Con le elezioni si rischia il botto oppure la politica può migliorare

Con l’ennesima crisi di governo e la caduta di Mario Draghi si riaprono i giochi di palazzo (e di piazza) in vista delle prossime elezioni. Da un lato un centrodestra etichettato ormai come sovranista che schiera un redivivo tridente Meloni-Salvini-Berlusconi, ma che è sempre più a trazione FdI. Dall’altro un fronte repubblicano allargato, promosso da Carlo Calenda e centrato su Azione, ma che include esponenti politici che vanno dalla destra gaullista di Filippo Rossi al socialismo liberale, passando per Andrea Cangini e per l’eterna indecisa Mara Carfagna che sembra finalmente abbandonare l’ala protettrice dell’immortale Cavaliere di Arcore per intraprendere una sua strada.

Resta poi l’incognita della forse necessaria alleanza con la sinistra democratica di Enrico Letta, sempre che Calenda decida di anteporre la possibilità di vincere le elezioni al proprio ego. Ma è ancora presto per

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sciogliere la prognosi. C’è poi una sequela di attori terzi, come l’Unione Europea o gli Stati Uniti che premono per una presidenza Tajani per scongiurare il rischio di ritrovarsi con Giorgia Meloni alla guida del

terzo paese dell’Unione all’ombra di un conflitto purtroppo quasi inevitabile con la Russia. Infine, quel che resta del M5S. La numerosa pattuglia di futuri ex-parlamentari in cerca di occupazione che è divisa tra i grillini consacrati a Conte, l’artefice probabilmente inconsapevole di questa crisi, e quelli fedeli a Di Maio.

Se Conte non ha mai un piano per il futuro, come d’altronde ha dimostrato nella sua breve carriera da Presidente del Consiglio, l’astro nascente di Pomigliano sembra avere le idee ben chiare.

Tutti, compresi chi scrive, lo hanno sottovalutato maldestramente in passato, ma adesso Di Maio vuole e può giocare un ruolo di primo piano nella nascente coalizione anti-sovranista. Un risultato non da poco per

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chi, entrato in parlamento per aprirlo come una scatoletta di tonno non ha solo capito, come direbbe Renato Pozzetto, che il pesce gli piace ma si è riscoperto cuoco d’eccezione. Insomma, dopo anni passati a cercare di

tenere insieme un parlamento improbabile, si torna alle urne con la stessa terribile legge elettorale nella speranza che il paese sia meno spaccato in due di prima.Se nulla è cambiato dal 2018 saranno guai, perché ogni futura maggioranza rischierà di andare in pezzi al primo malumore. Ma se davvero FdI o Azione dovessero fare il botto, forse sarebbe la volta buona per un’Italia finalmente stabile.

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