenendo alla Tavola rotonda ‘Come essere migliori dopo il Covid’ nell’ambito dell’Assemblea annuale dell’Anci.

 

Ore 16.15 Bollettino Puglia Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano sulla base delle informazioni del direttore del dipartimento Promozione della Salute Vito Montanaro, informa che oggi mercoledì 18 novembre in Puglia, sono stati registrati 10.265 test per l’infezione da Covid-19 coronavirus e sono stati registrati 1.368 casi positivi: 612 in provincia di Bari, 145 in provincia di Brindisi, 158 nella provincia BAT, 228 in provincia di Foggia, 97 in provincia di Lecce, 117 in provincia di Taranto, 8 residenti fuori regione, 3 provincia di residenza non nota. Sono stati registrati 28 decessi: 7 in provincia di Bari, 1 in provincia BAT, 1 in provincia di Brindisi, 14 in provincia di Foggia, 5 in provincia di Lecce. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 676.224 test. 9.385 sono i pazienti guariti e 27.614 sono i casi attualmente positivi.Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 38.084, così suddivisi: 14.948 nella Provincia di Bari; 4.221 nella Provincia di Bat; 2.636 nella Provincia di Brindisi; 8.877 nella Provincia di Foggia; 2.863 nella Provincia di Lecce; 4.260 nella Provincia di Taranto; 276 attribuiti a residenti fuori regione; 3 provincia di residenza non nota. I Dipartimenti di prevenzione delle Asl hanno attivato tutte le procedure per l’acquisizione delle notizie anamnestiche ed epidemiologiche, finalizzate a rintracciare i contatti stretti.

 

Ore 16.01 Zangrillo: Italia terza per letalità? Fake news «Oggi sul ‘Corriere della Serà l’Italia viene indicata in modo negativo, sulla base di un database e non di una ricerca strutturata secondo regole scientifiche, come il terzo Paese al mondo per letalità da Covid«. Esordisce così l’analisi di Alberto Zangrillo, prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Sotto i riflettori i numeri citati nel servizio, che vengono dal maxi contatore con cui l’americana Johns Hopkins University aggiorna quotidianamente sui contagi confermati, i morti, i guariti da Covid-19 censiti dai vari Paesi.

 

«È sorprendente come non venga tenuto in alcun conto un dato che costituisce il nostro orgoglio di italiani – sottolinea lo specialista all’Adnkronos Salute – Il Belpaese ha una principale caratteristica, credo positiva: la longevità. In Italia la percentuale di ultrasettantenni è del 17%, contro circa il 10% del resto d’Europa. Ed è noto che Sars-CoV-2 colpisce in modo letale soprattutto la popolazione anziana. Secondo motivo per considerare una fake news quella di cui stiamo dibattendo: l’indice è calcolato in base al rapporto fra morti e numero di positivi, ed è noto a tutti che durante la cosiddetta prima ondata il numero di persone tracciate come positive al Sars-CoV-2 in Italia, primo Paese occidentale colpito, è stato drammaticamente sottostimato«.

 

Per Zangrillo, »basterebbero questi due dati significativi a indicare la grave distorsione della realtà. Ma è bene aggiungerne un altro: la modalità di trasmissione dei dati statistici da parte delle Regioni all’Istituto superiore di sanità – osserva – è gravata da un fisiologico ritardo, che rende ogni conclusione in merito del tutto inopportuna e intempestiva«. Tutto ciò, conclude, »ovviamente viene dichiarato a difesa del nostro sistema sanitario nazionale, nella consapevolezza del grave momento che stiamo vivendo, ma a difesa della verità spesso calpestata per fare clamore. Con la scellerata e irresponsabile conseguenza di rovinare irreparabilmente la vita ai nostri anziani, e non solo«. 

 

Ore 15.37 Pfizer: «Test finiti, il nostro vaccino è efficace al 95%». La settimana scorsa il gigante farmaceutico e l’azienda partner BioNTech avevano pubblicato i risultati dei primi test basati sui primi 94 volontari affetti da Covid-19 e l’efficacia era risultata pari al 90%. I dati di oggi, efficacia al 95%, si basano su altri 170 casi di coronavirus esaminati. Il vaccino è stato testato 43.500 persone in sei Paesi e al momento non sembrano esserci timori per la sicurezza.  Un collaterale del vaccino, hanno riportato Pfizer e BioNTech, è stato l’affaticamento segnalato dal 3,8% dei soggetti, mentre il 2% dei soggetti ha riportato mal di testa. Le aziende hanno affermato di aver raccolto due mesi di dati sulla sicurezza su circa 19.000 soggetti come richiesto dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti, ma stanno ancora esaminando tutti i risultati. «I risultati dello studio segnano un passo importante in questo storico viaggio di otto mesi per portare avanti un vaccino in grado di aiutare a porre fine a questa devastante pandemia – ha affermato Albert Bourla, amministratore delegato Pfizer -. Continuiamo a muoverci con i ritmi della scienza per compilare tutti i dati raccolti finora e condividerli con le autorità di regolamentazione di tutto il mondo».

 

Ore 15.25 Cina: «Cinque vaccini anti-covid in fase tre». La Cina attualmente ha cinque vaccini anti-COVID-19 in fase III di sperimentazione clinica in alcuni Paesi stranieri. Lo riferisce oggi un portavoce del ministero degli Esteri cinese. Il portavoce Zhao Lijian nel corso di una conferenza stampa ha affermato che dallo scoppio dell’epidemia di COVID-19, il governo cinese ha adottato cinque approcci tecnologici per lo sviluppo di vaccini contro COVID-19, in particolare vaccini inattivati, vaccini proteici ricombinanti, vaccini che utilizzano un adenovirus come vettore, vaccini che utilizzano come vettori virus influenzali attenuati e vaccini basati sugli acidi nucleici. Zhao ha affermato che la Cina sta affrontando la ricerca e lo sviluppo in maniera ordinata. Il portavoce ha dichiarato che attualmente la Cina ha cinque vaccini anti-COVID-19 in fase III di sperimentazione clinica negli Stati Uniti, negli Emirati Arabi, in Brasile, in Pakistan e in Perù e alcuni altri vaccini in fase I e II di sperimentazione clinica. 

 

Ore 14. 30 Ricciardi: «Potenziata assistenza alle persone». «Oggi abbiamo siglato insieme alle organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale due documenti importanti soprattutto per il tema dell’assistenza alle persone, sia per quanto riguarda l’attività legata ai tamponi che per quella della presa in carico dei pazienti colpiti dal Covid-19». Lo ha annunciato il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, subito dopo la firma a Trieste di due intese finalizzate al rafforzamento delle attività territoriali di diagnostica di primo livello e di prevenzione della trasmissione di Sars-Cov-2 e per la disciplina dei rapporti nel biennio 2020-2021 e delle attività connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19. La fornitura dei tamponi è assicurata ai medici dal Commissario per l’emergenza Covid-19 unitamente ai necessari dispositivi di protezione individuale come le mascherine, le visiere e i camici. Sulla base delle autorizzazioni delle competenti autorità sanitarie, i test saranno effettuati negli studi personali dei medici di medicina generale, presso strutture fisse o mobili rese disponibili, in accordo con il Distretto di riferimento, dai Comuni e dalla Protezione civile e nelle sedi messe a disposizione dalle Aziende sanitarie. I tamponi saranno eseguiti anche in modalità di erogazione «drive through», secondo un criterio di prossimità al bacino di utenza e al domicilio del paziente, in caso di disponibilità da parte del singolo medico di medicina generale, tenendo conto dell’attività già prevista dalle Unità speciali di continuità assistenziale (Usca). «Il fenomeno si presenta con caratteristiche diverse rispetto alla prima ondata. Ha innanzitutto una dimensione molto più ampia – ha sottolineato Riccardi -. Una delle curve della diffusione del Coronavirus riguarda infatti le persone che sono in isolamento che hanno raggiunto il numero di 10mila. Scopo dell’intesa siglata oggi è soprattutto quella di disciplinare il coinvolgimento dei medici di medicina generale nel rafforzamento dell’attività di indagine epidemiologica attraverso l’accertamento diagnostico per identificare rapidamente i focolai e isolare i casi per fornire alla popolazione una risposta e una tempestiva presa in carico rispetto alla diagnosi se ci sono sospetti contagi da Covid-19. Inoltre si vogliono individuare le misure necessarie a mantenere le strutture sanitarie – comprese quelle ambulatoriali – »Covid free«. 

Ore 13.00 Conte: «Il governo deve fare di più, ma tutti devono fare squadra» «Dopo la prima battaglia contro il virus, ora ce n’è un’altra, non meno insidiosa. Dobbiamo tutti, cittadini e settori economici, fare squadra. Siamo in un momento complesso dal punto di vista economico e sociale, c’è un disagio socio-psicologico ma quanto più limiteremo rapidamente il contagio, tanto prima potremo ridare la fiducia necessaria per ripartire. Ci premono i tempi dei contenimenti del contagio: servono restrizioni tempestive e mirate, a livello locale, in base al rischio dei singoli territori» – le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, all’assemblea della Fipe – «L’impatto della pandemia richiede un impegno finanziario prolungato e anche più corposo di quanto previsto. Ci rendiamo conto che quanto fatto finora non basta, il governo è già al lavoro per ulteriori sostegni ai settori economici più colpiti. L’affitto per i commercianti è un costo importante, gravoso per chi opera nelle aree più esposte alla crisi. Sono consapevole di quanto sia sentito questo tema, incontro spesso tanti singoli esponenti di questa categoria. Dobbiamo ragionare su schemi di incentivazione fiscale senza penalizzare i proprietari di immobili».

Ore 12.40 Russia, l’allarme: «I morti sei volte in più dei dati ufficiali» I numeri reali dei morti in Russia a causa del Covid-19 potrebbero essere «fino a sei volte» più alti di quanto dichiarato dalle autorità. A sostenerlo è Alexei Raksha, demografo ed ex dipendente del Rosstat, l’istituto nazionale di statistica russo. Secondo Raksha, infatti, l’indicatore più preciso per valutare la situazione reale della pandemia (in ogni Paese, ndr) è l’eccesso di mortalità. Il termine si riferisce ad un aumento temporaneo della mortalità in una popolazione rispetto a quella prevista sulla base della media degli anni precedenti. Ebbene, in Russia l’eccesso di mortalità è «in crescita dal maggio scorso». Rosstat riferisce infatti che, stando ai risultati dei primi nove mesi dell’anno, in Russia sono morte 1,45 milioni di persone, ovvero 103mila in più rispetto all’anno precedente. Ad oggi, stando ai dati ufficiali, i morti per Covid in Russia sono 34.387. Ma secondo Raksha le regioni russe non riportano il 70-80% dei decessi associati al coronavirus e, stando alle sue previsioni, nel migliore dei casi la Russia entro la fine dell’anno avrà 250-260 mila morti in eccesso (e non esclude un aumento fino a 300mila morti). Con tali dinamiche, la Russia per Raksha potrebbe diventare uno dei leader mondiali dell’eccesso di mortalità. «Ora abbiamo già superato gli Stati Uniti, l’Italia, la Francia, il Belgio e, forse, la Gran Bretagna. Davanti c’è la Spagna, dove c’è stata una prima ondata molto forte. Nel peggiore dei casi, la supereremo», dice Raksha. Secondo l’esperto, il problema principale è costituito dai dati non corretti forniti dai vari enti e dipartimenti. Lo riporta il quotidiano Nezavisimaia Gazeta.

Ore 12.30 Croazia, 3251 nuovi casi e 38 morti Nuovo record giornaliero in Croazia con 3.251 contagi da coronavirus nelle ultime 24 ore, e un forte balzo dei pazienti con l’infezione attiva, ad oggi 16.891. Lo rende noto l’Unità di crisi della Protezione civile. Da ieri sono decedute 38 persone, che portano il totale delle vittime a 1.151. Cresce anche il numero dei pazienti in cura ospedaliera che ora sono 1.878 e quelli in terapia intensiva, saliti a 205. In isolamento domiciliare per contatti rischiosi sono quasi 40 mila persone. Dall’inizio dell’epidemia in Croazia si sono registrati 90 mila contagiati su seicentomila tamponi effettuati e una popolazione di quattro milioni di persone.

Ore 12.20 Lazio, da domani test rapidi e sierologici in farmacia. La Regione Lazio ha annunciato che da domani le prime farmacie potranno vendere ed effettuare test rapidi e sierologici.

Ore 12.10 Ricciardi: «Mortalità sottostimata, è l’indicatore principale» «Si fanno molte discussioni sui dati. Invito a guardarne solo uno. Che non si può maneggiare: quello dei morti. I decessi sono quelli. Anzi sono sottostimati. Nella pandemia possono essere solo di più». Lo ha detto Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza per l’emergenza Covid-19, intervenuto al ‘Welfare Italia Forum 2020’, sviluppato dal Gruppo Unipol in collaborazione con The European House-Ambrosetti e in corso online. «L’Iitalia – ha detto Ricciardi, che fa parte del think tank che ha partecipato al Rapporto presentato oggi – ha il tasso di letalità più alto al mondo dopo gli Stati Uniti. In Usa muoiono, in fase esponenzialmente crescente, mille persone; da noi ieri sarà più o meno il 60% degli Usa. Questo significa, e lo vedremo nei prossimi giorni, che l’indicatore più forte su cui noi dovremmo valutare l’urgenza e la necessità di lavorare e urgentemente agire».

Ore 12.00 Milinkovic-Savic positivo. Sergej Milinkovic-Savic, centrocampista della Lazio, è risultato positivo al tampone insieme ai compagni di nazionale Darko Lazovic e Djordje Nikolic e ad un fisioterapista della Serbia.

Ore 11.55 Africa, superati i due milioni di contagi Superati i due milioni di casi di coronavirus confermati in Africa, dove nelle ultime 24 ore sono stati segnalati circa 13mila nuovi contagi. Lo rende noto il sito di statistiche ‘Worldometer’, che aggiorna a 48.112 il totale delle persone che hanno perso la vita per complicanze legate all’infezione, 337 in più rispetto a ieri. Nel continente africano, il Paese maggiormente colpito resta il Sudafrica con oltre 20.400 decessi riconducibili al Covid-19.

Ore 11.40 Cina, nuovi casi di importazione Una nuova infezione da Covid-19 trasmessa a livello locale è stata segnalata ieri in Cina continentale, dove sono stati registrati altri 7 casi confermati provenienti dall’estero e 5 nuovi asintomatici, di cui 4 arrivati da altri Paesi. Lo rende noto il bollettino odierno della Commissione Sanitaria Nazionale cinese. La nuova infezione da Covid-19 trasmessa a livello locale è stata segnalata nella municipalità di Tianjin, nel nord del Paese. Nessun ulteriore caso sospetto di Covid-19 è stato segnalato ieri in Cina continentale, dove non sono stati registrati altri decessi correlati al nuovo coronavirus. Tra i nuovi contagi importati da altri Paesi, 4 sono stati segnalati a Shanghai, uno in Shanxi, un altro in Liaoning e l’ultimo in Guangdong.

Ore 11.35 Alto Adige, 581 nuovi casi e 11 decessi Sono 581 i nuovi casi positivi al Covid in Alto Adige su 3.468 tamponi effettuati dai laboratori dell’Azienda sanitaria nelle ultime 24 ore. Sono 11 i decessi e 353 le persone sono ricoverate in ospedale, altre 39 si trovano in terapia intensiva. Nelle strutture private convenzionate sono ricoverati 128 pazienti, altri 96 sono nelle strutture di Colle Isarco e Sarnes. Sono quasi diecimila le persone in isolamento domiciliare: 9.676 (delle quali 10 di ritorno da Croazia, Grecia, Spagna o Malta). I collaboratori dell’Azienda sanitaria positivi al test sono 858 (549 guariti, al 14 novembre), mentre i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta positivi sono 32 (28 guariti).

Ore 11.30 Marche, 479 nuovi casi in 24 ore Nelle ultime 24 ore, 479 positivi al coronavirus nelle Marche su 1.789 nuove diagnosi. Lo comunica il Servizio Sanità della Regione: in tutto testati 4.802 tamponi tra cui 3.013 nel percorso guariti. Le percentuali positivi/tamponi sono del 26,77% se si considerano solo le nuove diagnosi, del 9,97% invece sul totale dei tamponi. Sono 147 i nuovi contagi in provincia di Macerata, 134 in provincia di Ancona, 82 in provincia di Pesaro-Urbino, 66 in provincia di Fermo, 45 in provincia di Ascoli Piceno e cinque da fuori regione). I casi comprendono soggetti sintomatici (79), contatti in setting domestico (111), contatti stretti di casi positivi (126), in setting lavorativo (19), in ambienti di vita/socialità (22), in setting assistenziale (6), in setting scolastico/formativo (17), screening percorso sanitario (4). Per altri 95 casi si stanno ancora effettuando le indagini epidemiologiche.

Ore 11.25 Campania, i medici: «Già costretti a scegliere chi curare» La situazione sanitaria nella Campania zona rossa «è allo stremo, ogni giorno ricevo centinaia di messaggi di colleghi che dicono tutti la stessa cosa: non ce la facciamo più, non è vero che abbiamo ancora posti letto disponibili per pazienti Covid. Cominciamo a dover scegliere chi curare e chi no». A denunciarlo all’Adnkronos Salute è Pierino Di Silverio, componente dell’esecutivo Anaao-Assomed nazionale e vice segretario regionale Campania, che fa il punto sulla situazione dell’emergenza Covid-19 nella Regione. «Nell’ultimo mese e mezzo si è infettato in Campania il 30% degli operatori», avverte il rappresentante del sindacato dei medici del Ssn. «Nelle prossime settimane sarà sempre peggio – continua – e se la curva non si raffredda noi scoppiamo. Abbiamo una valanga di pazienti che necessità di cure, non tutti da terapia intensiva, ma che restano troppo tempo in ospedale». «Nessuno vuole colpevolizzare e crocifiggere ma stiamo soffrendo e alla fine e restiamo da soli – avverte il sindacalisti – Isolati con le istituzioni che decidono senza ascoltarci e i pazienti, che non sapendo contro chi protestare, iniziano a darci addosso. C’è sulla gestione dell’emergenza Covid in Campania un rimpallo di responsabilità tra la Regione e il Governo. Una deresponsabilizzazione di cui dovrebbero vergognarsi entrambi. Viene chiuso il pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli – racconta Di Silverio – per farci un Covid Hospital, dove in questo momento ci sono 4 pazienti in un reparto a bassa intensità di cura che se peggiorano vanno trasferiti. Intanto però si è chiuso un servizio ai cittadini che chiedono assistenza». 
«Abbiamo chiesto di identificare i Covid Hospital ma anche di strutturare bene gli ospedali no-Covid invece sono stati disseminati ovunque Unità Covid senza però organizzare i percorsi e così molti operatori si sono infetati – evidenzia il sindacalista dell’Anaao – Abbiamo chiesto di implementare la medicina del territorio e dal Governo arrivano, ora dopo 8 mesi, le linee guida per la rivalutazione extraospedaliera dei pazienti. Tutto assurdo». Secondo il sindacato dei medici ospedalieri «l’unità di crisi messa in piedi dalla Campania non è in grado di rispondere all’emergenza – rivendica Di Silverio – ci sono solo due medici, uno è il responsabile del 118 e uno è un collega ospedaliero. Ma dove sono i medici che stanno in prima linea? Perché non ha inserito anche le parti sociali? È chiaro che c’è una lacuna di competenze nelle gestione dell’organizzazione con un effetto a domino sugli ospedali. È ora che il governatore apra gli occhi e ascolti chi sta in trincea, perché quella che combattiamo ogni giorno è una guerra contro il Covid».

Ore 11.15 Bulgaria, 4828 nuovi casi e 131 morti In Bulgaria la situazione epidemiologica a causa del coronavirus non mostra segni di miglioramento. Nelle ultime 24 ore sono stati segnalati infatti 131 decessi e il numero complessivo delle vittime sale a 2.413. Da ieri nel Paese balcanico, che conta circa 7 milioni di abitanti, si sono registrati 4.828 contagi da coronavirus su 11.611 test diagnostici. Il maggior numero di persone contagiate si registra sempre nella capitale Sofia (circa due milioni di abitanti): 1301. Il totale dei contagi da inizio epidemia è a oggi di 106.598. Il bilancio dei casi di infezione fra il personale medico sanitario è salito a 4.193. Attualmente vi sono 72.649 casi attivi in Bulgaria, mentre negli ospedali sono ricoverati 5.463 pazienti, 303 dei quali in terapia intensiva.

Ore 11.10 Palermo, Orlando: «Sì a scuole aperte ma con screening efficace» Un «adeguato» piano di screening nelle scuole. È la richiesta avanzata ancora una volta dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando che sottolinea come proprio la «piena e preannuncia efficacia» del piano di screening della popolazione scolastica da parte dell’Asp sia stata posta «a motivazione dalla sospensione del provvedimento di chiusura delle scuole cittadine». «Torno a chiedere con forza, in spirito di collaborazione istituzionale e per evitare allarmismi che il Comune di Palermo abbia un quadro di dati chiaro e completo della situazione in città, sia nel mondo della scuola dell’obbligo sia più in generale con riferimento alla tenuta del sistema sanitario e ospedaliero dedicato al Covid e ordinario e della medicina territoriale, di fronte all’aumento dei contagi e dei ricoveri – afferma Orlando – Il Comune ha fatto tutto quanto è nelle sue competenze, e anche oltre, per facilitare l’attività di screening nelle scuole e attendiamo quindi dalle autorità sanitarie di avere informazioni chiare circa un piano di intervento realistico e tempestivo o di ogni altro provvedimento necessario per la tutela della salute dei cittadini».

 

Ore 11.00 Boccia: «Non possiamo aprire tutto» «Aprire tutto non è contemplato, ci porterebbe al primo gennaio 2020 e non ci possiamo arrivare fino a quando non abbiamo la certezza che ne siamo fuori. Anche con il vaccino bisogna tenere in sicurezza tante persone». Lo ha detto Francesco Boccia nel corso di una audizione alla Camera. «Riduciamo il contagio e i luoghi del contagio e poi valuteremo le diverse condizioni territoriali, un lockdown nazionale non è più proponibile», ha spiegato il ministro delle Regioni.

Ore 10.45 Giappone, record di casi a Tokyo Nuova impennata di casi in Giappone: per la prima volta accertati 2000 contagi in 24 ore. Ad oggi Tokyo ha registrato circa 35.000 positività, il numero più alto tra le 47 prefetture del Paese, mentre nel resto dell’arcipelago i casi continuano a crescere a un ritmo che non si vedeva da metà agosto. A livello nazionale dall’inizio della pandemia il totale si assesta a 123.148 con 1.932 decessi complessivi.

Ore 10.10 Brusaferro: «I 21 indicatori sono affidabili e funzionano» Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità, difende i 21 criteri per le aperture differenziate. «Sono affidabili e per 26 settimane ci hanno guidato correttamente. Le Regioni si sono impegnate molto a raccogliere e diffondere i dati, i cinque criteri di cui parlano (la percentuale dei tamponi positivi, l’Rt, il tasso di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive e nei reparti di medicina, le risorse destinate al contact tracing) sono già compresi nei 21, con gli altri che li completano. Senza quei 21 criteri, non avremmo avuto l’alert di inizio ottobre, tempestivo e confermato dalla realtà dei fatti» – spiega il presidente dell’Iss a La Stampa – «Gli indicatori predittivi della curva epidemica vanno testati su impatto e affidabilità. Quasi tutti i dati attualmente disponibili sono in tempo reale, calcolando che il tempo di incubazione del virus varia da 4 a 14 giorni, siamo comunque in grado di individuare il trend e di capire dove stiamo andando. L’Rt sta scendendo, dobbiamo portarlo sotto 1 ed è il primo dato che si riduce, prima del calo dei ricoveri e dei decessi. Entro Natale potremmo farcela, ma dipende dallo sforzo di tutti. Se rispettiamo la triade ‘mascherina-distanziamento-igiene delle mani’ potremmo evitare anche una terza ondata, che è un rischio concreto. Ci saranno ancora mesi di emergenza e lotta contro il virus».

 

Ore 9.56 Russia, la curva rallenta ma è record di morti In Russia nelle ultime 24 ore sono stati accertati 456 decessi provocati dal Covid-19: il massimo finora registrato in un solo giorno dall’inizio dell’epidemia. Lo riporta il centro operativo nazionale anti-coronavirus. Il totale delle vittime del virus Sars-Cov-2 in Russia, stando ai dati ufficiali, sale così a 34.387. I nuovi contagi sono scesi invece a 20.985, ieri erano 22.410. A Mosca i nuovi casi di Covid-19 sono stati 4.174, il minimo dal 28 ottobre secondo la Tass. I contagi accertati in Russia sono in totale 1.991.998.

 

Ore 9.40 Galli: «Terapie intensive al collasso, più morti che guariti» I decessi per Covid-19 in Italia non si fermano e, «per quanto riguarda i morti, ne vedremo anche altri. Questa cosa soltanto a dirla mi dà angoscia, ma ne vedremo ancora perché i processi sono in cammino: le infezioni che sono già avvenute fatalmente producono anche questo. Siamo pericolosamente vicini alla fatidica soglia dei 4mila pazienti in rianimazione». Lo ha detto Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive alla università Statale di Milano e direttore Malattie infettive dell’ospedale Sacco, ospite di ‘Agorà’ su Rai 3. «Se le rianimazioni si svuotano, se hanno un ricambio, purtroppo lo hanno più con i decessi che con le dimissioni».
 

Ore 9.15 Galli: «La curva dei contagi rallenta» «La curva dei contagi forse sta rallentando. Non basta il dato di ieri per poter stabilire una tendenza, ma i dati complessivamente fanno presumere una flessione. O almeno che si stia raggiungendo un plateau. Se fosse davvero così vorrebbe dire che abbiamo i primi risultati, che si affermano con una certa lentezza, dei provvedimenti che sono stati presi e forse della capacità di molti italiani di mettesi autonomamente in sicurezza». Lo ha detto Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive all’università statale di Milano e direttore Malattie infettive dell’ospedale Sacco, ospite alla trasmissione ‘Agorà’ su Rai 3.

 

Ore 9.00 Germania, boom di nuovi casi e decessi La Germania segnala 17.561 nuovi casi di coronavirus e altri 305 decessi dopo i 14.419 contagi registrati ieri con 267 morti. I dati aggiornati dell’Istituto Robert Koch parlano di un totale di 833.307 casi dall’inizio dell’emergenza sanitaria e 13.119 vittime. Sono invece circa 546.500 le persone guarite.

 

Ore 8.40 Sandra Zampa difende i 21 criteri  «Il criterio dei 21 indicatori» che regolano chiusure e riaperture delle regioni in base al rischio di Covid-19 «è in essere da aprile. È un metodo di lavoro comune di cui hanno fatto parte anche le Regioni e che va avanti da molti, molti mesi. Comprendo che da parte dei presidenti delle Regioni si chiedano confronti, dialoghi, colloqui», e su questo «io credo non ci sia alcuna indisponibilità da parte di nessuno. Neanche del Comitato tecnico scientifico», che «non ha mai detto un solo no a un’audizione, a un confronto che sicuramente troverà una porta aperta». Lo ha sottolineato la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, intervenuta ad ‘Agorà’ su Rai 3. «I 21 criteri – ha ricordato inoltre Zampa – sono stati decisi nella Cabina di regia. Non è il Cts che ha messo a punto quel sistema, che è molto raffinato».

 

Ore 8.00 Corea del Sud, casi in aumento Continuano ad aumentare i nuovi casi di coronavirus in Corea del Sud e per il quinto giorno consecutivo ne sono stati registrati oltre 200 in 24 ore. Lo riporta il Guardian. L’ultimo dato, 313, è il più alto dallo scorso agosto. Di questi 245 sono casi di trasmissione locale, 68 importati. Il governo di Seul ha deciso di inasprire le misure anti-Covid più rigide nell’area della capitale dove vive la metà dei 52 milioni di abitanti della Corea. Il numero totale dei casi di coronavirus nel Paese è arrivato a 29.311 e 496 vittime.

 

Ore 7.40 Australia, mini lockdown locale di sei giorni Il premier dell’Australia meridionale ha annunciato l’imposizione di un lockdown di sei giorni per contenere la diffusione del coronavirus dopo la scoperta di un focolaio in un hotel. Lo riporta il Guardian. L’Australia in generale è riuscita a gestire la pandemia di Covid-19 meglio di quasi tutti i Paesi al mondo con meno di 28.000 casi totali e poco più di 900 vittime. Nel sud, dopo oltre sette giorni senza un caso di trasmissione locale, sono stati registrati 20 contagiati ad Adelaide dove altre 4.000 persone sono state costrette a mettersi in isolamento. Per questo il premier Steven Marshall ha annunciato le nuove misure e altri stati dell’Australia hanno chiuso i confini al sud. Il lockdown, che partirà dalla mezzanotte di oggi, sarà mini nella durata ma abbastanza rigido. Chiuderanno tutte le università e le scuole tranne per i bambini con disabilità e i figli di lavoratori essenziali; stop a bar, ristoranti, pub, locali e anche al cibo da asporto; in ospedale si potrà andare solo per chemioterapie o altre cure per il cancro e per interventi urgenti; divieto di sport all’aperto, attività molto praticata in tutta l’Australia soprattutto adesso che è estate. E naturalmente fermi tutti i viaggi all’interno della regione.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 18 Novembre 2020, 22:26

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