Covid, calano i ricoveri dopo due mesi. Gimbe: “Un giovane dai 12 ai 19 anni su tre non ha neanche la prima dose”

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la criticità della campagna vaccinale per il presidente Nino Cartabellotta è anche negli Over 50: «La loro quota si muove pochissimo»

Dall’1 al 7 settembre, rispetto alla settimana precedente, il report Gimbe ha registrato dopo 9 settimane di aumento una diminuzione del 12,5% dei nuovi casi di Covid (39.511 rispetto a 45.134) e dei casi attualmente positivi (133.787 rispetto a 137.925). Questo va di pari passo con un’ulteriore frenata negli ospedali, dove per la prima volta si registrano meno ricoveri in area medica con sintomi e ricoveri in terapie intensive nella settimana conclusa ieri.

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A segnalare le ultime criticità durante la trasmissione “L’Italia s’è desta” è stato il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta. A partire dalla fascia di età più critica di questa fase di campagna vaccinale: «Gli over 50 non vaccinati rappresentano il vero tallone d’Achille della campagna vaccinale per l’autunno, perché sono le persone che rischiano di più di andare in ospedale, di occupare posti destinati ad altre patologie e di far cambiare la fascia di rischio di una Regione». Rispetto agli Over 50 non vaccinati, ha aggiunto: «il problema è che la quota si muove pochissimo, al massimo 10mila persone a settimana. Su tutto il territorio nazionale non è mai stato messo in campo un sistema di chiamata attiva, con strategie di persuasione».

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Nel giorno del ritorno a scuola per 4 milioni di studenti ha lanciato una stoccata alle istituzioni: «Dispiace che il nuovo anno scolastico riparta con i problemi di sempre: le classi pollaio, la ventilazione, i trasporti. L’unica vera novità rispetto all’anno scorso è che disponiamo dei vaccini, ma sono disponibili solo per la fascia 12-19 anno e ad oggi in quella fascia c’è più di un terzo di studenti che non ha fatto neanche la prima dose». Concludendo come sia «fondamentale che accanto alla copertura vaccinale vengano messe in campo le altre strategie: distanziamento, mascherina e gli screening periodici per identificare eventuali focolai di infezione».

Non è in discussione, invece, l’efficacia del vaccino: «Non si intravede il declino dell’efficacia del vaccino sui sintomi della malattia grave. Sta diminuendo un po’ nei confronti della diagnosi, siamo al 78%, in particolare nelle fasce più giovani. Restano fondamentali i comportamenti individuali per la dinamica del contagio. Quello che sta accadendo negli Usa dimostra che quando i comportamenti diventano poco attenti alle misure di prevenzione i contagi risalgono nonostante la copertura vaccinale elevata». 

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