Cosa dice uno dei più ampi studi sull’uso delle mascherine e il coronavirus

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Una delle più vaste ricerche sul tema, condotta su oltre 300mila persone in Bangladesh, ha analizzato le mascherine: promossa l’efficacia di quelle chirurgiche, bocciate quelle di stoffa

(foto: fernando zhiminaicela via Pixabay)

Una vasta indagine lo conferma: le mascherine chirurgiche sono efficaci nel contrastare il contagio da Covid-19. La ricerca, condotta in Bangladesh su centinaia di migliaia di persone, ha analizzato il ruolo di questi dispositivi, uniti al distanziamento e alle altre regole. I ricercatori della Yale University, insieme ad altre università statunitensi, hanno stimato l’impatto come misura di protezione personale, in aggiunta alle altre. Inoltre hanno comparato le mascherine chirurgiche con quelle fatte in casa, di stoffa. Risultato? L’uso delle prime è stato associato a una riduzione della diffusione delle infezioni, mentre quelle fatte a mano non hanno avuto quasi alcun impatto. Lo studio è pubblicato sulla rivista Innovations for Poverty Action Working Paper.

Uno studio articolato

I ricercatori hanno coinvolto più di 340mila bengalesi con l’obiettivo di promuovere l’uso delle mascherine e renderle maggiormente accessibili. Uno degli scopi della ricerca era infatti capire se interventi informativi mirati possono aumentare l’adesione a questa misura protettiva per il contenimento del coronavirus. I volontari sono stati divisi in due grandi gruppi, di cui soltanto il primo riceveva gratuitamente mascherine – chirurgiche o di stoffa, tutte di 3 strati – e informazioni ripetute, nel corso del trial, sull’importanza del loro uso e su come indossarle correttamente.

Nel trial gli autori hanno valutato l’adesione alle misure proposte. La novità riguarda il fatto che questa valutazione è avvenuta in maniera diretta – e non come spesso accade, tramite informazioni riferite dai partecipanti – con incontri regolari di operatori sanitari presso i più frequentati punti di ritrovo dei villaggi (supermercati e moschee). Nel frattempo, i ricercatori hanno monitorato la salute dei cittadini, rilevando eventuali sintomi e svolgendo successivamente test per la presenza di anticorpi anti Sars-Cov-2. Una volta raccolti questi test, gli esperti hanno messo insieme i dati sull’uso delle mascherine con quelli sulla prevalenza (la diffusione) di Covid-19.

I risultati

I ricercatori intendevano capire se e quanto una campagna informativa sull’uso delle mascherine riuscisse nell’obiettivo. I risultati sono molto positivi: nei villaggi in cui sono intervenuti l’utilizzo è triplicato, con il 42% delle persone che le indossavano contro solo il 13% nei villaggi di controllo.

All’interno delle zone che hanno ricevuto l’intervento degli specialisti, con le mascherine gratuite e le informazioni, il numero di casi di Covid-19 è risultato più basso del 9%. Questo dato è frutto di una media calcolata su tutti i villaggi, sia quelli in cui i cittadini hanno utilizzato mascherine chirurgiche sia quelli che hanno preferito quelle di stoffa. Questo non significa in alcun modo che le mascherine siano efficaci solo al 9% – peraltro solo il 42% delle persone le usavano – ma che, insieme alle altre misure e all’educazione sull’argomento, questi presìdi hanno aiutato a evitare un buon numero di infezioni. Come sottolineano gli autori e come ricorda un articolo su Nature, che rimarca l’estensione e la validità del lavoro, non sono stati svolti test per Sars-Cov-2 a tappeto, dunque i casi in meno potrebbero essere di più.

Mascherine chirurgiche promosse, di stoffa bocciate

Guardando poi soltanto ai villaggi che hanno ricevuto mascherine chirurgiche il calo dei contagi è dell’11%. In particolare l’esito favorevole si vede di più negli over 50, che sono anche più spesso colpiti da infezioni sintomatiche: la diminuzione è del 23% fra i 50 e i 60 anni e del 35% sopra i 60. Mentre nei villaggi che hanno adottato quelle di stoffa è in media solo del 5%.

Anche dopo 10 lavaggi, quelle chirurgiche filtrano ancora il 76% delle particelle più piccole (quelle sospese tramite aerosol) contro il 95% prima dei lavaggi. Mentre le mascherine di stoffa avevano fin dall’inizio una capacità di filtraggio soltanto del 37%.

Tutte le mascherine sono state prodotte in Bangladesh. Quelle chirurgiche erano composte da 3 strati al 100% di polipropilene tessuto non tessuto, quelle di stoffa da uno strato esterno al 100% di polipropilene tessuto non tessuto e 2 strati al 60% cotone e 40% poliestere in tessuto a maglia intrecciata.

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