Coronavirus, a Roma i clochard in fila per il tampone che apre le porte dell’accoglienza


I senza dimora accanto ai migranti minori non accompagnati, agli operatori sociali, ai volontari: tutti in fila per un tampone rapido. Marian ha 45 anni, era arrivato in Italia nel 2005 da Focsani, in Romania. Si guadagnava da vivere facendo il manovale alla giornata. Con 150 euro si pagava un posto letto a Zagarolo, spendeva pochi soldi per mangiare, il resto lo mandava a casa, alla moglie e al figlio. Finché il lavoro non è svanito. Ha perso la casa. “Sono rientrato in Romania nel 2007 – racconta – dopo quattro anni sono tornato a Roma, ma niente”. Marian è costretto a un secondo dietrofront.

“Sono ritornato a Roma 20 giorni fa  – dice – adesso dormo alla stazione Termini. Sto aspettando che si liberi un posto in un ricovero. A dire il vero non ho paura del Covid, ma con il referto negativo appena c’è posto posso entrare subito”. Così Marian, un utente già in carico al centro Binario 95 aperto nei locali concessi dalle Fs alla stazione Termini, ha dato mandato agli operatori di prenotargli un appuntamento per sottoporsi al tampone, che i volontari dell’ospedale San Gallicano eseguono gratuitamente tutti i mercoledì e giovedì mattina. Lì come al colonnato di San Pietro, insieme all’elemosiniere di papa Francesco Konrad Krajewski e a Medicina solidale.

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(agf)

L’iniziativa rientra in un progetto di ricerca strutturato dal San Gallicano insieme alle università di Milano, Trento e Chicago, validato dal comitato Etico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani. I risultati dello studio sono ancora in corso di elaborazione. Intanto chi è più in difficoltà non viene lasciato solo in balia della pandemia. E il circuito di assistenza del Campidoglio, che nei mesi passati ha viaggiato a scartamento ridotto, può ricominciare ad accogliere. Il 17 ottobre scorso finalmente il Comune di Roma ha firmato un protocollo con Regina Elena, San Gallicano e Istituto di Medicina Solidale per lo screening ai senza dimora. “Per fortuna sono negativo – sospira Mario, un ex benzinaio 63enne con moglie e figli a carico, che 10 anni fa ha perso il lavoro sulla Casilina e la casa, ha trovato riparo in un magazzino a San Giovanni – è finito tutto. Ma quale virus, qua c’è da aver paura pensando al futuro”. “L’incidenza del contagio tra la popolazione senza dimora è bassa – spiega il direttore scientifico dell’istituto San Gallicano Aldo Morrone – probabilmente per via della loro condizione: non sono soggetti agli assembramenti. C’è più difficoltà sul corretto uso della mascherina”.

Il centro Binario 95, a Termini, grazie anche a un attento lavoro di prevenzione non ha mai registrato casi di contagio al proprio interno. “Il 14 ottobre abbiamo iniziato a somministrare i tamponi rapidi – afferma il fondatore di Binario 95 Alessandro Radicchi – ne abbiamo già eseguiti 500, il 30 per cento a persone senza dimora, il resto agli operatori. Ma eravamo partiti già il 17 giugno facendo 260 test sierologici e altrettanti salivari: un’attività che abbiamo potuto svolgere grazie alle donazioni della città e al San Gallicano: adesso chiediamo alle istituzioni di investire per rendere questo strumento strutturale”.

Come funziona? Le unità di strada individuano i senza dimora sul campo, li informano sulla possibilità di sottoporsi al test e, in caso affermativo, comunicano in tempo reale i dati anagrafici della persona alla sala operativa sociale del Comune che si incarica di effettuare la prenotazione online. All’utente viene immediatamente fornito l’appuntamento, che evita gli assembramenti di fronte all’ingresso del centro.

La media di positività riscontrata tra la popolazione ricevuta dal 14 ottobre a Binario 95 è del 7 per cento. Chi è contagiato viene accompagnato alla “Casa hotel tra noi”, una struttura religiosa, che grazie al contributo della Regione Lazio in collaborazione con il Comune e il San Gallicano adesso garantisce 100 posti in isolamento: sono circa 60 i senzatetto in quarantena. Ogni 10 giorni gli ospiti vengono sottoposti al tampone e poi fatti uscire solo una volta negativizzati. “Sono molto contento di questo progetto – rileva Morrone – abbiamo creato un modello che garantisce un elevata qualità della cura sanitaria a un basso costo. È quello che cercano tutti”.

“Finalmente – osserva la portavoce del Forum del Terzo settore del Lazio Francesca Danese – viene riconosciuto anche ai senza dimora il diritto costituzionale alla salute: le istituzioni però dovrebbero strutturare questo tipo di intervento, per tutelare anche i tanti volontari che entrano quotidianamente nelle case di tante famiglie medie  in difficoltà, delle persone sole e senza alcuna rete di sostegno”.

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