Confcooperative, la transizione ecologica mette a rischio 1,5 milioni di imprese- Corriere.it

La transizione ecologica, che deve rendere l’economia più sostenibile e condurla verso le zero emissioni, ha bisogno di sostegno pubblico e meno burocrazia, altrimenti mette a rischio (medio o alto) oltre 1,5 milioni di imprese e 5,6 milioni di occupati. È questa la stima del focus sulla sostenibilità presentato da Censis e Confcooperative. «La sostenibilità per le imprese non è più una scelta, ma una strada obbligata. Senza una reale transizione ecologica, accompagnata dalla semplificazione burocratica, da tempi sostenibili e dalle giuste misure fiscali, sono a rischio nel nostro Paese quasi 1,6 milioni di imprese», ha commentato il presidente Confcooperative, Maurizio Gardini prima di sottolineare come le cooperative dell’associazione, dopo aver investito 1,2 miliardi di euro in sostenibilità nel 2021, siano pronte «a investire di più. Il Pnrr – ha aggiunto – può rappresentare ancora la benzina verde della transizione, ma occorrono misure di sostegno e soprattutto meno burocrazia per realizzare impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile in tempi più brevi»

Meno di 17 mila imprese in linea con le emissioni zero

Secondo il focus «Sostenibilità, investire oggi per crescere domani», sono meno di 17 mila le imprese che al momento sono già in linea con i requisiti previsti per raggiungere un sistema a zero emissioni, e che svolgono attività di smaltimento e gestione rifiuti, distribuzione di elettricità e gas. Per altri 3,7 milioni di aziende (oltre il 70% delle imprese attive presenti nel Registro delle imprese) il rischio è ritenuto «trascurabile» e i rami di attività sono i servizi alle imprese e alle famiglie e il comparto Costruzioni. Le imprese con il rischio più alto sono, invece, oltre 932 mila e danno lavoro a poco meno di 2 milioni di lavoratori (l’11,6% dell’occupazione totale).

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In particolare tra le piccole e medie imprese, quelle che necessitano di elevati investimenti per riconvertire gli impianti produttivi e renderli sostenibili, pena l’uscita dal mercato, sono il 10,6% del totale e sono impegnate in attività di estrazione, lavorazione e commercializzazione di combustibili fossili, nella produzione di energia elettrica da fonti non rinnovabili e, in genere, in attività «energivore» come la siderurgia, ma anche parte delle filiera agricole come l’allevamento.

600 mila imprese a rischio medio

Le imprese a rischio medio, infine, sono 600 mila e danno lavoro a 3,7 milioni di lavoratori (il 21,5% dell’occupazione totale) nel comparto manifatturiero, dal sistema moda al sistema casa e alla meccanica. In questi campi, l’adeguamento dei processi produttivi per ridurre l’impatto ambientale delle attività obbliga a investimenti definiti «rilevanti». Un ulteriore approfondimento, realizzato da Cerved su 683 mila società di capitali e sui relativi bilanci, segnala che il «rischio transizione» di grado elevato riguarda 57 mila imprese (l’8,4% sul totale) che impiegano un 1.253.000 addetti (il 12,6% sul totale addetti) e sono esposte per debiti finanziari per circa 285 miliardi di euro (il 31% sul totale dei debiti finanziari, pari a 924 miliardi di euro).

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«Le nostre cooperative, nel solo 2021, hanno investito 1,2 miliardi di euro in sostenibilità . Le cooperative sul green sono pronte a investire di più, il Pnrr può rappresentare ancora la benzina verde della transizione, ma occorrono misure di sostegno e soprattutto meno burocrazia per realizzare impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile in tempi più brevi». Lo afferma il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini

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