Conte e Grillo litigano sulla regola del secondo mandato. Tutti i big 5 Stelle arrivati a fine corsa

Il comico genovese all’ex premier: “Se deroghi al secondo mandato dovrai fare a meno di me, lascio il Movimento”. Tra gli esclusi per aver finito i giri a disposizione, il papà del Superbonus Fraccaro, la mamma del reddito di cittadinanza Catalfo, l’ex ministro alle Infrastrutture Toninelli che teorizzò “il ponte ristorante” e Bonafede, che presentò Conte ai 5 Stelle. I trombati eccellenti da Grillo, che non vuole deroghe al secondo mandato

L’accelerazione della crisi di governo decisa da Mario Draghi ha sorpreso anzitutto i 5 Stelle, tant’è che lo stesso Giuseppe Conte ha ammesso che la finalità vera delle loro tattiche fosse arrivare all’appoggio esterno, così da permettere al Movimento “diritto di opting in/opting out” a seconda della misura al voto. Questo significa che, come è noto, le elezioni sono dietro l’angolo, il prossimo 25 settembre e i grillini ci arrivano senza classe dirigente: sono davvero tanti i big al secondo mandato, che non potranno ripresentare la propria candidatura.

E se nelle scorse settimane sembrava che il Movimento stesse pensando almeno a deroghe ad hoc, ci ha pensato Beppe Grillo a ribadire che il limite del secondo mandato non si tocca: “Possiamo essere morti tra 15 giorni, non lo so. Ma so che questi nostri due mandati sono la luce nella tenebra, sono l’interpretazione della politica in un nuovo modo, come un servizio civile. Sia io che Casaleggio quando abbiamo fatto queste regole non l’abbiamo fatto per ‘l’esperienza’, per andare avanti, ma perché ci vuole una interpretazione della politica in un nuovo modo”.

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SUL SECONDO MANDATO BOTTA E RISPOSTA TRA CONTE E GRILLO

In tutto, sono circa 50 i parlamentari fuori dai giochi per aver raggiunto il limite di anzianità previsto dal M5S delle origini. Pare che Giuseppe Conte abbia in più occasioni provato a far ragionare Grillo, anche solo per salvare le sorti politiche di Alfonso Bonafede (che su Wapp è tornato a esporre un’immagine del proprio studio legale), l’ex Guardasigilli che, è noto, presentò “l’avvocato degli italiani”, all’epoca semplice avvocato, al comico genovese.

L’ultimo tentativo alla luce del sole, dalle colonne del Corsera: “Non mando in soffitta chi ha preso insulti per i nostri ideali”, ha provato a tenere il punto Conte, ma sulle deroghe al secondo mandato il guru pentastellato non vuol sentire ragioni (secondo l’Adnkronos gli avrebbe persino lanciato un aut aut: “Se deroghi al secondo mandato dovrai fare a meno di me, lascio il Movimento”), tanto più ora che è necessario acuire il solco tra loro e i dimaiani, rei, sarà la tesi sostenuta dai grillini nella ventura campagna elettorale, di aver anteposto a tutto e tutti la propria poltrona. «C’è gente – lo sfottò di Grillo – che entra in politica per diventare una cartelletta. “Giggino a cartelletta” adesso è là che aspetta di archiviarsi in qualche ministero della Nato».

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Guai, insomma, a farsi trovare in difetto. Anche a costo di perdere big pentastellati del calibro di Paola Taverna, pasionaria della prima ora, il presidente della Camera, Roberto Fico, il presidente della Commissione Industria Gianni Girotto, l’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo che firmò il reddito di cittadinanza e Riccardo Fraccaro, l’ideatore del Superbonus, ma anche  la vice presidente della Camera, Maria Edera Spadoni, il sottosegretario alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, l’ex ministra della Salute Giulia Grillo. E Alfonso Bonafede, appunto.

I più tacciono, il solo ad aver applaudito è l’ex ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli, che ha prontamente dichiarato l’inderogabilità della regola proprio per non finire come Di Maio. Il pugno duro di Grillo sul secondo mandato permetterà almeno, malignano alcuni grillini ‘duri e puri’ di “dare il benservito” a esponenti considerati eccessivamente filo-draghiani, come i ministri uscenti Fabiana DadoneFederico D’Incà. Soprattutto quest’ultimo è accusato nelle ultime ore di aver tenuto posizioni troppo vicine a quelle del PD pur di salvare l’esecutivo Draghi.

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