Ci commuoviamo per le immagini dei bambini in Afghanistan ma non vogliamo i rifugiati

Esiste uno strano meccanismo di dissociazione mentale che attanaglia i cervelli degli occidentali e in particolare degli italiani. Quando si trovano davanti alla tv hanno la lacrima facile. In particolare a stimolare con successo le loro ghiandole lacrimali sono le immagini di bambini in difficoltà. L’ultimo esempio in questo senso sono le drammatiche immagini dei bambini in Afghanistan affidati dai loro genitori ai militari della coalizione internazionale. In un video in particolare una neonata viene data ai militari da una madre disposta ad abbandonarla pur di metterla in salvo da ciò che sta succedendo in Afghanistan.

Un gesto che in un mondo normale dovrebbe essere innaturale ma che purtroppo in questo in cui viviamo è sempre più ricorrente. Le ghiandole lacrimali italiane hanno dato il meglio di sé anche di fronte all’immagine del militare norvegese che teneva in braccio un altro neonato. Se ne stava prendendo cura durante il volo di evacuazione. Ma il punto più alto è stato raggiunto con l’immagine del diplomatico italiano Tommaso Claudi ritratto mentre aiutava un ragazzino in lacrime a scavalcare un muretto durante l’evacuazione in corso all’aeroporto di Kabul. Qui la consueta commozione dissociata mentalmente si è unita al sentimento di “orgoglio nazionale” degno delle migliori prestazioni dell’Italia di Mancini.

Tommaso Claudi rimasto in Afghanistan mentre l’ambasciatore è rientrato subito

A proposito dell’immagine di Claudi, un diplomatico vero. Il suo ruolo dovrebbe essere “secondo segretario generale” e di fatto sta facendo il console facente funzione sebbene di fatto il consolato italiano in Afghanistan non esiste più. Il nostro ambasciatore Vittorio Sandalli è stato uno dei pochi dei Paesi occidentali ad abbandonare immediatamente l’Afghanistan per costituire un “presidio diplomatico a Roma” (avete capito bene), lasciando solo Claudi lì sul posto. Nonostante questo il portavoce del ministro degli Esteri, Peppe Marici, ha twittato subito per mettere in evidenza il coraggio di Claudi. Peccato che il suo datore di lavoro, Luigi Di Maio, fosse in quelle ore al mare in Puglia.

Sì alle lacrime per i bambini in Afghanistan: l’importante è che non diventino rifugiati

Ma dopo questa parentesi patriottica torniamo al nostro disturbo dissociativo. Un disturbo che permette di commuoverci dinanzi alla tv o al pc quando vediamo queste immagini ma che invece ci concede il beneficio dell’indifferenza quando vediamo un migrante per strada. Meglio ancora, adesso che si parla di profughi o di rifugiati da accogliere non vogliamo nemmeno ascoltare chi lo propone. Anzi, ci affretteremo a votare chi ci prometterà che nessun rifugiato metterà piede in Italia e che è un problema di cui deve farsi carico l’Europa, come se noi vivessimo nell’emisfero australe.

È molto strana questa patologia da cui il mondo occidentale è affetto ma negli ultimi anni, grazie anche ai social, si sta sempre più diffondendo. Quando l’emergenza Covid sarà terminata l’Oms dovrà occuparsi di debellarla. Se non altro per preservare quel briciolo di dignità che ancora dovrebbe albergare in un essere senziente.

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