Cina, India, Russia, Brasile e Sudafrica: Xi ospita il vertice dei Brics

Il prossimo 23 giugno, Xi Jinping ospiterà un vertice virtuale dei Paesi Brics. Assieme al presidente cinese ci saranno, dunque, i leader di Russia, India, Brasile e Sudafrica, per quella che è la prima iniziativa del genere da quando è iniziata la guerra in Ucraina lo scorso 24 febbraio. Il gruppo comprenderà il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, il sudafricano Cyril Ramaphosa, l’indiano Narendra Modi e, soprattutto, il russo Vladimir Putin.

Considerando che il conflitto ucraino ha sostanzialmente segnato un punto di non ritorno tra il blocco occidentale e la Federazione Russa, per alcuni è curioso il fatto che Mosca prenda parte ad una simile iniziativa. In realtà, se guardiamo la posizione assunta da Pechino, dalla maggior parte dei Paesi extra Ue, dagli Stati Uniti e dai loro più stretti alleati, quasi nessuno ha apertamente puntato il dito contro la Russia per la questione ucraina.

Non lo ha fatto l’India, che, grazie a questa situazione, sta acquistando petrolio a prezzi irrisori dai russi e continua a dialogare con l’Occidente. Non lo hanno fatto le nazioni del sud-est asiatico né gli Stati africani e sudamericani, tutti più o meno interessati a mantenere relazioni commerciali con il Cremlino.



Il gran gala di Xi

Il vertice Brics può essere letto utilizzando due differenti piani di analisi. Il primo riguarda il senso del summit che, come ha spiegato la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, seguirà il giorno dopo il dialogo “ad alto livello sullo sviluppo globale“, sempre virtuale, dedicato alla promozione di “un partenariato di sviluppo globale per la nuova era sull’attuazione congiunta dell’Agenda 2030 e lo sviluppo sostenibile”.

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Come detto, prenderanno parte all’appuntamento i leader Brics e quelli dei principali mercati emergenti e Paesi in via di sviluppo. Il tema del summit: la promozione della “partnership Brics di alta qualità per inaugurare una nuova era di sviluppo globale”.

Ma c’è anche una seconda chiave di lettura. I Brics e gli altri Paesi in via di sviluppo coordinati da Xi Jinping formano, di fatto, il blocco alternativo all’Occidente; un blocco costituito da attori pragmatici, intenzionati a far progredire le rispettive economie indipendentemente dai valori seguiti e dalle forme di governo adottate dai vari partner.

L’altro blocco

Il gruppo delle economie emergenti dei Paesi Brics, formato nel 2009, riunisce oltre il 40% della popolazione del pianeta e rappresenta quasi un quarto del Pil mondiale. Cina, India e Sudafrica si sono poi astenuti sul voto di una risoluzione dell’Onu di condanna dell’invasione russa dell’Ucraina. Cina e India, inoltre, hanno forti legami militari con la Russia, da cui importano importanti quantità di petrolio, gas e materie prime, aumentate negli ultimi mesi grazie anche allo sconto offerto rispetto ai prezzi di mercato.

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Altro particolare da non trascurare: mercoledì scorso Xi ha avuto una conversazione telefonica con il presidente russo, Vladimir Putin, al quale ha ribadito il sostegno di Pechino a Mosca sulle questioni di “sovranità e sicurezza“, pur tornando a chiedere una soluzione diplomatica al conflitto con Kiev.

Last but not least, lo scorso maggio la Cina ha dichiarato, in una riunione dei ministri degli Esteri dei Brics, che punta a fare in modo che le altre economie emergenti si uniscano al gruppo, anche se non è chiaro se siano stati invitati nuovi membri. La sfida per il futuro è appena iniziata.

Lo confermano le parole rilasciate dallo stesso Xi, intervenuto in collegamento video al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, dove ha dichiarato che “la cooperazione cinese-russa sta aumentando” e mostrando un buon slancio su tutta la linea. “Nei prossimi mesi si prevede che il commercio con la Cina raggiunga nuovi record, a testimonianza della grande cooperazione tra le nostre due nazioni”, ha concluso il leader cinese.

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