Covid, Locatelli: “Anche i bambini rientrano nel piano per il vaccino ma non saranno la priorità”


Nel piano di distribuzione del vaccino anti Covid, le cui prime dosi arriveranno a gennaio, si presterà particolare attenzione ai soggetti più fragili. I primi a essere vaccinati, secondo la strategia che il governo sta elaborando, saranno gli operatori sanitari, i più esposti nella lotta al virus, e gli anziani, soprattutto quelli ricoverati in ospedale e quelli delle Rsa. Si cercherà di proteggere subito i cittadini con patologie pregresse. Solo in un secondo momento saranno vaccinati i più giovani. Pfizer dovrebbe consegnare al nostro Paese 3,4 milioni di dosi tra fine gennaio e metà febbraio. A ogni individuo servirà un richiamo per cui si parla di un milione e 700mila cittadini vaccinati subito.

Il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli, intervenuto oggi nel corso della conferenza stampa di presentazione dei dati del monitoraggio sull’andamento dell’epidemia di coronavirus, ha ribadito che “verrà data priorità alle categorie maggiormente esposte, sia per la tutela di chi è esposto sia di chi a queste categorie viene affidato per l’assistenza”.

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Ha confermato poi che i bambini verranno inclusi nel piano di vaccinazione nazionale, ma non saranno fra i primi: “È chiaro che quando parliamo di diffusione più larga possibile del vaccino includiamo anche i bambini, ma i bimbi hanno effetti meno gravi dalla malattia. Anche la popolazione pediatrica andrà considerata nella strategia vaccinale ma non sarà prioritaria”.

“L’unico modo per liberarsi dal Covid-19 oltre al lockdown è creare l’immunità di gregge – ha aggiunto Locatelli – È fondamentale permeare questo Paese della cultura della sensibilità alla vaccinazione come dovere morale. Io se ci fosse il vaccino lo farei senza la minima esitazione”.

Perché i bambini si contagiano meno? Esiste uno studio, pubblicato oggi su mBio, rivista dell’American Society for Microbiology, che confermerebbe un’ipotesi avanzata già nei mesi scorsi: il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia, anche detto trivalente, potrebbe proteggere anche contro il Covid-19. Questo potrebbe spiegare il basso tasso di contagio tra i bambini, che sono in genere vaccinati contro queste malattie.

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Nel nuovo studio i ricercatori hanno diviso 80 soggetti in 2 gruppi. Uno composto da 50 persone che avevano anticorpi grazie al vaccino MMR II prodotto da Merck (che contiene il ceppo di morbillo di Edmonston, il ceppo di parotite Jeryl Lynn e il ceppo di rosolia Wistar RA 27/3) e un gruppo di confronto di 30 soggetti che non aveva avuto questo vaccino ma aveva gli anticorpi derivanti dall’aver contratto in precedenza le malattie. I ricercatori hanno trovato “una correlazione inversa statisticamente significativa tra i livelli di anticorpi della parotite e la gravità del Covid-19 nelle persone sotto i 42 anni che hanno avuto vaccinazioni trivalenti”, come spiega l’autore principale dello studio Jeffrey E. Gold, presidente dell’Organizzazione mondiale, a Watkinsville, in Georgia.

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I risultati, prosegue, “potrebbero spiegare perché i bambini hanno un tasso di contagio e una mortalità molto più bassi rispetto agli adulti. La maggior parte dei bambini riceve, infatti, la prima vaccinazione trivalente intorno ai 12-15 mesi di eta’ e una seconda dai 4 ai 6 anni”. Questo è “il primo studio immunologico a valutare la relazione tra il vaccino trivalente e Covid-19” e indica che questa relazione “merita ulteriori indagini”, afferma il coautore David J. Hurley, microbiologo molecolare presso l’Universitàdella Georgia.

“Il vaccino trivalente è considerato sicuro e con pochissimi effetti collaterali. Se ha il vantaggio finale di prevenire l’infezione da Covid-19 e ridurne la gravità è un intervento a rischio basso ma che ricompensa molto”. Pertanto, conclude Hurley, “sarebbe prudente vaccinare gli over 40 indipendentemente dal fatto che abbiano già o meno anticorpi di morbillo, parotite e rosolia elevati”.



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