Confindustria da Draghi. ‘Si al patto sociale. No al salario minimo’

Gli apprezzamenti ci sono ma la navigazione verso le tre priorità: salario minimo, lotta al precariato e contratti, procede a vista. Per non dire senza bussola. Il premier Mario Draghi ha allargato il
perimetro delle concessioni che il Governo è pronto a fare ma tiene i conti coperti, mentre da sindacati e Confindustria si chiedono impegni e soluzioni diverse e comunque onerose.

Draghi-Bonomi, il faccia a faccia

Dopo i sindacati il presidente del Consiglio Mario Draghi ieri ha visto il leader degli industriali, Carlo Bonomi, – accompagnato dal direttore generale di Confindustria Francesca Mariotti – un colloquio che a
differenza del faccia a faccia di martedì con i sindacati, non ha prodotto reazioni a botta calda, comunicati e nemmeno dichiarazioni di circostanza. Forse per Confindustria basta quello che Bonomi aveva già
detto e sottolineato martedì. “Apprezziamo molto l’impostazione illustrata dal presidente del Consiglio sulla necessità di un grande patto sociale che unisca insieme la complessa transizione di essenziali
filiere industriali, come richiediamo da molto tempo, e la necessità di preservare il potere d’acquisto di lavoratori”.

I temi affrontati

Il premier Draghi al numero uno di viale dell’Astronomia, ha rilanciato la sua proposta di misure di supporto a lavoratori e imprese che il Governo punta a varare entro luglio. Non ci sono state cifre e indicazioni di merito e quindi formalmente l’adesione era scontata.
All’incontro Draghi-Bonomi erano presenti anche il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti e il sottosegretario Garofoli. Scarna la nota finale dell’incontro. “Durante il colloquio”, fa sapere Palazzo
Chigi, “sono stati affrontati temi legati alla situazione economica, con al centro il confronto sul cuneo fiscale e sul salario minimo”. La nota prosegue riferendo che “Draghi ha ribadito l’intenzione di avviare un metodo di lavoro con le parti sociali attraverso incontri su alcuni temi specifici, tra i quali:
le politiche industriali, con riferimento ad alcuni settori chiave dell’economia italiana quali l’automotive e il siderurgico; il Piano nazionale di Ripresa; l’energia e la Legge di Bilancio”.

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Salario, precariato e fisco

Il Governo come è noto ha proposto ai leder sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Sbarra e Bombardieri di aprire tavoli sul cuneo fiscale, la lotta alla precarietà del lavoro e sul salario minimo. Protagonista
sarà il tema del salario minimo nella versione proposta del ministro del Lavoro, Andrea Orlando. Che prevede di costruire un meccanismo che tenga insieme “il valore positivo della contrattazione con l’esigenza di definire un minimo salariale per tutti coloro che non beneficiano della contrattazione o che sono soggetti a contratti pirata”. L’ipotesi che ha raccolto un “preliminare consenso” all’approfondimento, riguarda la possibilità di utilizzare come riferimento i contratti più diffusi o firmati dai sindacati più rappresentativi. I tavoli di confronto dovrebbero aprirsi a partire dal 23 luglio. Con due date cruciali il 26
e 27 giugno per mettere a punto le riforme. L’attesa sarà anche per le cifre che saranno messe in ballo. A Cgil, Cisl e Uil però il presidente del Consiglio ha detto solo che il governo varerà un corposo decreto
entro la fine di luglio con nuovi aiuti.

La posizione di Confindustria

Il presidente Carlo Bonomi, a parte l’apprezzamento sul Patto sociale di Draghi, ha tenuto a marcare la sua contrarietà alle ipotesi circolate sull’attuazione del salario minimo. “L’Italia non è obbligata a introdurlo per legge, più dell’80% dei nostri lavoratori è coperto dai contratti nazionali. Farlo”, avverte Bonomi, “sarebbe una scelta politica, ma attenzione perché così si rischia di scassare la contrattazione nazionale”.

Si accende il dibattito

Se su precarietà e cuneo fiscale le idee sono distanti, sul salario minimo le posizioni sono contrapposte con un dibattito a distanza con Confindustria – e con lei le Associazioni di categoria del commercio e
artigianato – che dicono no, e le perplessità che avvolgono anche i sindacati. Il nodo sono i fondi ma anche che tipo di contratto sarà applicato. Un livello di salario minimo fissato per legge, su 9 euro lordi all’ora, ed imposto a tutti potrebbe far “scappare le imprese” dai contratti e quindi dai diritti che quei contratti garantiscono, comprimere anziché alzare le buste paga di chi è sopra quel livello.

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Il rischio “ferri vecchi”

Attorno al salario minimo più che un discorso di merito sulla remunerazione del lavoro, si è innescato anche un tema politico con i 5S che oltre al Reddito di cittadinanza, chiedono contro il “lavoro
povero”, un impegno del Governo. Sull’altro fronte invece si chiede cautela, – è la posizione anche del Ministro Orlando – perché da più parti si ricorda che molte imprese potrebbero applicare per essere in
regola la soglia minima prevista dalla legge. Per riflesso si renderebbero sindacati e associazioni imprenditoriali “ferri vecchi, gusci vuoti”. Per questo Cgil, Cisl e Uil con Confindustria prevedono di
estendere i contratti nazionali anche a 2,5-3 milioni di persone. Che secondo i calcoli del Ministero del Lavoro sono un quinto della forza lavoro italiana. Maestranze fuori da ogni contratto o dentro contratti
pirata da fame, firmati da sigle sconosciute.

L’ipotesi: il Tec di Orlando

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha chiesto però di voler ragionare sulla attivazione del Trattamento economico complessivo, dei contratti firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative o “dei
contratti più diffusi”, quelli applicati ad un numero maggiore di addetti. La proposta piace al leader della Cisl di Luigi Sbarra, mentre Cgil e Uil vogliono prima vedere in concreto la proposta Orlando e complessivamente quali sostegni ci saranno.

Il no degli industriali

Da Viale dell’Astronomia la replica è tranciante. “Se fanno il salario minimo in questo modo noi ci ritiriamo”, dice Bonomi. Il Tec inoltre, secondo la versione Confindustriale oltre ad essere “inaccettabile”
sarebbe anche incostituzionale. Il motivo è nel tipo di contrattazione oggi vigente. Il Patto per la Fabbrica sulla contrattazione firmato nel 2018 con Cgil, Cisl e Uil, “contiene anche gli elementi accessori della
retribuzione, come sanità e previdenza integrativa, welfare aziendale, premi di produzione”. Ora per dirla alla Bonomi, si rischia di “scassare” la contrattazione o si dovrà scegliere una strada diversa, che però finora non si intravede.

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Salario minimo, versione Tridico

Ieri in un forum promosso dall’Ansa, il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, ha sottolineato che “il 23% dei lavoratori guadagna meno del reddito di cittadinanza”. Tridico inoltre spezzando una lancia in favore
del salario minimo, ha fatto presente che i “livelli salariali sono troppo bassi, i contratti sono fermi da 9 anni”. Circa la solidità del sistema, Tridico ha rassicurato che “le pensioni sono sostenibili” ma
“dobbiamo aumentare il tasso di occupazione”. Il presidente Inps ha spiegato che ci “sono 23 milioni di lavoratori e 16 milioni di pensionati quindi un rapporto di 1,4, questo può essere incrementato se
cresce il tasso di occupazione, molti studi dicono che introno all’1,4-1,5 è un dato sostenibile”.

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