Cinema è donna: le registe protagoniste degli Oscar

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Quando si parla di cinema il ritratto del cineasta prende troppo di rado i contorni femminili. Eppure, il debito che la storia del cinema deve a grandi interpreti, sceneggiatrici, registe, produttrici è pesante e tarda ad essere saldato. Un silenzio che grava sulla storia del cinema e su un mondo che ancora oggi fatica a dare il giusto spazio alle grandi professioniste della scena. Dunque ricordiamolo, il cinema è donna.

Da Lina Wertmüller a Chloé Zhao: poche le nomination e pochissimi i riconoscimenti per le donne dietro la macchina da presa. Tra le categorie in cui le donne faticano di più ad essere riconosciute c’è sicuramente quella della regia cinematografica. Dal 1977, data della prima nomination agli Oscar per regia femminile, ad oggi, infatti, le registe che hanno ricevuto una statuetta si contano infelicemente sulle dita di una mano.

Le registe protagoniste degli Oscar: tutte le (poche) nominate, Kathryn Ann Bigelow e Chloé Zhao

E’ il 1977 quando per la prima volta nella categoria migliore regia agli Oscar, una donna si fa strada nella corsa al titolo. E’ un’ italiana, la gigantesca Lina Wertmüller, ad accaparrarsi il primato con il suo “Pasqualino Settebellezze“. «È stata la reazione dei media a farmi capire quanto fosse significativa la mia nomination. Da quando ero negli Stati Uniti, sono stato inondata di richieste di interviste da reti televisive e giornali. Qualcuno mi ha detto che i notiziari stavano strombazzando la candidatura come se fosse un evento storico. In realtà, a ben vedere, lo è stato, soprattutto per le donne di tutto il mondo. Ancora oggi ricevo lettere di ringraziamento da parte di registe che affermano di essere state ispirate dalla mia esperienza». Quell’anno a vincere è John G. Avildsen per “Rocky”.

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Passano quasi vent’anni prima che un’altra donna venga candidata per la miglior regia. È il 1994 e tocca a Jane Campion per “Lezioni di Piano”, con 8 candidature il film ne conquista tre, la Campion si aggiudica la statuetta per la miglior sceneggiatura originale ma “Schindler’s List” di Spielberg la prima del riconoscimento alla regia. Con questa pellicola la cineasta neo-zelandese si era aggiudicata la Palma D’oro: «Troppo tempo! Tutti questi anni! E prima non c’è stata nessuna donna. È folle» ha detto a Vulture nel 2017 «E sono davvero seccata che la regista di Toni Erdmann, l’autrice tedesca Maren Ade, non abbia vinto l’ultima volta. Basta uomini che vincono. D’ora in poi toccherà solo alle donne».

« È folle. D’ora in poi toccherà solo alle donne»

Una follia che non abbandona la notte degli Oscar nemmeno nel 2004 quando, 10 anni dopo, con “Lost in Translation“, la commedia acclamata dalla critica con Bill Murray e Scarlett Johansson, Sofia Coppola è tra i favoriti. Nel 2010 è Kathryn Bigelow a vincere finalmente l’Oscar per la miglior regia. Con “The Hurt Locker“, che in tutto ha conquistato sei statuette, la regista batte persino il record dell’ex marito James Cameron nominato per “Avatar”. 

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Da allora le nomination non hanno coinvolto talenti femminili per altri sette anni. Con il suo debutto alla regia “Lady Bird“, Greta Gerwig si fa spazio nella categoria agli Oscar 2017, ma ancora una volta una regia al femminile non premiata. Ad oggi, solo Chloé Zao, affianca la Bigelow, diventando la seconda regista in tutta la storia del cinema a vincere la statuetta per miglior regia di “Nomadland” e la prima in assoluto di origine asiatica. In oltre 90 anni di storia, cinque sono state le registe protagoniste degli Oscar e solo due, Kathryn Ann Bigelow e Chloé Zhao, ad aggiudicarsi il riconoscimento da parte dell’Academy Award.

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Discorso di Chloé Zao agli Oscar 2021, durante la premiazione del suo “Nomadland

«Le donne che sono state nominate prima di me sono state una grande fonte d’ispirazione e sono la ragione per cui ho trovato il coraggio di farlo. Ricordo quando fu nominata Sofia Coppola e quanto significasse per me. Ricordo quando Kathryn Bigelow vinse e come mi sentivo, e so che loro sono la ragione per cui ci sono riuscita. Quello che spero è che le donne di tutte le età dicano: “Voglio dirigere il mio film”. Continuo a pensare che vorrei altre donne che raccontano storie e lo dico egoisticamente perché voglio vedere le loro storie. Voglio vedere i loro film».

Kathryn Gerwig a Entertainment Weekly.

Arianna Panieri

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