Cosa ha detto Matteo Salvini alla Festa della Lega di Adro

Il peso dei decenni e l’assenza causa pandemia hanno certamente sbiadito il vecchio verde leghista, che compare qua e là tra i tavoli solo su qualche abito, cappello e ventaglio. Ma ad accendere l’entusiasmo inizialmente sopito è il suo arrivo in tipico stile nazional-popolare, tra saluti agli attivisti e selfie con i sostenitori. Matteo Salvini, ospite d’onore della festa della Lega ad Adro (tornata dopo tre anni), rispetta tutte le aspettative delle centinaia di elettori arrivati al teatro Mucchetti.

Un discorso a tutto tondo, quello dell’ex ministro dell’Interno, che tocca i temi più cari alla Lega di governo negli ultimi mesi: un «sì» per la famiglia tradizionale e tanti «no» alla cannabis, alla legge Fornero, allo Ius scholae e al Reddito di cittadinanza. Tra la platea leghista la ricetta di Salvini – che alterna attualità nazionale, storie di vita vissuta, riferimenti al territorio e qualche battuta di spirito – sembra ancora funzionare e scaldare i cuori dei presenti.

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Droga e cittadinanza

«I nostri ragazzi hanno bisogno di lavoro, non di droga», dice il senatore riferendosi al dibattito sulla legalizzazione della cannabis, mentre promette battaglia anche sullo Ius scholae: «La cittadinanza va meritata, non è un diritto acquisito. A dirlo sono soprattutto tantissimi uomini e donne stranieri in Italia da decenni. Solo chi vuole davvero diventare italiano potrà esserlo, altrimenti finirà che lo saranno anche la baby gang sul Garda».

Ma Salvini torna sul cavallo di battaglia della Lega degli ultimi anni: «Cancellare la legge Fornero è buon senso. Abbiamo bisogno di lavoro e di pensioni, queste non sono richieste della Lega ma degli italiani. In un anno di governo con Quota 100 abbiamo dimostrato che siamo capaci di cambiare le cose in questo Paese».

Il governo

Matteo Salvini sul palco della Festa provinciale della Lega a Adro – © www.giornaledibrescia.it

Lo sguardo è però ora rivolto tutto agli equilibri di governo, in particolar modo dopo la scissione interna al Movimento Cinque Stelle che si inserisce in un contesto di quiete prima di una potenziale tempesta. «Da domani noi voteremo solo quello che è utile per gli italiani – chiosa Salvini -. Se questo coinciderà con quello che Draghi vuole portare avanti, bene, altrimenti proseguiamo sulla nostra strada. Finora noi siamo stati leali, ora ci aspettiamo altrettanta lealtà». Non una minaccia ma di certo un timido avvertimento ai compagni di governo, con ripercussioni che si avvertiranno già in queste ore: «Il Bresciano è un modello, con 33 sindaci della Lega che sono contro questo Reddito di cittadinanza. Ora la scelta se portare in Consiglio dei ministri la Legge quadro autonomia differenziata è solo di Mario Draghi».

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Guardando al voto

Durante tutto il discorso Salvini «brescianizza» il suo racconto dell’Italia per avvicinarla ai suoi ascoltatori: parla di «radical chic da salotto del centro di Brescia», di «lavoratori delle valli» e non manca di esprimersi in dialetto. Ma è quando invita Fabio Rolfi ad avvicinarsi sul palco che si sbilancia: «Fate un applauso al prossimo sindaco di Brescia. Non credo che il centrodestra possa scegliere una figura migliore e non se ne può più di sindaci di centrosinistra nel vostro capoluogo». Un endorsement che sa più di accordo fatto e che di certo farà discutere nella stessa coalizione cittadina di centrodestra. Prima di salutare la folla, però, Salvini fa una previsione sul suo, di destino: «Si voterà tra 240 giorni, con la stessa legge elettorale e vincerà la Lega. Ma prima dovremo dar battaglia».