Conte o senza di te? L’enigma amletico di Mario Draghi

Di Mariachiara Monaco

Se potessimo scegliere una colonna sonora per descrivere al meglio la crisi politica italiana, senza ombra di dubbio sarebbe “Se telefonando”.
Sì, perché dopo un giovedì “nero” chissà cosa ci aspetterà nei prossimi giorni.
Ma facciamo un passo indietro, ad aprire la crisi di governo è stata la decisione da parte del Movimento 5 stelle, di non votare in senato la fiducia al DL Aiuti, (fondamentale in una situazione economica molto grave, sia per le famiglie che per le imprese). Dopo la loro astensione in aula, (che ha dato comunque un risultato positivo per il governo con: 172 sí e 39 no), il premier Mario Draghi, si è recato al Quirinale dal presidente Mattarella per informarlo sulla forte crisi che sta vivendo la maggioranza, e successivamente, durante un consiglio dei ministri straordinario, Draghi ha annunciato la volontà di dimettersi.
La spaccatura politica è evidente, ma dobbiamo pur sempre ricordare che l’esecutivo ha la fiducia sia alla Camera che al Senato.
Sta di fatto però, che l’ex numero uno della BCE, in serata ha fatto ritorno da Mattarella per rimettere il suo incarico nelle mani del presidente della Repubblica, lo stesso, che lo convocò dopo la caduta del governo Conte due. Draghi poi ha riferito, che mercoledì 20 luglio, si presenterà in Parlamento.
Quello che succederà in questi sei giorni, nessuno può saperlo, ma sicuramente si alzeranno molte cornette, soprattutto da parte dei suoi fedeli sostenitori, come Matteo Renzi e Carlo Calenda, per far sí che quello di super Mario, non sia un addio ma solo una pausa di riflessione.
C’è da mettere in evidenza però, che la spaccatura netta fra Conte e Draghi c’è sempre stata, e probabilmente il governo di quest’ultimo è nato col favore delle tenebre, aizzate dall’avvocato del popolo, che probabilmente non ha ancora elaborato il lutto per la fine del suo governo.
Tornando alle motivazioni ufficiali, ecco che i pentastellati non hanno votato il Dl alla Camera (come già scritto inizialmente), perché contenente una norma che concede poteri straordinari al sindaco di Roma; è prevista infatti la possibilità che Roberto Gualtieri, possa dare il suo consenso per la realizzazione di un termovalorizzatore nella capitale, una soluzione che il M5S esclude a priori.
C’è poi la famosa “questione sociale”, che i pentastellati riassumono in nove punti di vario tipo posti all’attenzione del primo ministro: dal reddito di cittadinanza alla difesa, dal salario minimo al rifinanziamento del Superbonus.
A forzare la mano c’è ancora il nodo Di Maio, che secondo indiscrezioni, ha favorito la scissione del Movimento 5 stelle grazie alla mano invisibile dell’ex banchiere.
“Se telefonando potessi dirti addio”, risuona questo famoso ritornello nelle corde di Conte, che dedicherebbe volentieri a Super Mario, visto che il loro dialogo non è mai decollato fin dall’inizio.
Mercoledì la palla però passa a Draghi, che dovrà scegliere se proseguire senza i 5S in maggioranza, o se dimettersi definitivamente.
Insomma, o Conte o senza di te.

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