Con le mascherine stanno cancellando i nostri volti mettendo a rischio la nostra stessa sopravvivenza


“Ne Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus «compaiono, personaggi denominati soltanto “Una maschera antigas maschile” o “Una maschera antigas femminile”, i quali dicono: “Non abbiamo diritto a viso e sesso. La vita scorre fra cadaveri e larve…”». 

Mi alzo, vado in bagno, mi sciacquo il viso, i denti, le lenti a contatto. Mi fermo interdetta. Non mi sono davvero guardata, specchiata, neppure un momento. Com’è il mio volto? Ma, dov’è il mio volto? Mi avvicino allo specchio: solo negli occhi si raggruma, rapprende uno sconcerto e un disorientamento infiniti. Sono io, quella? Quello sguardo smorto, privo di luce? E quel naso, quella bocca, destinati a essere nascosti, con un gesto ormai automatico, dalla mascherina, di cui quasi non ricordo la forma, sono davvero i miei? Un volto acqua e sapone, disadorno, anodino. Da quanto tempo non mi passo un rossetto, un po’ di fondotinta? A che pro, se poi calerà il sipario della mascherina? E perché, come le donne costrette da secoli a nascondere tutto, tranne, in alcuni casi gli occhi, intensificare ad arte uno sguardo in cui la luce va spegnendosi? Abbiamo perso il gusto di adornarci, di farci belle, noi donne. Il distanziamento ci impone di camminare a due metri di distanza ad occhi bassi, magari con una visiera in plexiglass. Col freddo anche le forme del corpo sono state dissimulate dalle vesti pesanti. Il gioco della seduzione, per noi che abbiamo superato gli anta, è stato svilito, imbavagliato. Con questo anche una vitalità più intima, uno slancio verso l’altro, quel senso di inclusione, di solidarietà, di simpatia del corpo, per il corpo. Mortificate, al di sotto delle bianche bende, o di qualsiasi colore siano, quelle di noi che erano sole, hanno sperimentato una castità, un gelo da clausura, che nessun social può compensare. Ma… Dove sono le donne? Dove è la bellezza delle donne, cosa ne è stato della grazia in questi volti abbassati e coperti, in questi corpi che si eclissano, si allontanano e trascolorano? Solo le più giovani, quelle il cui fascino esplode or ora nel fiorire improvviso del corpo, conservano un che di femminile, nelle gambe tese , inguainate nei leggins aderenti e gli stivali al ginocchio.
Ma per noi, le adulte, le ‘grandi’, quelle la cui bellezza era anche un faticoso lavoro di cura quotidiana di sé, un’arte appresa negli anni, elaborata, un fatto sociale, culturale, un condizionamento, va bene, una gabbia, ok, ma anche, alla fine, un piacere, per noi questo lockdown ha voluto dire anche sparire dall’universo del visibile. Nessuno sguardo a seguirti, a tenerti compagnia, di cui sorridere con una vanità bambina ma infine disarmante. Le donne di ora, malvestite, che scendono un secondo interrompendo lo smartworking i capelli raccolti, il volto nascosto. Affannate, impaurite, con lo sguardo che si sottrae alla relazione, perché la relazione diventa un urto insostenibile, il corpo qualcosa di troppo concreto, estraneo, urgente e pericoloso.

Quante cosa può narrare un viso. Viso da visus sguardo, e participio di video, ossia ciò che è guardato. Se nessuno guarda, se nessuno fa attenzione , il rischio è la sopravvivenza. Chi è invisibile non è degno di compassione, solidarietà, di narrazione. Il volto cancellato dalle mascherine, dal distanziamento, la mimica annullata, il labiale impossibile è anche un invito al silenzio. Lo sforzo di farsi comprendere al di sotto del bavaglio ci stravolge i tratti in una maschera grottesca, carnevalesca, e poi…tanta fatica per un buon giorno? A chi? Chi è lo conosci? Oddio, non ti avevo riconosciuto. Essere apostrofati da estranei per scoprire che è l’amico di sempre, irriconoscibile, bardato com’è dagli occhi alla bocca da una mascherina nera, e con quello sguardo pure mezzo vacuo, perché cosa deve esprimere?
Il volto cancellato dei miei alunni, che sono ridotti a puntini luminosi di tanti colori da cui emanano voci, ed è inutile invitarli ad accendere, ti propinano mille scuse di connessione, assenza di campo, improvviso default, non vogliono essere visti nell’intimità delle loro camere, e, chissà, in questo sono più dignitosi di noi, che abbiamo trasformato le nostre mura in aule domestiche esposte agli occhi di chiunque.

Il viso dei genitori nascosto da occhiali da sole e la pezza bianca…la bimba di due anni che li guarda e non sa decifrarne le emozioni, e si sente nel gelo, isolata, e perde un gancio fondamentale per comprendere il mondo. La bimba che non sa se di quel cane occorre aver timore: cosa dicono gli occhi, il volto della mamma? Non lo sa, sono nascosti.  Che danno evolutivo stiamo infliggendo a questi bambini?

Come celate, incomprensibili, rimangono le ragioni di tanta protervia e accanimento, quando non c’è associazioni di psichiatri, di psicologi, di esperti dell’età evolutiva, nessun operatore di centri diurni, csm, comunità, che non stia gridando ormai da mesi che stiamo impazzendo, impazzendo, impazzendo. Mentre loro impazzano, col gioco dei colori, e, oramai, non hanno neppure il pudore di dire fino a quando. Non solo ci stanno cancellando il volto. Il frego lo stanno passando sulla nostra anima.

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