Coronavirus: «Noi, volontari in trincea; Napoli non sia Bergamo»


Napoli come Bergamo, è stata soccorsa dagli angeli della protezione civile. Cento infermieri, sono stati inviati da ogni parte d’Italia per alleggerire la pressione dell’emergenza Covid in tutta la Campania. Nella città partenopea, dove i sanitari sono arrivati i primi di novembre, 20 unità hanno rafforzato i reparti dell’azienda ospedaliera dei Colli e, in particolare, il Cotugno, uno dei presidi in trincea nella lotta contro il virus. Se durante la prima ondata della pandemia, molti angeli avevano fatto i bagagli per raggiungere Bergamo e tamponare un’emergenza mai vista prima, ora con gli stessi bagagli sono a Napoli, dove è esplosa l’urgenza di ricevere aiuti. Ed è proprio per questo che, da due settimane, gli operatori della protezione civile assistono i pazienti nelle terapie intensive Covid, come fa ogni giorno Claudia Santucci, infermiera 37enne di Rieti e, tanti altri, si occupano di ogni genere di mansione come Diego Rovito, infermiere 35enne di Roma che trasporta i pazienti Covid sui mezzi di biocontenimento.

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GLI ANGELI
«Il nostro obiettivo è aiutare laddove emergono delle necessità e siamo pronti a tutto» racconta Diego, alla sua seconda esperienza di emergenza Covid dopo la missione a Bergamo dove ha sempre prestato servizio in area critica e nel pronto soccorso dell’ospedale Papa Giovanni XXIII e dell’ospedale da campo degli alpini, allestito nei padiglioni della Fiera bergamasca. Per chi ha vissuto entrambe le realtà, le differenze saltano all’occhio facilmente. «Al nord, sono stati travolti da qualcosa di nuovo e inaspettato mentre l’emergenza napoletana arriva dopo più di 5 mesi di tregua dove, a livello nazionale, ci si aspettava maggiore organizzazione» spiega il 35enne romano che ricorda come nei presidi bergamaschi «nessun sanitario è mai stato contagiato, perché c’era una gestione ideale dei percorsi sporchi e puliti e dell’intero circuito ospedaliero». L’emergenza partenopea è di certo critica ma, almeno per ora, decisamente più gestibile rispetto alla prima ondata al nord. «Quando sono arrivata a Bergamo era trascorso circa un mese dal picco dei contagi e ogni giorno, venivano ricoverati circa 100 pazienti nei reparti di sub intensiva e intensiva allestiti» racconta Claudia con un passato all’ospedale da campo degli alpini e oggi nella terapia intensiva G3 del Cotugno. «I numeri dei ricoveri a Napoli sono da emergenza ma abbiamo il vantaggio di essere già preparati- aggiunge Claudia – sto lavorando al fianco di persone straordinarie che si sacrificano con turni di lavoro massacranti e perché tutto vada bene, l’invito è rispettare le misure restrittive».

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LE RICHIESTE
«Aiutare gli altri» è un desiderio condiviso da tutti gli angeli della protezione civile che, qui a Napoli, stanno investendo pezzi di cuore. «In terapia intensiva, molti pazienti sono sedati ma ricordo un signore che era stato estubato e con il quale mi intrattenevo sempre, ci parlavamo con gli occhi e le mani – racconta Claudia- dopo un miglioramento non ce l’ha fatta e penso spesso a lui, mi ha strappato il cuore». L’emergenza Covid da un lato, sta provando l’emotività dei sanitari ma, allo stesso tempo, sta mettendo in luce carenze organizzative. «Chiediamo delle misure urgenti che possano decomprimere la congestione del sistema sanitario nazionale» spiega Diego che è anche portavoce del Movimento Nazionale Infermieri. «Urge l’attivazione immediata, su tutto il territorio nazionale, degli infermieri di famiglia già previsti ma assunti solo in qualche regione, assunzioni da graduatorie già in essere e avvisi pubblici per titoli, laddove mancano e ancora istituzioni di fondi per la formazione del personale, oltre all’implementazione della sorveglianza sanitaria per gli operatori» aggiunge il portavoce del movimento firmatario di un documento inviato alla presidenza del consiglio dei Ministri e al Ministro della Salute, Roberto Speranza. Nel documento, la lista delle richieste punta a «restituire professionalità a gli infermieri» ma allo stesso tempo, attivare misure per alleggerire l’emergenza in corso.

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